di Massimo Zangarelli

Non esistono forse altri simboli archetipici e iconografici così evocativi e intriganti, capaci di esaltare l’immaginario ricchi di suggestioni letterarie, artistiche musicali, come il gatto e la luna.
Già di per sé dunque tale assunto costituisce un’attrattiva quanto mai peculiare. Se poi a illustrare gatto e luna è addirittura un ex-ministro, come Cesare Damiano, un politico inusitatamente prestato al disegno, allora i motivi d’interesse si moltiplicano.
La mostra in questione è aperta a Palazzo Pichi-Sforza a Sansepolcro e rappresenta un ennesimo importante incontro nel fitto calendario di eventi che la Mercurio-Promozioni di Dante Trefoloni dispensa nel corso dell’intero anno. Si tratta di chine e acquerelli dal tratto lieve e garbato che disvelano una sensibilità insolita nei politici dei quali si percepisce sempre più spesso e più forte la libidine di potere ma quasi mai si riscontra l’attenzione estetica. In tutte le opere esposte il gatto è protagonista e la luna una sorta di testimone onnipresente che mai ruba la scena ma sempre vi interviene quasi a mo’ di griffe, a sottolineare forse l’anima notturna che l’accomuna in qualche modo al gatto rendendoli entrambi interpreti inafferrabili e, come sostiene l’autore, carichi di mistero e reciprocamente attraentisi.
Gatto innanzitutto dunque, in ognuna delle sezioni della rassegna: sornionamente acciambellato in procinto di un sonno profondamente agognato e assaporato in “Quando ho incontrato un gatto”; onirico, orientaleggiante, in pose eterogenee in “La favola del gatto sognatore”; predatore affamato e ideatore d’imboscate in “Aspirazioni e attese”; assolutamente padrone di un’intimità mirata e rivendicata in “Il teatro della casa”; partner d’occasione (e di esistenza) ideale e irresistibile ruba-coccole in “Compagno di vita”; antropomorfico ed eclettico “indossatore” di abiti e di ruoli in “I nuovi gatti”.
Piemontese, appassionato cultore disneyano, accanito lettore di Edgard Allan Poe, l’ex-titolare del dicastero del Lavoro, già esponente di primo piano della Cgil, oggi deputato, in realtà in passato ha già usato lo strumento fumettistico per figurare momenti politici memorabili: così nel ’75 in occasione della storica affermazione elettorale del Pci che portò Novelli alla guida di Torino o della grande vertenza sindacale Fiat nell’88 con la copertina di un instant-book dedicato relativo a quel periodo di lotta sociale.
Progressivamente l’hobby praticato sin da bambino è divenuto una sorta di seconda occupazione a tempo pieno, o meglio a tutto il tempo che la politica può lasciare a un personaggio del suo livello e così Cesare Damiano disegna comunque e dovunque, dalle buste alle tovaglie di carta delle osterie, in treno come durante le sedute parlamentari senza fine, una fuga dalla pervasività della politica che tutto ammorba con il suoi tentacoli miasmatici e che in genere non pare lasciare spazio alcuno non già per un’idea poetica me nemmeno per un pensiero men che pedestre e corrivo.
In realtà questa compulsiva “mania” ha affinato la mano dell’onorevole artista: sotto l’influenza di maestri quali Tofano e Beltrame, Molino e Dudovich oltreché della pittura del ‘900 che va da Hopper ad Afro, da Sargent a Balbuena, da Bosch a Delvaux colori, segni grafici, volumi vengono ora sintetizzati da Damiano con una cura del dettaglio e con una delicatezza nel tratteggio totalmente godibili. E da una quindicina d’anni è il gatto a occupare l’inventiva dell’autore, ben consapevole delle molteplici interpretazioni culturali e mitologiche di cui è stato oggetto: creatura divina per gli antichi Egizi, demoniaca nel Medioevo. Ma inquietante o rassicurante è comunque un animale mai sottomesso, talora presago di sventura o quanto meno di bizzarri accadimenti in contesti talvolta imprevedibili. Come afferma nell’elegante catalogo l’autorevole critico Stefano Curone, sempre puntuale nelle sue colte citazioni, così almeno lo hanno rappresentato anche sommi pittori delle epoche più diverse da Ghirlandaio a Lotto, da Tintoretto a Durer, da Rembrandt a Chagall, da Magritte a Balthus.
L’esposizione di Damiano ha l’ulteriore merito di umanizzare i politici: è sua opinione del resto che non vi sia contraddizione con il diuturno impegno a favore delle tutele sociali e delle fasce di popolazione meno protette ma anzi l’anima creativa aggiunge un quid, evidentemente sconosciuto alla maggior parte della fauna che razzola a Montecitorio. E d’altronde anche in tale sede e in questa veste Damiano non nasconde la sua preoccupazione per un quadro politico rischioso e vischioso come quello italiano odierno dove si sfiora continuamente lo scontro istituzionale come mai accaduto in passato, e dove latita ormai la disponibilità al dialogo, ed esterna tutta la sua ammirazione per Obama e per la sua capacità di prendere decisioni tempestive stigmatizzando di contro i ritardi del nostro Paese privo di un’analoga speranza.
È questa appena la quarta mostra ufficiale di Cesare Damiano e non sarà l’ultima anche perché, con il gatto eterno eroe, sta sperimentando nuove tecniche, come legno e ceramica e sempre sul gatto uscirà presto un libro da lui illustrato con testi dedicati al gatto da nomi di grande rilievo quali Giorgio Celli, Tonino Guerra, Gino Paoli. Frattanto al vernissage biturgense sono intervenuti tra gli altri due ben noti televolti quali Michele Cucuzza e Attilio Romita: curiosamente nessuno dei due, prima di sbarcare in Altotevere aveva minimamente sospettato che l’autore fosse l’importante componente dell’ultimo Governo Prodi. Il primo si è barricato, con una reticenza al limite dell’ignavia, dietro un continuo “no comment” sul suo successore a “La vita in diretta” e in genere sui palinsesti Rai, limitandosi a dichiararsi felice dell’attuale conduzione di “Uno Mattina” e orgoglioso per aver fatto crescere gli ascolti del suo ex-programma.
Si sbilancia appena un po’ di più Romita che manifesta nostalgia per quel giornalismo d’inchiesta che non si fa più e ammette la noiosa assurdità per i telespettatori dell’imprescindibile “nota politica” su tutti i Tg che pure, esprimendo invece parere aziendale, ritiene possedere funzione garantista per tutti gli schieramenti: l’auspicio dichiarato è che con il bipolarismo siano meno invasive le ondate di raccomandati incapaci in Tv perché, con il bipolarismo, imposti da due parti soltanto non più da tutti i partiti di una volta. Se questo è un progresso!

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