L’alfabeto del XXI secolo

Europa

di Baldassarre Caporali

Il nome Europa stordisce e smarrisce. Se quello di Odisseo dissociava l’azione e il suo autore, nascondendosi nell’ambivalenza etimologica, il nome Europa convoca una ridda di tradizioni e di storie, di umanesimi e di opere, per estorcere alla lingua degli uomini l’approvazione, compiaciuta o rassegnata, delle richieste di un capitalismo finanziariamente globalizzato. Così, nel XXI secolo, l’Europa che ammonisce severa nelle prosopopee giornalistiche delle oligarchie politiche ed economiche e che ingiunge privatizzazioni, pareggi di bilancio e superpolizie costiere diviene una parola gonfiata, provvista di un’irresistibile potenza sociale, è un mito. A un tale mito calza una definizione di Roland Barthes: linguaggio rubato. Infatti, nella genesi culturale di questo mito ultramoderno, un senso originario, vivace, intenso e articolato, viene riversato in un rozzo schema propagandistico, che attinge, in questo passaggio, quella naturalità sociale di cui l’ideologia borghese non ha mai potuto fare a meno. A questo punto il codice è pronto, e il codice assegna i ruoli: europeista, antieuropeista, euroscettico, sovranista. Parole che parlano di parole e non di cose; il linguaggio-oggetto viene relegato nell’incomprensibilità e nell’obsolescenza. Con lo stesso nome del mito arcaico di Europa, la ragazza fenicia rapita da Zeus, compare un mito ultramoderno che fonde il Rinascimento, l’Illuminismo o il manifesto di Ventotene con i trattati di Roma, di Maastricht e di Lisbona o con la moneta unica.
Mentre la contabilità del debito degli Stati, la riorganizzazione imprenditoriale di tutta la vita umana, che irretisce ogni individuo, bambini compresi, nei più grotteschi vincoli monetari e la militarizzazione delle frontiere, per schedare, per catalogare e, soprattutto, per bandire, mostrano la più impersonale razionalizzazione del dominio capitalistico, il nome Europa deve dischiudere le più sublimi utopie umanitarie. Ad Horkheimer e Adorno non è sfuggito il retroscena: il linguaggio iper-razionalizzato dell’economia dello scambio trascolora nella magia. Per Barthes si tratta di un linguaggio che, avvolgendosi nel proprio elemento verbale, si spoliticizza. Al contrario, la parola rivoluzionaria parla le cose e quindi politicizza i segni e le rappresentazioni, sottraendosi all’accecamento mitico. Allora, l’idea di un’Europa internazionalista e socialista può demistificare l’Europa eurocentrica del Capitale. Questa idea, provocatoriamente, parafrasa Trotskij: Stati Uniti Socialisti Soviettisti d’Europa. ◘

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