Ex Fat. Convenzione su misura

La Giunta ha approvato uno schema di convenzione che ripropone il progetto originario, il peggiore, e che asseconda tutte le richieste della proprietà

di E.R.

Era stata estremamente disponibile e conciliante quel giovedì pomeriggio di due mesi fa Fernanda Cecchini. Quel progetto di edificazione all’interno dell’ex Fat sembrava non piacere nemmeno a lei. Ma non c’erano problemi, avrebbe potuto essere rivisto. L’importante era non perdere il contributo garantito dal Contratto di quartiere. Insomma, un minimo di edilizia residenziale convenzionata doveva comunque restare, ma non certo gli oltre cinquanta appartamenti previsti del progetto originario. Si può modificare tutto, aveva garantito ai rappresentanti del Comitato Prato-Mattonata e ai responsabili della Consulta per il centro storico, l’importante è non perdere il contributo. E il comunicato distribuito ai giornali il giorno successivo precisava infatti: «Eventuali modifiche e miglioramenti ai progetti presentati non possono darsi se non all’interno del Contratto di quartiere e delle risorse finanziarie che mette a disposizione di quella parte della città». E concludeva: «Riteniamo prioritario definire e confermare gli impegni tra parte pubblica e parte privata per muoversi all’interno delle dinamiche del Contratto di quartiere e al contempo lavorare alle integrazioni che istituzioni e cittadini vorranno proporre nel disegno attuale di spazi e funzioni. Per questo l’amministrazione ha intenzione di incontrare la proprietà e quindi il Comitato cittadino in una seduta monotematica della commissione “Assetto del territorio”». La prosa è involuta, ma il concetto è chiaro: il progetto poteva essere modificato con il contributo di istituzioni e cittadini.
In realtà, dopo quel 2 luglio, né il Comitato Prato-Mattonata né la Consulta del Centro storico sono stati invitati a partecipare ad alcun incontro. La Giunta comunale intanto ai primi di settembre delibera (atto n. 240 del 2 settembre 2009) l’approvazione di uno schema di convenzione con Fat e Fintab per la realizzazione del progetto previsto dal contratto di quartiere. E il progetto cui si riferisce è quello originario, il più brutto. Si prevede, è vero, la realizzazione di qualche appartamento in meno («28 alloggi e relative pertinenze e autorimesse»), però si lascia aperta la possibilità per aumentarli. Al punto m) della convenzione infatti si precisa che: nel caso in cui «dovessero rendersi disponibili contributi destinati alla residenza» non utilizzati da altri operatori Fat e Fintab «potranno richiedere di beneficiarne». E già si sa che i proprietari dell’edificio dell’ex “Beata Margherita” e quelli dell’ex cinema “Vittoria” hanno rinunciato ai contributi. È facile immaginare quindi che Fat e Fintab chiederanno di poterli utilizzare.
L’altra “perla” della convenzione riguarda la “Piazza dell’archeologia”. Secondo il progetto originario i reperti avrebbero dovuto rimanere a cielo aperto, mentre un edificio a elle disposto lungo via Borgo Farinario e via delle Santucce e con il tetto ricoperto da un manto erboso avrebbe dovuto ospitare una sorta di piccolo museo per i reperti più piccoli. Questa parte del progetto, di competenza pubblica, ha già avuto il via libera da tutti gli organi competenti. Eppure la convenzione, al punto o) specifica: «L’Amministrazione comunale si impegna a sottoporre all’approvazione del “Comitato paritetico” un progetto di variante in corso d’opera, volto al miglioramento della salvaguardia dei ritrovamenti archeologici emersi nel sito che possa prevedere la copertura con solaio dell’area medesima». Insomma, si rivede l’idea di realizzare il parco archeologico e si fa una piazza, che probabilmente diverrà un parcheggio per il centro commerciale. Proprio come desidera la proprietà. E nel più totale disprezzo degli impegni assunti con il Comitato Prato-Mattonata e con la Consulta del centro storico.
L’ultimo regalo alla proprietà lo troviamo al comma successivo, punto p), quando si precisa che, nel caso in cui nel corso dei lavori dovessero emergere reperti che determinano una riduzione superiore al 5% della superficie o della volumetria del progetto, la proprietà potrà essere compensata attraverso il meccanismo della permuta, che dà la possibilità di realizzare da un’altra parte la cubatura cui si rinuncia all’interno del centro storico («”quantità edificatoria premiale” da utilizzare nelle aree di cui al comma 1 dell’art. 10 della legge regionale 12/2008»). Eppure ci era sempre stato detto (e ribadito anche dall’assessore regionale in risposta a una interrogazione del consigliere Dottorini) che il Contratto di quartiere non consentiva l’utilizzo dello strumento della permuta. E allora le questioni sono due: o l’Amministrazione comunale e la Regione hanno mentito, oppure quello che è scritto nella convenzione è sbagliato. A meno che le norme che disciplinano il Contratto di quartiere siano elastiche e possano essere modellate sulla base degli interessi di chi ne usufruisce.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici nostri e di terze parti. Cliccando o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie
Cosa sono i cookies ?