Inchiesta massoneria / Padrini e padroni

Intervista a Claudio Lattanzi, il giornalista ternano che ha pubblicato il volume i Padrini dell’Umbria, un racconto approfondito e documentato sull’intreccio dei poteri presenti nelle sue istituzioni, sfatando il mito del buon governo della regione rossa

Nel suo libro I padrini dell’Umbria  sostiene che l’intreccio di diversi poteri pubblici e privati ha stretto l’Umbria in una camicia di forza immobilizzandola. Come si struttura questo potere e come si è sviluppato?
È un potere che ha molte facce. In generale si può dire che il partito-padrone, cioè il Pd, continua a esercitare un ruolo egemonico attraverso una gestione pianificata delle risorse pubbliche. È un sistema sperimentato dal 1970, cioè dal momento in cui nacquero le Regioni, e perfettamente rodato in cui nulla è casuale.  Il libro propone una lettura analitica e dettagliata, anche in relazione ai singoli territori, di un fenomeno che qui possiamo semplificare dicendo che i padroni dell’Umbria sono, innanzitutto, ai vertici di un apparato pubblico da cui dipendono assunzioni e appalti. Si tratta della burocrazia dei vari enti e della piccola galassia di società partecipate da Regioni e Comuni.
Oltre all’elefantiaco apparato burocratico esistente in Umbria, si fa riferimento anche al rapporto privilegiato col mondo cooperativo.
Un altro aspetto, non secondario, è legato alla relazione profonda che esiste tra il Pd e il mondo delle cooperative rosse, come dimostra la recente indagine che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di Terni, Di Girolamo. In alcune zone dell’Umbria il sistema delle cooperative è particolarmente pervasivo. Una vera piovra che viene alimentata attraverso vari escamotage ricavati nelle pieghe di una legislazione che sostiene la cooperazione (ad esempio, per le coop di tipo B) o anche attraverso il trucco dello spezzettamento degli appalti: suddividendo cioè ogni appalto in una serie di affidamenti minori, che consentono al committente di rimanere al di sotto della soglia economica oltre la quale scatta per legge l’obbligo della gara a evidenza pubblica.
La Lega delle cooperative e il Pd umbro vivono in una simbiosi perfetta. Per avere un’idea di questa relazione basta vedere l’attività lavorativa per la quale è in aspettativa la Presidente della Regione, Marini, direttore generale della Lega Coop umbra.
C’è poi un altro sistema che ha un’importanza fondamentale.
Quale?
È quello legato alla gestione dei fondi europei. Il sistema del potere umbro si caratterizza per una sua “blindatura” fortissima, perché la divisione delle risorse che provengono dall’Europa costituisce il cordone ombelicale che lega al Pd anche il mondo delle associazioni di categoria e dell’imprenditoria regionale. Il sistema di potere ha una sua logica perfetta  che consente ai vertici del partito di esercitare un controllo ancora ferreo su una parte maggioritaria della società umbra.
Quando lei parla di società include anche l’imprenditoria privata?
La subordinazione degli imprenditori alla classe politica è una rappresentazione palese alla quale assistiamo ogni giorno.  Per quanto riguarda la genesi di questo sistema, essa risale ai primi anni Settanta quando venne compiuta la scelta politica di sostenere lo sviluppo dell’Umbria con una forte spesa sociale. L’idea era quella di accompagnare la crescita e anche integrare i redditi di una classe lavoratrice che non aveva vissuto il boom degli anni ‘60. La spesa pubblica era la terza gamba di un sistema economico che poteva contare su un rampante capitalismo familiare a Perugia e su una rassicurante presenza dell’industria statale nella siderurgia e nella chimica ternane. Entrati in crisi questi due polmoni economici, è rimasto solo l’apparato pubblico che oggi ha la logica di perpetuare se stesso per cercare di supplire a un sistema economico molto fragile, ma con una funzione centrale nel mantenimento del consenso.
Chi sono i padrini dell’Umbria e come operano?
I padrini dell’Umbria sono coloro i quali si trovano ai vertici di questo sistema pervasivo in cui la politica ha un ruolo debordante e patologico.
Massoneria e sanità sono un capitolo importante della sua inchiesta; di cosa si tratta e di cosa si nutre questo rapporto?
Il ruolo centrale che la Massoneria ha assunto in Umbria è legato soprattutto alla sua funzione di mediazione che ha svolto tra mondi diversi, ma dagli interessi potenzialmente comuni. È stata un luogo di incontro  e di relazione tra chi, provenendo dalle file dell’ex Pci, si è trovato a gestire un elefantiaco apparato pubblico e burocratico e chi, di estrazione borghese, aveva ed ha esigenze di rapportarsi con questa entità per molteplici motivi legati a interessi personali, convenienze personali, affari, ma anche per qualche questione che diventa di  interesse pubblico.
Interesse pubblico? A cosa si riferisce?
Ricorda il piano dello sciagurato Governo Monti che, nel 2013, aveva inserito l’aeroporto di sant’Egidio tra gli scali minori da sopprimere? Il salvataggio dello scalo è stato, o meglio diciamo “sarebbe stato”, il risultato ottenuto dall’iniziativa assunta ai massimi livelli dai “fratelli” umbri.
Come opera la Massoneria?
La Massoneria è un metodo. Un sistema per prendere le decisioni in un ambito ristrettissimo e tra persone che operano in settori diversi. In un posto piccolo come questo la sua efficacia è maggiore e può contare su una tradizione storica gloriosa soprattutto a Perugia, che si è tradotta nel dopoguerra nella regola che tutti i sindaci (fino a Gianfranco Maddoli escluso) fossero massoni.
E nell’Università?
La presenza nell’Università è stata sempre notevole; gli ultimi personaggi legati alla Massoneria hanno fatto importanti affari in Umbria anche nel settore delle energie rinnovabili.
Chi controlla realmente il potere dell’informazione in Umbria?
Dopo l’eclissi editoriale dei cementieri eugubini sulle cui gesta ci sarebbe molto da dire,  c’è un protagonismo da parte dei soggetti collegati al Pd, come l’Arci, nell’ambito telematico. Per il resto non ci sono altre cabine di regia anche alla luce del frazionamento che vive il settore.
Dopo l’avvento del Pd di Renzi le cose sono cambiate?
Non direi. L’ottanta per cento del gruppo dirigente del Pd regionale, che aveva avversato Renzi e i pochi renziani umbri, ha cambiato casacca il giorno dopo, facendo finta di niente. ◘
(continua)

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