Sansepolcro / Il nuovo ponte : un bene o un male per la Valle?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento sul nuovo ponte sul Tevere

di Fabio Marraghini

Viste le forti implicazioni ambientali del progetto del secondo ponte sul Tevere, portato avanti dall’ amministrazione di Sansepolcro per la località Banchetti, esprimo le mie perplessità in merito.
Il progetto appare incompleto; quello preliminare dovrebbe essere organico e completo, anche se articolato in lotti; dovrebbe prendere in esame a priori tutte le problematiche connesse alla realizzazione.
In questo caso, per quanto si è potuto vedere, non è preso in considerazione né come si sottopassa la superstrada E 45, né come ci si immette nella tangenziale, aspetti non marginali.
Lo scatolare col quale via dei Banchetti sottopassa la superstrada è stato costruito per una strada campestre della larghezza di circa 3,50 metri e non risulta idoneo per una strada dalle caratteristiche indicate con percorsi ciclopedonali laterali, né del resto le normative attuali possono ammettere una strozzatura a collo di bottiglia che costituirebbe un grave pericolo per ciclisti e pedoni.
Pertanto risulterebbe necessario allargare lo scatolare con notevole aggravio delle difficoltà tecniche e dei costi.
La rotonda sulla tangenziale che si ipotizza, a ben vedere, è di difficile realizzazione, in quanto l’incrocio è impegnato da costruzioni esistenti, per il valore storico della strada che fuoriesce da Porta del Ponte e per il costo non contemplato.
Tale progetto è direttamente connesso all’ampliamento della zona industriale; tale ipotesi, che determinerebbe un ulteriore consumo di territorio, non appare adeguatamente giustificata senza un preliminare intervento di riqualificazione ambientale dell’esistente.
L’intervento proposto lega principalmente la zona industriale al centro storico di Sansepolcro (con possibili conseguenze negative sul suo assetto), anziché agli altri centri del territorio.
Comunque tale ipotesi dovrebbe essere discussa e verificata a livello intercomunale (con gli altri comuni), visto che si viene a spostare l’asse industriale, ora incentrato sulla direttrice Anghiari – Sansepolcro.
Ma oltre questi aspetti specifici, bisogna tener presenti altre considerazioni di fondo:
La pittura di Piero era fortemente legata al paesaggio della Valtiberina e anche l’ambiente del Tevere è stato più volte evocato. In particolare, nel Battesimo di Cristo, tale ambiente è rappresentato come un luogo di pace e di spiritualità, tanto da farvi svolgere questa sacra rappresentazione.
Storicamente la città è stata sempre fortemente connessa al suo fiume.
Le varie rappresentazioni pittoriche di Sansepolcro ci fanno intendere come due fossero le strade per attraversare il Tevere: una principale (in corrispondenza della uscita da Porta Fiorentina e dello stradone di Anghiari con un ponte in pietra) e una minore, in corrispondenza dell’uscita da Porta del Ponte.
La strada che fuoriesce da Porta del Ponte e va fino al Tevere, ancora sterrata nell’ultimo tratto, ha una forte valenza storica e ambientale ed è rimasta intatta come segno sul territorio. Potrebbe essere l’asse portante di un parco che lega nuovamente la città al suo fiume.
Con l’intervento proposto, il rapporto fra la città e il Tevere, già messo in crisi dalla realizzazione della superstrada, sarebbe completamente spezzato.
Addirittura, non sarebbe più possibile raggiungere direttamente il fiume dalla città a piedi o in bicicletta, ipotesi evidentemente inaccettabile.
A questi aspetti di carattere storico, urbanistico, territoriale, ambientale e paesaggistico occorre anche aggiungere:
il progetto proposto (dalla nuova rotonda della zona industriale allo scatolare sotto la superstrada) non risulta funzionale e autonomamente agibile;
vi sono incertezze relative al finanziamento dell’opera e all’onere finanziario che la città dovrebbe sostenere, anche rinunciando alla manutenzione di opere minori necessarie;
la manutenzione dell’opera sarebbe tutta a carico dell’Amministrazione comunale.
Se ne deduce che il rischio di distruggere una situazione ambientale di grande pregio per la città per realizzare l’ennesima cattedrale nel deserto, incompleta e inutilizzata, è veramente molto alto.
Prima di valutare l’ipotesi di un nuovo ponte dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di un raddoppio del ponte attuale in corrispondenza dell’attraversamento ferroviario e del ponte preesistente in prosecuzione dello stradone di Anghiari, ambedue distrutti alla fine dell’ultima guerra.
Quanto sopra anche in riferimento alla realizzazione della rotonda presso lo svincolo della superstrada, in cui ci si potrebbe innestare. ◘

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