Mostre / Dalla tragedia all’arte

Ricordando Ustica

di Maria Sensi

Il 27 giugno 1980, un aereo civile Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, viene squarciato da un missile. La strage è quella di Ustica: 81 vittime e nessun colpevole.
Negli anni, alcuni artisti si sono misurati con la tragedia: il regista Marco Risi ha girato “Il muro di gomma”, Christian Boltanski ha realizzato un’installazione al Museo per la Memoria di Ustica, situato a Bologna. Le vittime della strage sono ricordate attraverso altrettante luci che dal soffitto si accendono e si spengono al ritmo di un respiro.
Recentemente, l’artista marchigiano Giovanni Gaggia (nato a Pergola, nel 1977, dove vive e lavora) con opere, performance e un libro ha reso omaggio alle persone decedute. La prima tappa ha avuto luogo a Palermo, per poi arrivare a Bologna in una sorta di volo di ritorno come metafora di vita. Il lavoro si compone di sei tavole a matita, in cui, agli oggetti ritrovati in mare (e che fanno parte di ‘Ali Squamose’, un ciclo di opere del 2010), si unisce la traccia ematica di un cuore animale pulsante. L’impronta ematica, che in una settima tavola è lasciata senza alcun disegno, esprime la forza vitale del sangue, quasi a testimoniare la lotta con cui i parenti delle vittime sono riusciti a conquistare la verità su uno dei tanti misteri italiani.
Nella parte terminale della sala in cui era allestita la mostra, Gaggia ha installato un arazzo, che si compone di due tessuti diversi, entrambi di colore grigio. Uno lucido (che richiama il metallo e ne forma la cornice), l’altro opaco, sul quale ha ricamato la frase che Daria Bonfietti gli disse di Bologna di fronte all’aereo e che ripete costantemente: “Quello che doveva accadere”.
C’è poi la stanza del 9, un numero che ricorre costantemente nella storia di Ustica (il DC9, il 27, le 81 vittime…)
In occasione del 35esimo anniversario della strage, il 27 giugno 2015, Gaggia ha terminato con un’azione performativa a Bologna l’enigmatica frase ‘Quello che doveva accadere’ ricamata sul grande arazzo di tre metri esposto a Palermo. Sono le parole utilizzate spesso in pubblico dall’onorevole Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione Vittime della Strage di Ustica) per interrogarsi sullo scopo di quell’azione di guerra nel cielo di Ustica, e che l’artista ha voluto riprendere per la molteplicità di significati che implica.
27 giugno 2016 : trentasei anni dopo la strage, Gaggia ha presentato il libro “Inventarium” (Maretti editore), meditazione sul senso di memoria viva in cui il dolore si affranca dalla contingenza della tragica fatalità e trasfigura nei sentimenti di vita, di resistenza, di resilienza.
“Inventarium” è stato presentato nelle città coinvolte nella strage: a Bologna, al museo MAMbo, con un intervento di Daria Bonfietti, che definisce Gaggia “cittadino-artista”. Poi alla Mole Vanvitelliana di Ancona, alla presenza di Luisa Davanzali, figlia di Aldo, l’imprenditore che, nel capoluogo marchigiano, all’epoca dei fatti era azionista di maggioranza dell’Itavia e “ottantaduesima vittima della strage”. Ustica segnò la fine della compagnia, le cui operazioni di volo terminarono nel dicembre 1980.
“Inventarium” è costituito dalle immagini della performance e installazione “Quello che doveva accadere”, realizzata nel 2015 a Palermo e incentrata proprio sul tema della memoria delle vittime di Ustica, ma presenta anche le opere della serie “Sanguinis Suavitas”, disegni di sangue e matita che rappresentano, con lo stilema ricorrente del crudo cuore, la prossimità quasi carnale alla sofferenza altrui. Oltre all’introduzione di Daria Bonfietti vi è la testimonianza di Fortuna Piricò, moglie di una delle vittime. Anche Davide Quadrio ha contribuito al volume: i suoi versi, di natura intimista e non originariamente destinati alla pubblicazione, sono stati scritti nel tempo sospeso dei viaggi su voli di linea.
Già il 22 ottobre 2013 la Corte di Cassazione, accolto il ricorso degli eredi Davanzali (deceduto nel 2005), dichiarava «oramai consacrata» anche «nella giurisprudenza» della Cassazione la tesi «del missile sparato da aereo ignoto». Occorre dunque disporre un nuovo processo civile per valutare la responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento dell’Itavia in quanto «definitivamente accertato» il depistaggio nelle indagini. ◘

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