Informazione locale e realtà territoriale. L’esperienza del settimanale AREZZO

di Francesco Caremani

«Graziella Proto, amministratrice e redattrice dei Siciliani anni ’80, sta perdendo la casa per via dei vecchi debiti del giornale. L’antimafia è bella e tutti appoggiano l’antimafia, si capisce: però le cambiali, oltre vent’anni fa, le ha dovute firmare Graziella. I Siciliani, una rivista “storica” ed elogiata da tutti, vendeva fra 15 e 30mila copie. Però – imprenditori siciliani… – non aveva uno straccio di pubblicità, e quindi ci voleva qualcuno che firmasse cambiali. E questo qualcuno era Graziella. La cooperativa faceva parte della Lega delle Cooperative, che però in quel periodo aveva grossi affari coi Cavalieri. Il giornale era un fiore all’occhiello – stando ai discorsi – della Federazione della Stampa, dell’Ordine, dei compagni perbene di tutt’Italia e in genere dei progressisti. Però le cambiali le firmava Graziella. Graziella Proto, in questi venticinque anni, è stata uno dei più seri e validi – e meno propagandati – giornalisti antimafiosi. Negli ultimi anni, sempre di tasca sua, ha fatto una bellissima rivista, Casablanca, ed è riuscita a portarla avanti per quasi tre anni. Nel primo numero c’erano la Borsellino, la Alfano, il Riscatto della Sicilia, il Movimento delle donne, la Sinistra. Nessuna di queste nobili signore s’è fatta mai sentire, non fosse che per ringraziare. Infatti, Graziella, per i pochi che avevano la bontà di conoscerla, era quella che firmava le cambiali. Nessuno l’ha mai citata – ad esempio – per le rischiosissime inchieste sui ragazzini di Paternò ammazzati da Santapaola. Non sappiamo cosa ne pensa Graziella. Ma noi pensiamo che parlare di informazione e di antimafia è una presa in giro se non si salva chi ha fatto informazione e antimafia, non per un anno o due, ma per venticinque. Bisogna che intervengano coloro che debbono, subito e con urgenza. Sarebbe intollerabile vedere una Graziella vittima della mafia (vera) e dell’antimafia (a parole)».
Questo incipit lo hanno scritto Pino Maniaci e Riccardo Orioles nella e-zine La Catena di San Libero e rappresenta un estratto quanto mai importante e significativo di quanto sia fragile e indifesa oggi la libertà di stampa, a ogni livello.
L’esempio che descrivono, fatti i dovuti distinguo territoriali e i diversi rischi ambientali che un giornalista locale può/deve affrontare, è comparabile a ogni altra esperienza regionale, provinciale o comunale.
Sono tanti i giornalisti, più o meno giovani, che si battono per squarciare il velo di omertà che troppo spesso ammorba i media locali nei rapporti con i politici, di ogni colore e grado, gli industriali e le nicchie di potere che si annidano ovunque, in un rapporto che nelle piccole realtà assume la metafora dell’incesto indiscriminato dove tutti se la fanno con tutti e a rimetterci è l’informazione prima e i cittadini poi.
Questo accade perché le fonti economiche dei vari media sono radicate nel territorio, quello stesso in cui opera la politica, e non serve essere degli eroi, non serve fare inchieste che passeranno alla storia, a livello locale basta scrivere quello che accade e raccontare la verità per essere messi all’indice… se c’è un media che infastidisce ecco che la pubblicità cala oppure, se da subito si declina come trasversale (libero è una parola troppo grossa in questo mondo di peccatori), neppure arriva.
Molti editori sognano di fare media senza spendere un soldo, ma fare media senza soldi e senza alcun ritorno economico diventa alla lunga impossibile e quindi il media chiude, oppure si cambia la direzione e si lavora per una nuova linea editoriale che possa “richiamare” pubblicità e nuovi investimenti economici. A rimetterci sarà ovviamente la libertà di stampa e il diritto del cittadino a essere informato.
Il settimanale AREZZO, in edicola dall’autunno del 2004, per citare un esempio concreto, ha incontrato da subito enormi difficoltà a trovare pubblicità perché non aveva padrini politici e/o economici. Come le squadre allenate da Zeman, tanti complimenti ma pochi punti, alla fine il giornale, per il suo modo di interpretare l’informazione, ha assunto un peso importante in città ma inversamente proporzionale al numero dei lettori. In Consiglio comunale se c’era qualcosa d’importante si preferiva fare le fotocopie che acquistarlo e ci ha messo anni per entrare nelle varie rassegne stampa.
Traetene le conclusioni e vi accorgerete che non sono casuali.

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