Mostre / Luca Pacioli tra i geni del Rinascimento

di Maria Sensi

Al Museo Civico di Sansepolcro, fino al 24 settembre, è visibile la mostra “Luca Pacioli. Tra Piero della Francesca e Leonardo”. Ricorre infatti quest’anno il cinquecentenario dalla morte del grande matematico e filosofo. Fra’ Luca Pacioli nacque a Sansepolcro tra il 1445 e il 1448 da Bartolomeo, piccolo allevatore e coltivatore, e da Maddalena di Francesco. Morì a Roma il 19 giugno 1517, anno in cui si aprì la Riforma di Martin Lutero.
Pacioli fu ispiratore e amico di grandi artisti, autore di una visione del mondo sulla soglia di un radicale cambiamento delle prospettive universali, nella geografia, nei rapporti economici, nel potere politico, nella religione. La sua figura ci aiuta a comprendere un’epoca di passaggio verso un mondo “globale”. Colto, influenzato dal neoplatonismo ficiniano, grande divulgatore delle scienze matematiche in tutte le declinazioni (cogliendone anche gli aspetti esoterici), Pacioli riunì nelle sue opere la summa del sapere matematico occidentale.
Trasferitosi a Venezia alla metà degli anni Sessanta, studiò matematica alla celebre Scuola di Rialto, seguendo l’insegnamento di Domenico Bragadin. Durante un primo soggiorno a Roma, tra gli anni 1470 e 1471, entrò in rapporto con Leon Battista Alberti. Con Alberti fu in sintonia per i comuni interessi nei confronti della geometria e dei ‘ludi’ matematici. Era stato attraverso lo studio della geometria, infatti, che Alberti si era avvicinato all’architettura, diventando tra i maggiori architetti del Quattrocento, e la geometria e le proporzioni avrebbero condotto Pacioli a scrivere di architettura. Il suo principale trattato, De Divina Proportione, scritto durante il soggiorno alla corte milanese di Ludovico il Moro e illustrato grazie alla collaborazione con Leonardo da Vinci, è una delle opere fondamentali per capire l’arte e la cultura dell’umanesimo prospettico.
Dopo aver vestito l’abito francescano e successivamente a un non documentato soggiorno urbinate, Pacioli fu chiamato allo Studio di Perugia, città dove stette dall’ottobre 1477 al giugno 1480. Dallo stesso Pacioli (Divina proportione, Trattato dell’architettura, c. 28v) sappiamo che realizzò altre tre serie di poliedri: per Ludovico Sforza, Galeazzo Sanseverino e Pier Soderini.
Rientrato a Borgo Sansepolcro nel 1491, Pacioli vi stette sino al 1493. Dopo un breve soggiorno a Padova e un probabile secondo a Urbino, si portò di nuovo a Venezia, nel 1494, per curare l’edizione della Summa (dedicata a Guidubaldo da Montefeltro), la sua opera più nota, alla quale aveva iniziato a lavorare attorno al 1487-88. La Summa, che si occupa in particolare delle proporzioni, con un’ampia trattazione della matematica di base e il richiamo continuo alla teoria – il che la distingue nettamente dalla tradizione abachistica, essenzialmente applicativa – è l’opera di Pacioli che ebbe maggiore risonanza nel XVI secolo: fu, infatti, fra i trattati di matematica, il più studiato e il più criticato.
A Isabella d’Este, che l’aveva accolto assieme a Leonardo, dedicò il trattatello De ludo scachorum dicto Schifanoia, che, ritenuto perduto, è stato rinvenuto nel 2006 nella raccolta della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia.
Pacioli fu di nuovo chiamato a insegnare a Perugia nel novembre 1510, trasferendosi, quindi, nel 1514 a Roma, dove venne a contatto con un clima culturale molto vivace, stimolato da Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, eletto papa nel 1513 col nome di Leone X. Nel 1504 fu eletto ministro provinciale di Romania e nel 1510 fu nominato commissario del convento francescano di Borgo Sansepolcro.
Piero della Francesca e Leon Battista Alberti; Bramante e Raffaello; Leonardo e Albrecht Dürer: l’elenco degli artisti con cui Luca Pacioli entra in contatto è impressionante, riunisce alcuni dei massimi protagonisti del passaggio tra la visione del mondo quattrocentesca e l’apertura a orizzonti nuovi.
La mostra esplora i rapporti e le relazioni tra lo stesso Pacioli e i grandi pittori dell’epoca, indagando il venticinquennio cruciale per la transizione all’epoca moderna. In mostra, accanto ai tre scritti di Pacioli (De Divina Proportione, Summa de Arithmetica, De ludo scachorum, detto Schifanoia), il celebre “Studio per la testa di Leda” di Leonardo da Vinci, concesso in prestito dalle Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco, due incisioni di Dürer, e una Madonna con il Bambino del Giampietrino, dal Museo Poldi Pezzoli di Milano. I capolavori del Museo di Sansepolcro come il San Giuliano di Piero della Francesca e il Martirio di san Quintino di Jacopo Pontormo fanno parte del percorso espositivo. ◘

 

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