La strage degli innocenti

Editoriale

Le stragi che l’esercito israeliano ha perpetrato nella striscia di Gaza sono un insulto alla coscienza morale dell’umanità. In questo lembo di terra, isolato completamente dal resto del mondo, dove l’acqua e l’elettricità arrivano quando gli israeliani lo permettono, Israele è arrivato alla resa dei conti con le milizie di Hamas. Purtroppo chi ha pagato davvero per questo “uso spropositato della forza” – l’espressione è del segretario dell’Onu – sono stati i civili innocenti. E che tra i mille morti palestinesi più di 300 siano bambini la dice lunga sulla natura di un conflitto che ha intrappolato i civili in una morsa senza via d’uscita, lasciandoli privi di cibo, di acqua, di medicine. A Gaza la gente è morta di fame o di freddo nelle case, seppellita sotto le bombe israeliane e persino in sala operatoria quando non arrivava più la corrente. I chirurghi negli ospedali hanno operato senza anestesia perché non c’erano più medicinali. L’Onu non è riuscita a proteggere i rifugiati, dal momento che i camion con i generi di prima necessità arrivavano col contagocce e gli israeliani si permettevano anche il lusso di mitragliarli. Al Jazeera ha trasmesso testimonianze di esecuzioni sommarie di civili passati per le armi.
Ma cosa ha a che fare tutto questo con la sicurezza d’Israele? E sarebbe questa la risposta di un paese democratico ai missili di Hamas? Dopo aver ridotto i palestinesi alla fame e alla disperazione perché gli accordi di Oslo e di Ginevra non hanno risolto nulla dal momento che Israele non li ha rispettati, si tenta la “soluzione finale”: massacrare l’avversario facendogli pagare un prezzo altissimo in modo che non tenti mai più di ribellarsi. Questa strategia non conduce da nessuna parte e men che meno alla pace. Quando le armi taceranno e si potrà fare il calcolo delle distruzioni materiali, l’unica cosa che non entrerà nelle stime ma crescerà di sicuro sarà l’odio nel cuore della popolazione palestinese. Il risultato politico è ancora più sconvolgente: a guadagnare consensi sarà il fondamentalismo politico-religioso, che è la grande deriva del mondo islamico. In questo caso bisognerà dire grazie ancora una volta a Israele, che prima ha favorito Hamas per demolire l’Autorità palestinese e adesso lo combatte nella maniera più controproducente.
E, per favore, non si venga a dire che chi critica Israele è antisemita. Quando il governo israeliano non rispetta i patti sottoscritti, riduce la Striscia di Gaza a “un lager a cielo aperto – l’espressione è del Vaticano –, non rispetta i diritti dell’uomo”, criticarlo è un dovere morale per non essere conniventi con la violenza. Una società impaurita che ricorre sistematicamente alla forza si avvia a grandi passi verso la propria decadenza.

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