Gli amministratori infedeli

Ex Fat. Seconda lettera aperta al Sindaco di Città di Castello

Avere risorse da spendere è importante, purché si abbia idea di come farlo. Altrimenti occorre il coraggio di cambiare rotta

di Antonio Guerrini

Signor Sindaco,
Lei e io viviamo nella stessa città, ma su di essa abbiamo idee molto diverse. È normale. Anzi, è giusto, in democrazia. E da cittadini, Le abbiamo rivolto alcune domande sulla Ex-Fat-Contratto di quartiere alle quali non ha risposto. Contemporaneamente abbiamo assistito a una campagna (dis)informativa scatenata dai suoi ascari, sostenuti dal fuoco amico (Corriere dell’Umbria). Ci consenta di insistere su questo punto, a nostro avviso decisivo per la città. Perché mai, come in questo caso, è apparso evidente che non si possa parlare di una parte se non si parli del tutto, che non si possa pensare a un progetto per la ex-Fat se non si pensa a tutta la città. Questo modo di affrontare gli interventi di riqualificazione urbana a compartimenti stagno, situazione per situazione, caso per caso, senza disporre di un disegno complessivo, ha spalancato la porta agli speculatori e fatto crescere la città in modo disordinato. I Piani regolatori generali, che avrebbero dovuto assolvere a questo compito di governance, sono stati snaturati dalla miriade di varianti (oltre 20 strutturali solo nell’ultimo Prg), stiracchiando da una parte all’altra lo strumento urbanistico per fare piaceri in cambio di voti. Tutti sanno, al di là di ogni più ragionevole dubbio, che l’urbanistica è stata ed è il più grande collettore di consenso intorno al quale il potere si produce e autoriproduce. Ogni tentativo di rompere questa spirale perversa tra interessi del mattone e amministrazione è fallito.
Non è un caso che dopo 10 anni da quando è stato inaugurato il Prg a firma Cusmano, si stia lavorando a un nuovo Piano regolatore generale per riaprire la stalla e soddisfare nuovi appetiti. La domanda da porsi, allora, non è chi risarcirà il comune se il Progetto di quartiere non andrà in porto, ma chi ripagherà la città per i danni già prodotti da questa prolungata luna di miele con il mattone e il cemento. A cominciare dalla Manicalunga, che ha oscurato uno dei tratti della cinta muraria più belli e significativi, rendendo congestionata un’area che ora si vuole ulteriormente congestionare col progetto sulla ex-Fat. La ex Bacchi, che sta mettendo in mostra il suo ingombro in tutta la sua asimmetria rispetto al contesto in cui si colloca, a cui fa da pendant, nella parte opposta della città, un altro costrutto cresciuto a dismisura davanti a porta Santa Maria Maggiore. Le migliaia di abitazioni non utilizzate (dati censimento), per aver triplicato le dimensioni della città con nuovi quartieri, mentre il numero degli abitanti è rimasto inalterato. L’ex-cinema Vittoria, un pezzo di storia dato in mano ai privati perché vi facessero i loro interessi. Gli ottomila metri quadrati di degrado dell’ex-ospedale che andrà a finire in mano ad altri privati per ingrassare ulteriori interessi.
E, ci permetta di segnalarLe una piccola cosa, ma significativa. La sua amministrazione ha deturpato la dritta di Belvedere. Forse non se n’è accorta. Ma come Lei sicuramente sa, i luoghi non sono solo spazi da riempire, sono memoria, sono affetti, sono estetica, sono legami che fanno parte del paesaggio geografico e umano. I luoghi hanno uno spirito, hanno un’anima. Non si possono cancellare parti del paesaggio che appartengono alla iconografia di un territorio per ridurre una strada statale a parcheggio privato di alcune famiglie. È un delitto e una insensibilità. Per noi, in piccolo, la dritta di Belvedere era come la strada con «I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido …». Lei certamente se la ricorda questa poesia. Anche lì avevano provato a intervenire, ma comitati di cittadini rompiscatole lo hanno impedito. Qui, invece, è stata sfigurata da due rotonde e un new jersey. Uno sfregio incredibile, ma nessuno verrà a raccontarglielo, perché questa sinistra ha anestetizzato le coscienze e le intelligenze.
