Patologie sociali / Vecchie e nuove dipendenze

Intervista al responsabile del Sert dott. Carlo Minestrini

di Sabina Ronconi

Se fino a qualche decennio fa parlare di dipendenze rimandava l’immaginario collettivo a una certa figura di assuntore facilmente identificabile, oggi il fenomeno si è ampiamente diversificato, arricchendosi di una serie di comportamenti trasversali da un punto di vista sociale e antropologico. Dopo aver lungamente parlato di alcool, droga, ecstasy, dobbiamo prendere in considerazione tutto un filone di altre dipendenze nelle loro più varie manifestazioni da internet, gioco d’azzardo e tanto altro.
Per cercare di capire un mondo sommerso, latente, che molto spesso emerge solo dopo il verificarsi di terribili fatti di cronaca, parliamo con il dott. Carlo Minestrini responsabile del Sert (servizio per le tossicodipendenze) della Asl di Città di Castello cui prima di tutto chiediamo di darci un’idea del problema.
Qual è la natura di un fenomeno che ci pare in continua evoluzione?
Il fenomeno è certamente in continua evoluzione. Oggi abbiamo studi e strumenti sempre più raffinati che ci consentono di indagare e capire meglio il rapporto mente-cervello, come per esempio tutta una serie di esami strumentali che hanno permesso di individuare e catalogare in maniera precisa le malattie psichiatriche e che ci aiutano molto a capire anche i fenomeni di dipendenza.
Le varie dipendenze hanno una base comune?
Per quanto riguarda la natura del fenomeno noi oggi parliamo di addiction (il termine deriva dall’istituto giuridico romano per cui se uno era debitore di una persona ne restava schiavo fino al rimborso del debito) utilizzando questa parola per identificare la perdita di libertà, la schiavitù. Questo, in gradi diversi, è comune a tutte le forme di dipendenza da sostanze e da comportamenti: droghe, alcol, gioco d’azzardo, acquisto incontrollato, internet nelle sue due varianti della dipendenza da chat o social network (il dover costantemente verificare contatti, anche durante la notte) e i così detti giochi di ruolo (che portano all’isolamento a rinchiudersi in camera e non volerne più uscire per paura del confronto con gli altri, si vive una vita virtuale mascherati dietro il proprio avatar). Dall’uso si passa all’abuso e poi all’abuso continuato e alla vera e propria dipendenza che non si riesce a interrompere anche se poi è la ricaduta, la ricomparsa anche a distanza di tempo, l’elemento clinico che ci permette identificare il problema come patologico. Molte persone provano a sospendere ma non riescono e ricadono nel problema, incapaci di controllare la spinta a mettere in atto il comportamento, questa è la limitazione della libertà di scegliere che rende schiavi.
Ci sono soggetti più esposti di altri alla dipendenza?
Ci sono tre elementi: le sostanze o comportamenti che hanno identici effetti sulla persona, i modelli circostanti e l’individuo. Su questi tre elementi, o meglio dalla combinazione di questi, deriva la dipendenza patologica.
Rispetto al nostro territorio qual è la situazione?
La situazione in Altotevere è in linea con i dati del rapporto annuale nazionale presentato al Parlamento, non si discosta da quelli dell’Osservatorio di Lisbona a livello europeo. Quello che può emergere nel nostro territorio è l’alta incidenza del fumo di tabacco e il consumo di alcol in età giovanile. Si consideri che quasi il 30% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni hanno vissuto un episodio di ubriacatura; ma l’età di inizio del consumo di alcol è anche più basso nonostante i divieti di vendita di alcolici ai minori.
Che situazione rileva il Sert?
Il Sert è un osservatorio limitato alla malattia conclamata, rileva “solo” la punta dell’iceberg. Si arriva a rivolgersi al nostro servizio spesso dopo un lungo tempo di latenza dall’inizio dell’uso di sostanze o del comportamento. Questo tempo si accorcia, a vantaggio della riuscita della terapia di recupero, se sono coinvolti soggetti terzi come nel caso di minori (genitori, tribunale dei minori ecc.). Per alcuni tipi di addiction legate per esempio all’azzardo che riguarda una fascia di età più alta, ci si rivolge spesso a operatori privati, quindi il nostro osservatori Sert rileva solo una parte del problema che in realtà è molto più esteso.
Che servizio offre il Sert?
Un servizio multidisciplinare che vede collaborare più competenze per permettere al soggetto di riacquistare la libertà di fare cose che lo soddisfano, tornare a una vita gratificante. Dopo una prima fase di accoglienza e la valutazione che consente un inquadramento medico, sociale e psicologico del soggetto, viene elaborato un progetto terapeutico personalizzato in base alla necessità individuale. Il percorso sarà costruito con modalità diverse e richiederà tempi diversi.
Esiste un progetto di formazione e informazione rivolto ai giovani, agli studenti?
In collaborazione con il Distretto della Asl e i Comuni negli anni scorsi è stato attivato un progetto di strada che ha portato al Servizio molte persone. Oggi si organizzano eventi e manifestazioni, incontri con le scuole che chiedono interventi. Più di tutto si mira al potenziamento della disponibilità dello Spazio Giovani in funzione presso lo stesso Distretto cui i giovani si possono rivolgere per avere informazioni e per parlare. ◘

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