Domenica, 05 Aprile 2020

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La buona pianta

Impresa. Le società Benefit aprono nuovi orizzonti a un modello imprenditoriale compatibile con l’ambiente

34 1Ormai il dibattito sulla inadeguatezza del modello economico, e, a caduta, su tutto ciò che questo modello di “sviluppo” ha comportato e comporta, è sempre più frequente, quotidiano direi. La crescita indiscriminata e non integrata alle vere necessità che regolano la vita del pianeta nel suo complesso ha prodotto una serie di “effetti collaterali”, che stanno gravemente minacciando la sopravvivenza della specie umana e del pianeta. Siamo chiamati tutti a un cambiamento senza dubbio radicale. Come affrontarlo? Da dove cominciare? Sarebbe  necessario che i sistemi economico e produttivo cominciassero a operare un cambiamento dall’interno; cioè che istituzioni e imprenditori cominciassero un percorso di revisione degli obiettivi aziendali e sociali.
Qualcosa del genere è accaduto. Sono nate le Società Benefit. Anche se in pochi sono a conoscenza di questa nuova forma giuridica che dal 2015 esiste nella nostra Costituzione, non bisogna andare molto lontano per farne esperienza, dato che Aboca, il colosso nazionale e internazionale che affonda le sue radici qui in Valtiberina, ha deciso di adottare questa ragione sociale diventando così: Aboca Spa benefit. Ma cosa sono le Società Benefit, in che cosa consiste il cambiamento e in quale modo tale cambiamento può ripercuotersi in maniera positiva
sulla società e sull’ambiente? Per capire meglio tutto ciò abbiamo intervistato il Dott. Massimo Mercati, AD di Aboca Spa benefit, che ha chiarito come sono chiamate a operare tutte le società che assumono la ragione sociale di benefit.

Cosa sono le società benefit e perché Aboca ha deciso di aderire a questa nuova forma giuridica?
Le Società Benefit rappresentano una evoluzione del concetto stesso di azienda che permette di coniugare redditività con sostenibilità. Mentre le società tradizionali esistono con l’unico scopo di distribuire dividendi agli azionisti, le società benefit sono espressione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Le Società Benefit (SB) hanno due caratteristiche fondamentali:
1. esplicitano l’attenzione verso tutti i portatori di interesse, nel proprio oggetto sociale.
2. misurano i propri risultati in termini di impatto positivo sulla società e sull’ambiente, con la stessa completezza e con lo stesso rigore adottato per i risultati di tipo economico e finanziario.
Le SB, in Italia come negli USA, perseguono volontariamente, oltre allo scopo di lucro anche una o più finalità di beneficio comune nell’esercizio dell’attività d’impresa.

Perché Aboca ha scelto di costituirsi Società Benefit?
A questo proposito è opportuno ricordare un po’ la storia dell’azienda, nata nel 1978 dall’intuizione di Valentino Mercati che, in seguito all’acquisto di una fattoria sulle colline toscane, si36 1 appassiona al mondo delle piante medicinali e decide di coltivarle senza il ricorso a sostanze di sintesi chimica (quando ancora non esisteva un inquadramento normativo del metodo di produzione biologica), con la convinzione che l’uomo non potesse fare a meno delle sostanze vegetali per il proprio benessere e per la cura delle malattie.
Salute dell’uomo in equilibrio con quella dell’ambiente. Questo è l’ideale che ha guidato Valentino e lo ha portato, con la moglie Rosetta, a scoprire un universo nuovo, quasi ovunque inesplorato. Su questa base è nata e cresciuta l’azienda che oggi, puntando su innovazione, ricerca e sull’impiego delle tecnologie più avanzate, è diventata leader in Italia e riferimento internazionale per prodotti a base di erbe medicinali. In considerazione di ciò si può comprendere come per Aboca diventare società benefit sia stato un percorso del tutto naturale.

Quante sono allo stato attuale le aziende italiane che si sono convertite in Società Benefit?
In Italia le aziende benefit sono circa duecento, rilevante è che nel nostro settore, ad esempio, si è convertita in società benefit anche una delle più grandi aziende operanti, cioè la “Chiesi farmaceutici”. Questo a dimostrazione che l’interesse verso questo nuovo indirizzo è molto alto, senza trascurare tuttavia il problema tecnic-ogiuridico che comporta, soprattutto per le grandi aziende quotate in borsa, il cambio dello statuto societario, che le espone di fatto al recesso dei soci azionisti e a un riacquisto pressoché totale del pacchetto azionario.

Ed esiste un dialogo fra le Società Benefit italiane ed estere teso a mettere in relazione le varie competenze e formare così dall’interno un fronte compatto di cambiamento nel rapporto tra economia ed ecologia?
Questo è sicuramente uno degli aspetti più interessanti. All’interno delle Società Benefit, e in particolar modo delle Bcorp, esiste un manifesto comune e un continuo scambio di conoscenze per fare in modo che una nuova visione dell’economia, capace di mettere in relazione la produttività con il rispetto dell’ambiente e dell’uomo, sia il più possibile condivisa ed efficace.
Qual è la differenza tra SB e Bcorp?
Le SB attraverso un cambio statutario assumono una modulazione della forma giuridica, mentre le Bcorp sono aziende certificate da un ente terzo e privato che ne certifica modalità e finalità attraverso un report che è di fatto lo stesso utilizzato dalle SB.

