Nemo Sarteanesi ci ha lasciato: Una vita per l’arte

di Maria Sensi

Se n’è andato, all’età di 88 anni, Nemo Sarteanesi, vero e proprio “nume tutelare” del patrimonio culturale dell’Alta Valle del Tevere, che ha contribuito in prima persona a proteggere e valorizzare anche grazie a restauri esemplari.
“Visse d’arte”, si potrebbe dire, senza timore di essere smentiti. Pittore raffinato, la sua prima esposizione fu nel lontano 1938, invitato a partecipare alla Mostra collettiva del Disegno presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze (che frequentava), cui aderirono i principali artisti italiani, tra cui De Chirico, Morandi, Carena, Carrà, Rosai.
Terminati gli studi in Accademia l’anno successivo, nel 1941 conseguì l’abilitazione alla docenza per il disegno e nel 1947  risultò vincitore di cattedra per l’insegnamento, esercitandolo presso la scuola media “Dante Alighieri” di Città di Castello fino al 1982.
Oltre ad aver fondato le Edizioni d’arte Nemo (1955), continuò a esporre, centellinando gli appuntamenti, sia in collettive (nel 1947 alla Galleria dell’Angelo di Città di Castello con suo fratello Alvaro, Burri e Riguccini), che in personali: alla Saletta Brufani di Perugia (1957), alla Galleria San Luca di Bologna (1977) e nel 1989,  per l’inaugurazione della nuova sede della Galleria delle Arti di Città di Castello.
A lui si devono la nascita e la crescita della Fondazione Burri, di cui è stato colonna portante in stretto rapporto col Maestro, suo grande amico, nonché il progetto museografico dell’ampliamento del Museo del Duomo di Città di Castello, che lo ha visto direttore artistico dal 1965 (cui vanno aggiunti gli onori, ma anche gli oneri, di presidente della Commissione di Arte Sacra di Città di Castello e di membro per i Beni Artistici della Commissione Paritetica con la Regione dell’Umbria quale rappresentante della Conferenza Episcopale Umbra).
Dotato di indiscussa competenza, oltre a seguire numerose attività di restauro e protezione di opere d’arte per conto dell’Associazione per la Tutela dei Monumenti dell’Alta Valle del Tevere (di cui fu membro fondatore), fu “custode” prezioso dei beni conservati nel territorio per conto del Ministero dei Beni Culturali, che nel 1992 lo nominò ispettore onorario per i Comuni di Città di Castello, Monte S. M. Tiberina, Lisciano Niccone e Citerna.
Conservatore anche della collezione della Fondazione Monti Torrioli – Lascito Segapeli Cassarotti di Città di Castello, nel 1994 fu nominato Accademico di Merito all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.
Oltre all’attività capillare “sul terreno”, numerose e di grande pregio sono state le pubblicazioni legate ai suoi studi (per brevità ne citiamo solo alcune): dall’illustrazione e impostazione estetica del libro “Il Parroco di campagna” di N. Lisi per le edizioni Vallecchi di Firenze del 1946, ai cataloghi di Burri (tra cui l’imponente “Burri – Contributi al Catalogo Sistematico” del 1990), “Il Cimitero Monumentale di Città di Castello e l’Opera Laica del Camposanto”, nonché il grande lavoro di progetto, fotocolor e realizzazione grafica del volume di Corrado Rosini «Sulla moda delle grottesche, Prospero Fontana e Paolo Vitelli». E a proposito di quest’ultima citazione, non va dimenticato che proprio Nemo e Alvaro Sarteanesi curarono l’encomiabile restauro degli affreschi della Palazzina Vitelli, lodato anche da Cesare Brandi, fondatore dell’Istituto Centrale del Restauro, nelle pagine del Corriere della Sera (…e come dimenticare i restauri degli affreschi di Luca Signorelli all’Oratorio di S. Crescentino di Morra o quelli di Marco Benefial nella tribuna della Cattedrale di Città di Castello?)
Ma anche le opere pittoriche di Nemo Sarteanesi, in cui si fondono sapienza compositiva e tecnica artistica, sono da riscoprire. Si va dai primi disegni conservati a Firenze (Galleria d’Arte Moderna di Stato; collezione Galleria Contini-Bonacossi; Galleria del Disegno dell’Accademia di Belle Arti), agli affreschi per la sua città natale, che ha contribuito come pochi ad abbellire (“S. Caterina assiste il condannato a morte”, in S. Domenico, “La cieca della Metola” nell’omonima cappella nel Cimitero Monumentale, “S. Emidio” in S. Maria Maggiore, “Madonna delle Grazie”, nella facciata del Palazzo Vescovile, “Paesaggio”, nell’atrio della Scuola media “Dante Alighieri”), alle pitture: i 14 dipinti con la “Via Crucis” e il “Cristo Risorto” per la Chiesa di S. Michele Arcangelo di Userna, la “Beata Florida Cevoli” in S. Veronica o il “San Donnino” per il Duomo inferiore.
In quest’ultimo quadro, risalente al 2003, il pittore – prendendo le mosse da Giotto nella figura maschile alla fonte e da Piero della Francesca per la luce tersa – ci consegna la sua visione pacificata dell’uomo nella natura: due elementi complementari, in cui l’uno non distrugge l’altra ma, cosciente dei suoi limiti e del suo “passaggio fugace” in questo mondo, pone tutte le sue forze a tutela sua e del patrimonio comune.

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