La camorra e il cinema

di Pietro Mencarelli

MI MANDA PICONE di Nanni Loy è un film del 1983. La storia. Durante una seduta del consiglio comunale di Napoli, un operaio in tuta dell’Italsider, Pasquale Picone, urlando la sua esasperazione per il fatto di sentirsi sotto costante minaccia di licenziamento, si cosparge di benzina e, in modo spettacolare, si dà fuoco. Presenti alla scena anche la moglie e i figlioletti. Immediatamente arriva l’ambulanza che lo carica e lo porta via per l’ospedale. La donna tenta di seguire l’ambulanza, ma non riesce a raggiungerla. E anche i tentativi di trovarlo più tardi presso tutti gli ospedali della città risultano vani. Il cadavere di Picone non è in nessuna clinica né obitorio, sembra essersi dileguato nel nulla. La moglie dello scomparso allora affida il compito di rintracciarlo a un disoccupato, un poveraccio che ha fatto dell’arte di arrangiarsi la regola di sopravvivenza. Questi scova casualmente un’agenda di Picone con segnati nomi e numeri telefonici, e comincia a indagare, a contattare individui di mezza città, affermando soltanto che agisce per conto di Picone (“mi manda Picone”). E lo fa spinto dalla speranza di raggranellare qualche possibile credito del defunto. Il povero diavolo, che aspira dunque solamente a qualche mille lire per sbarcare il lunario, rimane sbalordito quando riceve da tutti i contattati non solo accoglienze inaspettate ma pure somme esorbitanti senza neppure il bisogno di precisare le ragioni della sua visita. A questo punto il nostro scaltramente impara la lezione e decide ben presto di adeguarsi: diventa grintoso, si presenta, esige e incassa. Si installa inoltre nella bella casa del fantomatico Picone, ben accetto dai figli di questo e dalla piuttosto sensuale consorte. E comincia così per lui, in fondo solo un povero cristo onesto, una pericolosa discesa nei gironi della malavita organizzata. Arriva in tal modo a scoprire che dietro quel famoso “suicidio” c’è un complesso gioco camorristico, fatto di tangenti, droga, ricatti, strozzinaggio, contrabbando, prostituzione… In altri termini, si rende contro che l’operaio “disoccupato” aveva una doppia vita e che la seconda, quella celata ai più, era tutt’altro che limpida. Scopre che la tuta indossata da questi, nel momento in cui si era dato alle fiamme, era rivestita di amianto, che lo avrebbe dunque ben protetto da ustioni. Gli viene perciò il dubbio che Picone non sia affatto morto, ma anzi che abbia orchestrato la sua scomparsa ad hoc per coprire la sua seconda vita con i suoi loschi traffici illeciti. E alla fine la domanda: ma Picone, operaio col rischio della disoccupazione, è mai esistito veramente?

Il regista Nanni Loy (autore, fra l’altro, dell’interessante QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI del 1962 in cui mostra, pur essendo lui cagliaritano, di conoscere a fondo il mondo napoletano, e ideatore di una trasmissione televisiva SPECCHIO SEGRETO rimasta giustamente famosa), realizza questa commedia amara, paradossale, dove in un mondo fra il concreto e il surreale si muovono criminali, camorristi, disgraziati e via discorrendo. Mostra ampiamente la confusione da cui è, da infinito tempo, afflitta Napoli, dove la distinzione fra ciò che è vero e ciò che può essere frutto di immaginazione non sempre risulta possibile. Attori eccellenti, capaci di sottolineare i caratteri dei personaggi con le più sottili sfumature, a cominciare dai protagonisti Giancarlo Giannini e Lina Sastri. Bravi anche gli attori comprimari quali Aldo Giuffrè (nei panni di un balordo grintoso), Leo Gullotta, Carlo Croccolo e così via. Oltre la regia e gli attori sono da segnalare l’ottima fotografia di Claudio Cirillo e le musiche di Tullio De Piscopo. Dunque nel complesso un film riuscito e divertente. “Un prodotto calibrato al punto giusto … e senza sbavature, a volte addirittura sorprendente per sveltezza di tempi e di stacchi”. (Segnocinema). ““Mi manda Picone” è un film bene in bilico fra sdegno e ironia”. (Grazzini – Cinema ’84). Però, a questo punto, ci sentiamo di fare delle considerazioni. La Napoli e la camorra narrati da Loy oggi non esistono più. A un quarto di secolo di distanza la situazione è profondamente mutata. Basta prendere in mano il testo, oramai un classico, cioè GOMORRA di Saviano (e con il testo anche il film da cui è tratto), per trovare una Napoli con una realtà ben più complicata e inquietante di quella del film sopra esaminato. Saviano descrive il mutamento nel capitolo “Sistema”. Il Sistema indica il vero meccanismo di esistenza e sussistenza del fenomeno camorristico, un meccanismo che mina alla base i pilastri della cosiddetta società civile e che ha un Direttorio quale struttura economica, finanziaria e operativa costituita non solo dalle più grosse famiglie camorristiche ma anche da imprenditori di aziende e così via.

Rileggiamo perciò un lungo brano di Saviano molto significativo: “Il Sistema era riuscito anche a trasformare la classica estorsione e le logiche d’usura. (I camorristi) compresero che i commercianti avevano bisogno di liquidità, che le banche erano sempre più rigide e si inserirono nel rapporto tra fornitori e negozianti. I commercianti che devono acquistare i propri articoli possono pagarli in contanti, oppure con cambiali. Se pagano in contanti il prezzo è minore, dalla metà ai due terzi dell’importo che pagherebbero in cambiali. In questa situazione quindi il commerciante ha tutto l’interesse a pagare in contanti, e la ditta venditrice ha lo stesso interesse. Il contante viene offerto dal clan a tassi mediamente del 10 per cento. In questo modo si crea automaticamente un rapporto societario di fatto tra il commerciante acquirente, il venditore e il finanziatore occulto, ossia i clan. I proventi dell’attività vengono divisi al 50 per cento ma può accadere che l’indebitamento faccia entrare percentuali sempre più ampie nelle casse del clan e che alla fine il commerciante diventi un semplice prestanome che percepisce uno stipendio mensile. I clan non sono come le banche che rispondono al debito arraffando tutto, il bene lo utilizzano lasciando che ci lavorino le persone con esperienza che hanno perso la proprietà. Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di un pentito, nell’inchiesta della DDA del 2004, il 50 per cento dei negozi solo a Napoli è eterodiretto dalla camorra. Ormai l’estorsione mensile, quella alla Mi manda Picone, il film di Nanni Loy, del porta a porta a Natale, Pasqua e Ferragosto è una prassi da clan straccione, usata da gruppi che cercano di sopravvivere, incapaci di fare impresa. Tutto è cambiato”.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici nostri e di terze parti. Cliccando o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie
Cosa sono i cookies ?