Lettere / Vaccini: la resistenza si colora d’arancio

di Romina Tarducci

Più di diecimila senz’altro, per me che ero presente, fino a 40.000 secondo altre fonti. I numeri a quattro zeri che sto snocciolando sono relativi alla manifestazione principale del movimento chiamato (impropriamente) NOVAX che si è svolta a Pesaro l’8 luglio scorso. Manifestazione che è stata preceduta e seguita da molte altre in varie città italiane. Cifre che testimoniano una grande partecipazione e che rendono molto sospetto e indecente il silenzio dei media a riguardo. Le riprese dall’alto mostrano un mare color arancio che ha invaso il parco Miralfiore di Pesaro e le zone circostanti. Si tratta di un movimento ampio e vitale, che conta sul sostegno di personalità lungi dall’essere irrilevanti: costituzionalisti, sociologi, medici, ricercatori, filosofi, giornalisti e avvocati che hanno dato battaglia al Decreto Lorenzin sull’obbligo vaccinale, un provvedimento legislativo che presenta molte anomalie sotto il profilo giuridico e nei contenuti. Partiamo dall’aspetto sanitario. Le analisi circostanziate effettuate da medici e ricercatori convergono in una sintesi cristallina: troppe vaccinazioni immotivate e un calendario vaccinale ingiustificabile. In altre parole, un rischio imposto che supera di gran lunga quello naturale o le complicazioni che potrebbero derivare dal contagio stesso. Di fronte a tale evidenza emerge inevitabilmente, per gli osservatori più attenti, il sospetto che si tratti di una scelta a forte connotazione politica, che viene da lontano (geograficamente parlando e, forse, non solo). Gli interventi sul palco del filosofo Diego Fusaro e del costituzionalista Ferdinando Imposimato stabiliscono un nesso diretto tra questo decreto di forte natura coercitiva e accordi che hanno visto protagonisti, nel 2014, a Washington, al Global Health Security Agenda, l’attuale ministro Lorenzin, il presidente dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e rappresentanti di istituzioni mondiali che detengono un enorme potere. In quella sede venne stabilito che l’Italia sarebbe stata il Paese apripista di campagne vaccinali di vasta portata. La scelta della tipologia legislativa, l’imposizione della “fiducia”, le contrattazioni becere e le “compravendite” innescate durante l’iter parlamentare completano il quadro.
Questo decreto, a distanza di pochi mesi dall’ultimo (e più consistente) attacco alla nostra Costituzione, rappresenta un segnale inquietante di quali e quante siano le insidie che incombono sulla nostra sovranità e sul nostro stato di diritto. Per questa ragione è importante soffermarsi sull’aspetto politico del provvedimento e sul silenzio dei media, più che sui dettagli (peraltro importanti) prettamente sanitari. Le decine di persone che ho ascoltato hanno sollevato questioni e interrogativi legittimi e molto pertinenti, su entrambi gli aspetti; non aver ascoltato e non aver riflettuto è stata una scelta deprecabile da parte di questo governo.
Ho atteso il termine dell’iter parlamentare per concludere questo articolo e passerei a riferire sui risultati certi di questa operazione coatta: profitti in impennata per le case farmaceutiche, migliaia di famiglie alle prese con la rinuncia all’asilo o con le sanzioni, milioni di bambini sottoposti a un trattamento sui cui effetti non è stato disposto né monitoraggio, né assunzione di responsabilità da parte dell’autorità sanitaria. Auguri Italia! ◘

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