In Germania con Motoamici

di Pino Perugini

Ripresa la strada in direzione nord, arriviamo a Wurzburg, la città da cui inizia la Romantische Strasse. Capitale barocca e centro culturale della Franconia si è sviluppata lungo le rive del fiume Meno, dove grandi chiatte, pigre nel loro incedere, trasportano i materiali più disparati, mentre flotte di battelli trasportano i turisti nei luoghi più famosi della regione. Alte Mainbrucke è il nome del vecchio ponte in pietra sul fiume. Risalente al 1100 è ornato con dodici statue di santi che ricordano un po’ il ponte di Carlo, monumento gotico sopra il fiume Moldava a Praga.

La città divenne presto il centro religioso della regione. Il periodo più fiorente risale al periodo dei principi-vescovi della famiglia Schönborn, amanti delle arti, i quali commissionarono grandi opere artistiche e palazzi sontuosi che fanno ancora oggi di questa città una delizia per lo sguardo.

La mattina seguente, percorrendo la Romantische Strasse, scendiamo verso sud. La strada arriva fino a Fussen vicino al confine con l’Austria. Progettato negli anni 50 questo percorso attraversa una serie di città e borghi medioevali molti dei quali hanno origini antichissime, come Augusta, fondata dai romani, o come la cittadina di Nordlingen che sorge all’interno di un cratere scavato da un meteorite. Da accorti e preparati mototuristi la scelta della città più rappresentativa è caduta su Rothenburg.

Adagiata su di un colle che domina il fiume Tauber, Rothenburg è la cittadina turistica più visitata della Romantische Strasse. Marktplaz, la piazza del mercato è da sempre il luogo più importante della città anche grazie alla presenza del grande edificio del municipio, il Rathaus, caratterizzato da due differenti stili architettonici: il gotico e il rinascimentale. L’origine della città risale al X secolo.

Sviluppatasi intorno al castello dei Conti di Rothenburg, dal 1100 in avanti si conferma come il più fiorente esempio culturale e commerciale dell’intera regione bavarese. Quello che però caratterizza maggiormente questa città è la grande cinta muraria che racchiude il borgo con le sue solenni porte d’accesso. Una parte delle mura è percorribile e la sommità di alcune torri è raggiungibile attraverso scalini.

Monaco, capitale della BavieraIn serata arriviamo a Monaco, splendida città e capitale della Baviera. La prima cosa che colpisce è l’immenso municipio sulla Marienplatz costruito nel 1800, anche se la sua estetica ricorda gli edifici gotici. Famoso è l’orologio della torre che allo scoccare delle ore si mette in movimento dando vita alla danza dei birrai.

Un rapido sguardo alla città, per poi tuffarsi nell’atmosfera festaiola della Hofbrauhaus la birreria più antica del mondo. All’entrata sorprende la grandezza del locale, lunghi tavoli e panche di legno strapieni di persone che sorseggiano birra da boccali di un litro, l’unica misura ammessa nel locale. Una simpatica orchestrina con arpa ed ottoni suona motivi folcloristici e ogni tanto i ragazzi nei loro tipici costumi si alzano in piedi e cantano l’inno della Baviera.

Più tardi ci spostiamo nella vicina trattoria per festeggiare la buona riuscita del viaggio. Dopo una scorsa veloce al menù la scelta cade all’unanimità sullo stinco di maiale.

è il piatto principe della Baviera, forse perché sposa bene con i crauti e le patate al forno, forse perché è croccante e gustoso al punto giusto, o forse perché fa venire sete e ti aiuta a scolare litri di birra.

Dachau, il giorno della memoria

Ultimo giorno prima del rientro. è la giornata della storia e del ricordo.

Puntiamo le nostre moto verso la periferia di Monaco e dopo una ventina di chilometri troviamo Dachau, cittadina tristemente nota per la presenza del primo lager nazista, costruito da Himmler nel 1933. In origine era una fabbrica di mattoni, in seguito fu ampliata con la costruzione di nuove baracche. Sul cancello la scritta ingannevole e beffarda “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi. Inizialmente il campo era stato progettato per contenere cinquemila detenuti, ma a partire dal 1942 il numero non scese mai al di sotto dei dodicimila. Varcato il cancello ci si trova nel grande piazzale circondato dalle baracche, le poche rimaste. Davanti al museo una scultura racchiude in sé tutto il senso del campo: uomini e filo spinato. Nell’aria aleggia il silenzio e il dolore. Tutti conosciamo la storia sull’Olocausto, ma essere presenti nei luoghi che lo hanno originato lascia senza fiato. Le baracche, i forni crematori, gli oggetti rimasti e le poche foto dei detenuti descrivono più delle parole l’enormità della crudeltà e della stupidità umana.

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