E così continuerete a trasformare la E/45 in autostrada, d’accordo con la Regione, a reclamare la E/78 e la piastra logistica, a degradare il territorio come avreste voluto fare con la bretella apecchiese, da costruire in sopraelevata solo perché c’erano soldi da spendere. Questa è la Vostra idea di sviluppo: cemento, grandi opere, tabacco. Se girano edilizia e tabacco, la locomotiva va. È una regola inderogabile e chi osa criticarla viene deriso. Ma quanto potrà continuare a crescere il capitale economico e a decrescere quello umano e sociale? La città si è moltiplicata, i cittadini si sono arricchiti ma tutto sembra non avere più un’anima. Si è realizzata negli ultimi decenni una metamorfosi strutturale e, un po’, anche antropologica: una specie di perdita di identità collettiva sotto l’egida di questa sinistra. C’è relazione tra le trasformazioni urbanistiche e la qualità della vita dei cittadini? La domanda esige una risposta impellente, dal momento che si vuol intervenire sulla città senza avere un’idea di quale città si parli. La città del mattone o la città dei suoi tesori, delle sue architetture, della sua storia da valorizzare? La città da recuperare e da salvaguardare o la città da incrementare? Allora bisogna essere sicuri di avere imboccato la strada giusta sulla ex-Fat e dintorni. Si tratta di un intervento che incide sulla parte più antica e nobile della città: il suo salotto buono. Non era forse il caso di costituire un ufficio del centro storico come all’epoca venne istituito un Laboratorio Urbanistico? Non era forse il caso di mobilitare le competenze sul recupero dei monumenti e delle città d’arte maturate in Umbria dopo il terremoto del ’97? Non era il caso di convocare l’Università, la Soprintendenza…? Non era opportuno studiare approfonditamente un disegno complessivo di riqualificazione urbana affiancando queste competenze a tecnici locali? Lei sostiene di non essere un tecnico e, quindi, di non poter intervenire sul merito delle scelte urbanistiche. Affermazione condivisibile in un paese in cui tutti sono esperti di tutto: dalla nazionale di calcio all’alta finanza. Ma resta inevasa una domanda: dove si colloca la “competenza” dei cittadini? Nella ratifica delle scelte fatte dalla Sua amministrazione? Nel partecipare a consulte controllate o controllabili? Nell’appartenere a questo o quel gruppo di potere portatore di interessi forti e parziali? O nel sacrosanto diritto di intervenire quando sono in gioco interessi generali come il progetto di riqualificazione urbana dell’ex Fat?
Non faccia signor Sindaco come i vignaioli infedeli della parabola evangelica, a cui era stato affidato un patrimonio da far fruttare e, invece, se ne volevano appropriare. Come loro anche Voi avete ricevuto un patrimonio da amministrare, una città antica, l’unica in Umbria con una impronta rinascimentale, con opere d’arte straordinarie e monumenti importanti che insistono proprio su quell’area. Non si dica che ci sono soldi da spendere e diritti dei privati consolidati. I privati i loro interessi li hanno sempre fatti e potrebbero anche infischiarsi dell’interesse generale. Cosa che, invece, non può permettersi il Comune. Avere risorse finanziarie da spendere è irrinunciabile, purché si abbiano idee di come spenderle, altrimenti occorre il coraggio di cambiare rotta. Ma bisogna fare presto, perché il padrone della vigna, come nella parabola, verrà a chiedere conto del comportamento dei vignaioli. E le ultime elezioni hanno già dimostrato che il conto da pagare sarà salato, anche in Umbria. Le regionali sono alle porte così come le comunali. Lì si vedrà se questo modo di amministrare verrà premiato. Non aspetti, signor Sindaco, che venga tagliato l’ultimo albero per rendersi conto che è stata fatta terra bruciata.

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