Immigrati a Città di Castello / La popolazione straniera cala. Ma…

di Alvaro Tacchini

Da anni monitoriamo l’evoluzione demografica nel nostro territorio per quanto riguarda la presenza degli stranieri. I dati di fine 2015 ci permisero di fare il punto sulla situazione a livello altotiberino. Ora, con i dati di fine 2016, il nostro osservatorio si limita alla realtà di Città di Castello. Vengono alla luce diverse cose interessanti.
Innanzitutto il dato generale della popolazione. Quella residente totale al 31 dicembre 2016 era di 39.740 unità. Un calo in termini assoluti di 173 unità in un anno; segue il precedente calo del 2015, che fu di 159 unità. Un decremento demografico che si estende ben oltre l’orizzonte tifernate.
In tale scenario, la popolazione straniera residente a Città di Castello è scesa dai 4.001 del 2015 ai 3.871 di fine 2016. Una perdita secca di 130 persone, dopo la diminuzione già avvenuta l’anno precedente, con un meno 159. Percentualmente, ora gli stranieri rappresentano il 9,7% della popolazione totale; nel 2014 – anno di massima espansione – erano arrivati ad essere il 10,2% del totale, in seguito ad anni di crescita continua e poderosa.
In sé il dato statistico sembrerebbe del tutto ovvio: diminuiscono gli stranieri, non ci sono più rischi di una invasione. Ma la percezione popolare non è proprio questa. Cerchiamo quindi di guardare più in profondità. Come sottolineammo un anno fa, la legge offre l’opportunità di acquisire la cittadinanza italiana agli immigrati residenti da almeno 10 anni, se extracomunitari, e 4 anni, se provenienti da Paesi dell’Unione Europea. In effetti sta crescendo il numero di stranieri che chiedono di diventare italiani. Nel 2015 acquisirono la cittadinanza italiana in 139; nel 2016 sono stati ben 157, includendo in tale numero sia quelli che sono diventati italiani per decreto, insieme ai figli minorenni conviventi, sia i giovani che hanno optato per la cittadinanza italiana al compimento del 18° anno d’età.
Questi 157 nuovi italiani lo sono a tutti gli effetti. Però il fatto che portino il nome rumeno o marocchino, tanto per fare degli esempi, o che frequentino una chiesa ortodossa o una moschea, porta molta gente a considerarli ancora “stranieri”. Ma come negli Usa, in Francia o in Sud America si sono da molto tempo abituati a considerare loro connazionali persone con il cognome, gli usi e i costumi italiani, faremmo bene anche noi ad abituarci a considerare “nostra” gente italiani con il cognome e le radici rumene o marocchine.
Fatta questa doverosa premessa, vediamo cosa succede, statisticamente, all’interno della comunità straniera tifernate. Una comunità davvero internazionale, variegatissima, multicolore. Si pensi che questi stranieri appartengono a ben 75 diverse nazionalità. Quasi il 39% di essi vengono da Paesi dell’Unione Europea o comunque da Paesi europei occidentali, per un totale di 19 nazionalità. Segue, con oltre il 28%, il blocco di immigrati dall’Africa settentrionale. Il terzo gruppo per importanza è quello degli immigrati da Paesi dell’Europa orientale, dei Balcani e dalla Turchia: sono oltre il 17%. In numero assai più ridotto gli asiatici (9%), i sud-americani (meno del 4%) e i provenienti dalla cosiddetta “Africa nera”.
Più nel dettaglio, si conferma come principale gruppo di stranieri residenti a Città di Castello quello rumeno, con 1.247 persone. Si può dire che ora uno straniero su tre è rumeno. Vale ricordare – a chi fa ancora un po’ di confusione – che i rumeni sono cittadini dell’Unione Europea…
Il secondo gruppo in ordine di importanza è il marocchino, con 736 unità (il 19% del totale). Fino all’anno scorso il terzo era l’algerino, ma nel 2016 si è verificato il sorpasso: i cinesi, il cui numero è sostanzialmente stabile, con 277, è diventato più numeroso dell’algerino, sceso a 255.
Seguono gli albanesi, con 206 persone. Si scende poi ai 135 ucraini; ma dovremmo dire ucraine, perché l’86% degli immigrati da quel Paese sono donne. In gran parte badanti, così come le moldave: però all’interno di quest’ultima nazionalità la proporzione di genere è meno squilibrata, con 61 donne ma anche 39 maschi.
Altri gruppi nazionali con una apprezzabile consistenza sono, a scalare, il tunisino (98 persone, per il 62% maschi), il britannico (86), il macedone (70), il polacco (67) e l’ecuadoregno (66). Pure tra polacchi ed ecuadoregni vi è una forte prevalenza di donne.
Qualche curiosità sugli altri gruppi. Dalla Russia sono venuti in 51: ben 40 sono donne. E da altri Paesi dell’ex-Unione Sovietica sono immigrate 16 uzbeke (con 3 loro connazionali), 11 kirghise (con due loro compatrioti), 3 bielorusse (con 2 connazionali) e 3 kazake. Per quanto riguarda l’Africa, perde ancora pezzi la comunità nigeriana, un tempo fortissima e ora ridotta a 48 unità. Ma, ricordiamolo, essendo uno dei primi nuclei immigrati, diversi suoi membri hanno da tempo maturato i requisiti per poter diventare italiani.
Dall’America Latina, i più sono dominicani (34, in maggior parte donne), poi i peruviani (18, dei quali 11 donne), i brasiliani (12, quasi tutte femmine); poi abbiamo qualche salvadoregno, colombiano, messicano, cubano, argentino. L’Estremo Oriente, a parte i cinesi, è rappresentato per lo più dai filippini (29); pochi i giapponesi (4), quelli dello Sri Lanka (4), i tailandesi (3) e i pakistani (3); infine c’è qualche sparuto immigrato dal Bangladesh, dalle Isole Mauritius, dal Laos, dalla Corea del Sud e dall’Indonesia.
Tra i popoli della vecchia Europa, dopo gli 86 britannici, quelli che sembrano prediligere Città di Castello sono i tedeschi (22, numero stabile da un po’ di tempo), i francesi (15) e gli spagnoli (15); sono pure arrivate 14 ceche e slovacche con 3 connazionali; pochi gli austriaci (6), gli olandesi (4), gli svizzeri (3); pochissimi infine gli immigrati da altri Paesi europei.
Quanto al resto del mondo, sono 19 gli statunitensi a Città di Castello, dove c’è pure una sparuta rappresentanza dall’Oceania, con 3 australiani e 1 neozelandese.
Ringrazio l’ufficio di stato civile del Comune di Città di Castello e in particolare Daniela Salacchi per la cortese disponibilità dei dati statistici. ◘

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