La chiesa della Badia e il Vasari

di Gianni Brunacci

Nel numero di marzo ci eravamo occupati della figura e dei meriti di Don Vezio Soldani, il parroco della chiesa di Badia in Arezzo; stavolta focalizziamo l’attenzione sulla chiesa stessa invitando i nostri lettori alla visita.
Non è scenografica, non si trova nella zona del centro più conosciuta della città di Arezzo e la sua piazza non ha mai avuto il risalto delle altre che le sono vicine. Ma la chiesa di Badia è il più importante scrigno segreto di opere d’arte che Arezzo possa annoverare.
L’area dove sorgono la chiesa e il chiostro della Badia venne acquistata dai monaci Benedettini nel 1209 a seguito della distruzione del loro grande monastero di Torrita (alle porte della città). Vi costruirono un primo insediamento che nel tempo venne ampliato e ristrutturato più volte.
L’intervento principale, quello che portò la chiesa all’aspetto attuale (si possono osservare in facciata i resti di quella precedente), è della seconda metà del XVI secolo e venne realizzato su progetto di Giorgio Vasari, insigne architetto e pittore aretino, noto ai più per essere stato colui che ha dato inizio allo studio della storia dell’arte. Si deve infatti al Vasari il trattato “Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architettori” che si occupava delle opere e appunto delle vite dei maggiori artisti (o almeno di quelli da lui riconosciuti come tali) suoi contemporanei o precedenti.
Nonostante varie imprecisioni, la maggior parte delle quali dovuta alla non contemporaneità del nostro con le figure trattate, l’opera del Vasari è ancora oggi alla base della conoscenza dell’arte nei primi secoli in cui gli autori vennero riconosciuti appunto come artisti (a cominciare del 1300 circa).
Vasari, che fu amico e ammiratore di Michelangelo Buonarroti (esistono ancora 16 lettere che i due si sono scambiati, custodite nella dimora del Vasari ad Arezzo), si distinse anche come eccellente disegnatore e ottimo pittore. Ad Arezzo lasciò molte tracce della sua opera, soprattutto nella Pieve di Santa Maria, la chiesa nella quale venne battezzato e poi sepolto insieme alla moglie. Proprio molte delle opere realizzate per quella Pieve oggi si trovano nella chiesa di Badia, a seguito dello smantellamento ottocentesco della veste rinascimentale della Pieve stessa (veste voluta e realizzata proprio da Vasari).
È così che la modesta chiesa della Badia ha prima preso l’aspetto voluto dal Vasari e trecento anni più tardi ospitato decine di suoi dipinti. Questo fatto ha notevolmente arricchito il già importante capitale artistico che conteneva.
Dal 1980 il parroco della chiesa di S.Flora e Lucilla (gli aretini la chiamano semplicemente “la Badia”) è don Vezio Soldani, colui che da allora si è dedicato, oltre che alla cura delle anime dei suoi parrocchiani, al restauro dei muri e delle opere contenute nella chiesa.
Oggi il lavoro-missione dell’ottantanovenne don Vezio è concluso e grazie a lui e a un buon numero di donatori-mecenati, i visitatori hanno l’opportunità di usufruire della vista di un gran numero di opere interessanti nella loro forma migliore.
Tra quelle giunte dalla Pieve di Santa Maria spiccano l’Altare Maggiore (realizzato da Vasari appunto per la Pieve) dove si contano ben 24 dipinti eseguiti dal nostro (in alcuni casi con l’aiuto dell’allievo Giovanni Stradano, nome italianizzato del belga Jan Van der Straet) e la grande tavola incorniciata raffigurante l’assunzione della Vergine, restituita all’antico splendore con il restauro del 2011 (fino ad allora non era mai stata ripulita, per cui si presentava praticamente nera per via del fumo delle lampade a olio), dipinto nel quale Vasari si autoritrasse con tanto di aureola…
Ma innumerevoli sono i lavori, contenuti nel maggiore scrigno aretino di opere d’arte, che varrebbe la pena di ricordare e raccontare. La finta cupola di Andrea Pozzo è certo il più curioso di questi, mentre il San Lorenzo di Bartolomeo della Gatta è forse la più sorprendente per qualità pittorica. E che dire dei crocefissi lignei di Segna di Bonaventura e di Baccio da Montelupo?
Davvero non resta che visitarlo, questo ricchissimo scrigno, per rimanerne incantati. All’ingresso della chiesa è disponibile un volumetto molto ben fatto che descrive nei dettagli tutto quello che potrete ammirare nella chiesa. ◘

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