Assodato che per Aboca la qualità della materia prima è già al di sopra degli standard richiesti e che, come chiarito nella relazione d’impatto, l’85% dei materiali di scarto è avviato al riciclo, esiste nel comparto-ricerca qualche progetto teso alla revisione di materiali alternativi per quanto riguarda la plastica e i materiali di derivazione petrolifera?
Sì. Ormai da qualche mese abbiamo avviato un gruppo di lavoro per cercare di capire come si possa migliorare l’impatto dei contenitori.
Nell’ambito farma, dove la nostra azienda è di fatto collocata, non è semplicissimo perché chiaramente la prima esigenza è quella qualitativa, quindi certi materiali, anche in conformità con le leggi vigenti, sono difficili da evitare. Crediamo invece importante riuscire a migliorare le condizioni di riciclabilità del prodotto. Ad esempio, per la maggior parte dei nostri prodotti usiamo contenitori in vetro completamente riciclabili. È anche vero che sempre più si comincia a parlare dell’importanza della biodegradabilità del contenuto più che del contenitore. I nostri prodotti sono al cento per cento biodegradabili, mentre molti prodotti che usano principi attivi di derivazione sintetica, e dunque non completamente biodegradabili, hanno una ripercussione sia su chi li assume sia sull’ambiente, che deve sopportarli come scarti di produzione.

La necessità di cercare fonti nuove e rinnovabili è un tema fondamentale, mi riferisco alla possibilità di riuscire a ricavare, come già in piccola parte si fa in Olanda, energia elettrica anche dalle piante. Quale è su questo fronte di ricerca la vostra posizione?
Questo è un discorso necessario quanto delicato. Per quanto riguarda l’agricoltura noi crediamo, senza precluderci a forme sostenibili di innovazioni tecnologico-energetiche, che questa debba avere un ruolo ben definito anche per mettersi al riparo da operazioni rivelatesi insostenibili. Mi riferisco in particolar modo alla colza, di cui si sono fatte produzioni massive, apparentemente “verdi”, ma che di fatto ha prodotto deforestazione e colture intensive altamente inquinanti. Dunque è necessaria molta attenzione quando si tratta di coinvolgere l’agricoltura nello sviluppo di nuove biotecnologie.

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Oltre a fare impresa Aboca partecipa attivamente al dibattito artistico e culturale del Paese. In un momento in cui economia ed ecologia vivono la stessa crisi, quale ruolo possono svolgere arte e cultura nel promuovere una visione maggiormente rispettosa della vita?
Per noi è fondamentale, tant’è che tale approccio è stato inserito anche negli obiettivi del nostro statuto benefit. La cultura attuale guarda il particolare e ha perso di vista la visione d’insieme e dell’essenziale. Il problema vero sarebbe quello di escludere arte e cultura da un dibattito così importante per le sorti del pianeta e dell’uomo stesso. A questo proposito devo dire che ci sentiamo abbastanza soli nel tentare di portare avanti questo tipo di lavoro; e non vuole essere certo una lamentela quanto un ulteriore invito a partecipare da parte di tutti (istituzioni e privati) a un dibattito dove arte e cultura possano essere espressioni fondamentali di un nuovo linguaggio e di una nuova visione capaci di perseguire l’armonia e l’equilibrio tra uomo e natura. L’allarme sui cambiamenti climatici è ormai diventato un grido unanime. Per quale motivo è così difficile sensibilizzare le persone e soprattutto i governi su tali problemi?

38 1Pensa sia un problema di consapevolezza o piuttosto un problema di difesa degli interessi di pochi?
Credo che sia un problema prevalentemente legato agli interessi economici a bloccare l’evoluzione di una consapevolezza, che inizia comunque, timidamente, a farsi vedere. Per quanto riguarda l’impresa devo dire che non esiste in nessun modo una incentivazione economica, che possa aiutare anche chi lo volesse ad attuare quei cambiamenti necessari ad operare in maniera sostenibile. Cambiare la struttura economica globale sarebbe in sostanza anche facile perché l’investimento, rispetto al disastro verso il quale siamo avviati, sarebbe nullo. La speranza vera è che tutti quei movimenti similari al più famoso, quello di Greta, possano riuscire a esercitare una forte pressione sulla politica che si vedrebbe a quel punto costretta a operare in maniera più consapevole sulle tematiche economico ambientali. Con il sistema attuale, i cosiddetti “pochi” continuano a guadagnare talmente tanto che non hanno di certo nessuna voglia di cambiare le regole del gioco.

Quante e quali responsabilità pensa abbia l’Occidente nei confronti del problema ecologico ed economico che stiamo vivendo?
Il pensiero occidentale è alla base di questo disastro. Si è messo l’uomo al centro, come dominatore e sfruttatore della natura. Un concetto antropocentrico che si è rivelato paradigma
efficace, ma insostenibile e che è riuscito a scalzare altre filosofie. Senza dubbio è una concezione che, contrariamente ai suoi presupposti, ha finito per emerginare l’uomo stesso da una visione sistemica e condivisa. E ancora oggi si pensa, del tutto erroneamente, che su quel paradigma si possa costruire il futuro.


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