La Massoneria è quella strana associazione
che se a uno tu je dici, sé massone,
te rifila un solenne cazziatone.
E va bene se finisci all’ospedale,
altrimenti lui te porta ‘n Tribunale

Ma nun’è un’alleanza
della sacra fratellanza?
Sì, dicono, ma con qualche distinzione
pe’ ‘n fa troppa confusione.

Predica la libertà e l’uguaglianza
che sarebbe ‘na chimera:
tutti l’omini del mondo
de colore e d’ogni razza
sotto un’unica bandiera.

Neri, bianchi, rossi e gialli,
tutti fratri come i galli.
Ma perché ‘n sì bel pensiero
se naconde sotto i panni de
‘n cappuccio tutto nero?

È il segreto dei massoni
che a sentirlo sembra vero.
Macché segreto, state boni!
semo amici per davvero.
Sconosciuto bene o male
è soltanto il locale
del ritrovo Universale:
‘n c’entra niente l’ideale,
la ragion è sol fiscale.

Stiamo insieme e siam discreti
e famo guerra solo ai preti.
Anche se molti credenti
che di fede son ferventi
non se perdon l’occasione
de vestisse da massone.

Ormai la regola è globale
non se fanno distinzioni
tra quei tristi e quelli boni,
accogliamo in modo uguale
a suffragio universale.

L’artro giorno inviperita
la signora Margherita
m’ha sparato ‘na richiesta
affacciata a la finestra.

Ehi, voi de stu giornale,
‘n se potrebbe dì a sta gente
che ciò ‘n fijo che sta male
non lavora e non fa gnente
e c’ha sempre ‘l brottomale?

La domanda è pertinente,
ma suo fijo è uno studente?
Magistrato, ingegnere o benestante?
Avvocato, professore, dirigente?
Senza laurea ‘n se fa gnente
je risposi papal papale.
Pei signori della sacra fratellanza:
se ‘n c’è fama o discendenza
‘n c’è nemmeno l’uguaglianza.
Tu dirè, ma ‘n sembra vero!
Cara mia, questo è il libero pensiero.

Qualche affaruccio de famiglia,
se fa, ma solo tra parenti de la figlia.
C’è bisogno de ‘na raccomandazione?
Se ricorre al presidente de sezione.
Anche lu è framassone,
e je dici a l’orecchio:
pure io so’ affiliato da parecchio
e così te fa la commissione.
Fè il primario d’ospedale
è la cosa più banale:
basta mette tutti ‘n lista
el massone capolista.
Se qualcuno non se presta
e scatena la protesta,
la denuncia va ‘n penale
e se porta ‘n Tribunale,
dove ‘l giudice massone
ci dà subito ragione.
E l’appalto in Regione?
È ‘na pura convenzione:
lì ci serve ‘n dirigente
che con fare compiacente
predispone timbri e carte,
procedure fatte ad arte
senza brogli né tangente.
‘n c’è bisogno de segreti
né de patti riservati;
per non essere osservati,
né blanditi né osteggiati
basta mette al punto giusto
tutti quanti gli affiliati.

Prendi esempio dalle banche
che dei nostri sono piene
come pance de balene
ne mangiamo rosse e bianche.
Ma ormai ci siam lanciati
sempre ben equipaggiati
con panucce e labàri
nel gran mondo degli affari.

Sia che fosse la finanza,
avvocato di nomanza
o divisa d’ordinanza,
occupiamo ogni stanza.
Professioni liberali
possediamo senza uguali,
dal dottore arrivista
al signor commercialista;
con ardore siam ferventi
e ovunque sian docenti,
presidiamo istituzioni
sia elette o Fondazioni.
Pure all’Asl, ben s’intende,
con compasso e cappucc(ino)
ogni posto se contende
da dottore a portantino.
Le figure altolocate
deputati o deputate
magistrati o magistrate
sono tutte registrate
su le logge riservate.

Siamo forti e siamo tanti,
sia profani che aspiranti.
Moltitudine di fatto
arraffiamo tutto e tanto.
Non c’importa l’ideale,
nostro motto è il capitale,
che si sposa a ben vedere
col possesso del potere.

Ma perché tutta sta gente
trasognata e gaudente
se acconcia a ‘n teatrino
con compasso e grembiulino
con le facce impomatate
per mostrasse immacolate?

I massoni quelli boni
‘n’ an bisogno dei tromboni,
hanno fatto la Nazione
in silenzio e discrezione.

Or la terra jè leggera
e posson dì ‘na cosa vera:
qui se sciolta ogni sembianza
e finalmente c’è uguaglianza.

Ormai chiara è la lezione:
cazzeruole e li mattoni
la livella e lo zinale
so’ ingredienti belli e boni
de ‘na storia sempre uguale.

I signori stanno in vetta
e se dicon senza fretta:
com’è bello questo mondo
visto in alto a tutto tondo;
mentre il popolo dal basso
se domanda giù d’appresso:
anche noi forse un dì
salirem su quel tassì.
Poi se prendon pe’ la mano
e se dicon piano piano:
dai, annamo.
È la solita canzone
che me fa venì ‘l magone:
gimo a fé la colazione.

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