San Sebastiano dei confusi

di Alberto Barelli

«Adesso, purtroppo, siamo di fronte anche a tanto di quel pattume, difficile da nettare, anche per gli studiosi più attenti, che produce confusione e mistificazione in misura maggiore degli apparati di nuova e corretta conoscenza». Come non sottoscrivere la premessa con la quale Roberto Manescalchi apre il volume Piero della Francesca – del ‘San Sebastiano dei confusi’ (Gricignano) e di altre piccole, necessarie, cose, appena edito da Edizioni Grafica European Center of Fine Arts? Sì, perché l’invasione di tesi e letture più o meno strampalate, che rappresenta da sempre uno degli sport preferiti anche nel campo della storia dell’arte, sta da alcuni anni interessando anche Piero della Francesca, che fino a qualche tempo fa sembrava potesse esserne immune. A offrire materia per il coinvolgimento dell’opera di Piero in tale sport è il recente clamore suscitato attorno al San Sebastiano, che l’autore ha ribattezzato ‘dei confusi’, in onore delle parole con le quali il critico Zeri liquidò a suo tempo il preteso ritrovamento della Madonna dei fusi di Leonardo. A far parlare della vicenda è la pretesa attribuzione di tale opera a Piero della Francesca, tesi sostenuta da Vittorio Sgarbi (al quale l’autore riconosce comunque competenza e un indiscusso spessore). Il merito del volume di Manescalchi non sta tanto nell’efficacia con la quale è evidenziata la mancanza di prove e argomenti a sostegno di tale ipotesi, quanto nell’esposizione esauriente e completa delle fonti documentali fondamentali, dalle quali risulta palese la possibilità di poter contare su alcuni punti fermi. Basta scorrere i passi di testi ben noti, che sono riportati per esteso e con dovizia di riferimenti testuali e bibliografici, per rendersi conto, in primo luogo, di come in questo caso non si possa parlare di ‘scoperta’ o di ‘novità’, essendo questione vecchia e a suo tempo già dibattuta e contestata. Palesi risultano le inesattezze relative, per esempio, alla sua collocazione originaria e alle vicissitudini successive. Consultare le fonti e misurarsi con uno scrupoloso lavoro di ricerca è opera spesso ardua, ed è su questo che confida chi pensa, non a torto, che nell’epoca della realtà virtuale sia possibile veicolare le corbellerie più fantasiose. Nel caso del San Sebastiano, grazie al lavoro di Roberto Manescalchi, non ci sono più scusanti.◘

 

 

 

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