Il trenino si è fermato

di Mario Tosti

 

I FATTI

l 23 giugno scorso, nel corso di un incontro pubblico a Umbertide, l’assessore regionale ai trasporti ha annunciato che entro otto mesi (febbraio 2018) sarebbe stata riaperta la tratta per Città di Castello.
Nelle settimane scorse, in sede di Seconda Commissione regionale, sono stati riconfermati i dettagli dell’intervento. Addirittura è stato prospettato il ripristino del servizio in Altotevere entro la fine dell’anno.
Nello stesso tempo la presidente della Regione ha dato segnali di prudente trasparenza, prospettando una prima fase, imminente, di sistemazione dell’infrastruttura, alla quale seguirà la seconda fase di trasferimento in capo allo Stato. È giusto così, come ho sostenuto quando il vagheggiato intervento dello Stato poteva celare un tentativo di fuga in avanti da parte di chi era impotente, costretto a brancolare nel buio di fronte al disastro, con la compagine sociale di Umbria Mobilità allo sbando, incapace o impossibilitata a stabilire una rotta.
Intanto una parte agguerrita dell’opposizione in Consiglio regionale aveva acceso la miccia con un esposto agli organi giudiziari e di controllo, opportunamente mirato al cuore del problema: la mancata manutenzione, che è stata la causa scatenante del disastro, con degrado del servizio, spreco d’ingenti risorse e danni che solo i pendolari sono in grado di valutare nella loro gravità.
Questa leva politica ha liberato spifferi dal coperchio di una pentola in cui la pressione era diventata insostenibile: una memoria, annunciata dalla stampa, è stata trasmessa da Umbria Mobilità alla Regione, facendo finalmente emergere le contraddizioni fra i vari soggetti coinvolti nella gestione del trasporto pubblico in Umbria. In sostanza, appena dopo un paio di settimane dall’annuncio trionfalistico della riattivazione della ferrovia in Altotevere entro Natale, è arrivata la mazzata: dal 10 settembre i treni saranno fermi da Terni a Sansepolcro. Speriamo che sia una minaccia strumentale, un ennesimo slalom schizofrenico.

 

IL BANDOLO DELLA MATASSA

Tanta confusione impone di fare chiarezza, cominciando dal bandolo della matassa: la mancata manutenzione, sia perché è stata la causa essenziale del degrado e della crisi, sia perché non consente margini di opinabilità. Cerco di dimostrarlo.
Il fondo per il Trasporto Pubblico Locale è assegnato annualmente dallo Stato alle Regioni, che lo devono canalizzare alle aziende convenzionate. Un’adeguata quota delle risorse deve essere prioritariamente destinata alla manutenzione corrente, ineludibile per garantire la continuità e la sicurezza dell’esercizio. Il rispetto di questa priorità ha costantemente rappresentato la prima preoccupazione dei commissari romani, sebbene ottusi per quasi tutto il resto, ai tempi in cui la gestione della Fcu era in capo al Ministero dei trasporti.
Ora bisogna sapere chi ha tramato o è stato costretto a eludere l’obbligo della manutenzione annuale corrente. Non si confonda con quella straordinaria, che è riferita ad ammodernamenti o a lavori conseguenti al degrado accumulato nel corso degli anni, proprio a causa della mancanza di quella corrente.
Appaiono possibili due ipotesi.
A. La spesa non è stata inserita nel bilancio preventivo, perché la Direzione aziendale non l’ha prevista oppure, se l’ha esposta correttamente nel conto appropriato, il Consiglio di amministrazione o l’Assemblea dei Soci non l’ha approvata. In tal caso, aspettiamo di conoscere l’eventuale destinazione alternativa delle risorse.
B. La spesa è stata correttamente inserita nel bilancio preventivo. In questa eventualità la mancata realizzazione dei lavori sembrerebbe imputabile alla carente assegnazione di risorse a Umbria Mobilità da parte dello Stato o della Regione. Anche in questo caso aspettiamo di conoscere chi non ha rispettato le regole e da quando.
È spiegabile anche con questa scabrosa questione, oltre che con quella dei crediti incagliati nell’avventura dei trasporti romani, l’incredibile ritardo dell’approvazione del bilancio consuntivo 2015 e preventivo 2016, indispensabile a tutelare gli utenti, il personale, i fornitori, le banche.

 

LE RESPONSABILITÀ

Se si vorrà, dall’esame delle carte sarà possibile individuare le responsabilità. Sarebbe molto utile non perché qualcuno paghi danni incommensurabili (non è mai successo), ma almeno affinché chi avesse sbagliato non possa perseverare.
In attesa del giudizio degli organi competenti azzardo un’interpretazione: appare inverosimile che la responsabilità di una decisione, così nefasta per i cittadini e rischiosa per chi l’ha assunta risulti circoscritta a singoli; è più probabile che rappresenti il risultato di una decisione politica cui tutti hanno ritenuto di conformarsi. A questo proposito, mentre sono comprensibili decisioni estreme di fronte a una catastrofe, è invece inaccettabile che le scelte si compiano nei retroscena, nonostante le puntuali denunce del popolo attento. È comunque grave che tutta l’operazione sia avvenuta senza bandiere bianche o cartellini rossi.

 

Post scriptum
Al momento di andare in stampa, oggi 31 agosto, al TG3 ho appena ascoltato la dichiarazione entusiasta dell’assessore regionale ai trasporti: dal 13 settembre la ferrovia chiude; la palla passa in mano alla RFI: da metà settembre partiranno i lavori nel segmento altotiberino. Non ha annunciato la data del risorgimento; ma quando verrà il fausto giorno, ha lasciato intendere che “rinascerà più bella e più superba che pria”. Chapeau per la capacità di propinare una catastrofe come un successo!
La realtà è drammatica: siamo di fronte a un disastro che solo le bombe e le mine della guerra erano riuscite a perpetrare. La verosimile trama per l’eutanasia della ferrovia ha raggiunto il penultimo colpo: dimostrare che gli autobus non facciano rimpiangere un treno sfinito dalla tortura.
Ho tutti i motivi per temere il definitivo funerale, opportunamente cadenzato all’indomani di elezioni: la razionalità impone di non credere a quanti hanno causato il disastro, senza nemmeno la premura di giustificare o riconoscere gli errori e senza mantenere alcuna delle promesse annunciate. Tanta disinvoltura può esser fondata solo sulla presunzione che i cittadini non abbiano la capacità di capire o la forza di impegnarsi in battaglie impari: come agnelli alle prese con il lupo di Fedro.
Einstein sosteneva (la legge della relatività è meno evidente) che i problemi non possono essere risolti da chi l’ha causati. Si passi la parola al ministro dei Trasporti. ◘

 

 

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