Venerdì, 10 Luglio 2020

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Mobilità. Una città in cui è difficile muoversi per ciclisti e pedoni

Ma dove vai bellezza in bicicletta

Ho letto che, secondo una recente ricerca, quasi l’80 per cento dei tifernati va in bici. Sono molto dubbioso al riguardo. Scorrazzo in bici su e giù per Castello da più di 40 anni e, in tutta sincerità, tutta questa folla di ciclisti non la vedo. Non perché i tifernati non amino la bici, anzi. Il problema è che la città e la sua periferia non sono affatto attrezzate per facilitare il traffico ciclistico che, al contrario, è talvolta difficile e spesso addirittura pericoloso. Quindi, quell’80 per cento, prendiamolo come un auspicio di quello che potrà essere, se ci sarà una svolta soprattutto di carattere urbanistico. Da questo punto di vista, novità importanti possono venire dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) adottato dall’amministrazione comunale 30 1di Città di Castello con delibera n. 113 del 17 giugno 2019. I suoi principi generali sono del tutto condivisibili: si parla espressamente di promuovere la ciclabilità in campo urbano e di individuare “un sistema di percorsi (nuovi ed esistenti) finalizzati a mettere in comunicazione i quartieri della città con i principali servizi”. Il Piano è corredato da una interessante artografia, che traccia gli interventi progettati o da progettare.
Parliamo dunque di buone intenzioni e di progetti che – considerato come vanno le cose in Italia – per essere realizzati richiederanno tempo (forse molto tempo). Ammesso dunque che da un punto di vista politico-amministrativo la via da percorrere stia per essere segnata, vediamo come siamo messi al momento a Città di Castello, segnalando soprattutto le tante vulnerabilità su cui lavorare.

La piste ciclabili esistenti Da Regnano allo stadio. La ciclabile da Regnano alla zona industriale, per come è oggi, si configura più che altro come una dorsale per i ciclisti che vogliono muoversi lungo la zona industriale. Di fatto “muore” appena imbocca via Grandi (di fronte agli uffici Abbondanza). Procedere in bici lungo via Morandi è pericolosissimo. La ciclabile poi ricompare poco prima della rotonda “Rita Montalcini” (al Mac Donald, per intenderci), permette di bypassare il viadotto della Tangenziale Apecchiese e riporta in viale Europa. Ma lì “muore” di nuovo, confondendosi con lo stretto marciapiedifino allo stadio. Un altro breve tratto di ciclabile conduce da via Di Vittorio a viale Europa e permette di evitare la rotonda di ingresso alla zona industriale dalla Tiberina 3Bis; tuttavia non esiste un collegamento riconoscibile con la ciclabile che, appunto, “muore” in via Grandi. Il PUMS vorrebbe trovare il modo di “allacciare” questi tratti di ciclabile, così da rendere percorribile in bici il tratto da Regnano fino a porta San Giacomo e, quindi, al centro storico.

Dal palazzetto dello sport all’ospedale. Gratifica vedere quanta gente passeggia o gira in bici in questo percorso ciclo-pedonale, che si configura come circuito. Significa che la popolazione coglie immediatamente le opportunità che le si offrono. Basterebbe poco per dare a questa ciclabile una maggiore ampiezza e ariosità. Infatti, nella parte più alta, se invece di andare all’ospedale si rigira verso la città, essa attualmente finisce proprio all’imbocco di viale Aldo Bologni. Il PUMS si propone di farla proseguire lungo l’ampia via Spadolini fino al torrente Scatorbia e da lì scendere verso il Centro Commerciale Belvedere e agganciarsi al Sentiero Gabriotti. Da lì potrebbe salire al cimitero e inserirsi facilmente nell’altro percorso ciclo-pedonale molto apprezzato dai tifernati, che conduce fino a Fontecchio. Se attuato, questo progetto aprirebbe opportunità enormi per salutari passeggiate nelle vicinanze della città.

Il “giro delle quattro porte”. Si chiamava così, un tempo, la circonvallazione. Al momento vi sono due spezzoni di pista ciclo-pedonabile, tra piazza Garibaldi e porta San Giacomo e ai28 1 Frontoni. C’è ancora molto da fare. Il PUMS la mette tra le opere da completare. Chiaro che il punto critico è la strettoia con curva sotto le mura del Cassero. Quel breve tratto è così pericoloso da bloccare lì ogni “giro delle quattro porte”. L’amministrazione afferma di voler trovare sotto il viadotto della superstrada, invece che a ridosso dello sbocco del torrente sul Tevere, lungo la ciclabile: nella cattiva stagione a lungo il ponte era praticamente irraggiungibile, oltre che scomodo. Ora per chi vuole fare un bel giro lungo in bici o a piedi, la pista del Tevere funziona alla grande.

Tra periferia e centro storico Per chi vorrebbe andare in bicicletta le comunicazioni tra i quartieri più popolosi della periferia e il centro storico sono assai problematiche. Con spiacevoli ripercussioni di carattere sociale. Infatti, se ci lamentiamo che il centro storico è sempre più vuoto e abbandonato a se stesso, con attività commerciali in difficoltà o costrette ad andar via, è anche perché lo si raggiunge male dalla periferia, dove i più vivono. Cerchiamo di dare una valutazione concreta alle varie situazioni.

Quartiere Madonna del Latte. Una sola strada conduce al centro: viale Aldo Bologni, che poi diventa viale De Cesare. La strada è transitatissima in ambo le direzioni; marciapiedi fatiscenti, troppo spesso occupati da auto in sosta. Si tratta di poco più di un chilometro: camminando una dozzina di minuti sei in centro; in bici bastano 3 o 4 minuti. Ma i pochi che ci provano lo fanno a loro rischio e pericolo. È sicuramente una priorità, ma non mi sembra che il PUMS trovi una soluzione per un traffico ciclistico sicuro e “in piano” lungo i viali Aldo Bologni e De Cesare.

Quartiere La Tina-Salaiolo. Per i ciclisti oggigiorno son dolori… Puoi andare al centro o attraverso il sottopasso ferroviario presso la Scuola Agraria, o immettendoti in via Abetone e poi in via Ferrer. Nel primo caso è già pericoloso percorrere la trafficatissima via Moncenisio; poi ti trovi di fronte quel profondo sottopasso che va giù ripido e poi si inerpica con pendenze da la possibilità di “allontanare il traffico veicolare dalle mura”.

Lungo il Tevere. Per anni mi son goduto in mountain bike il percorso lungo il Tevere, quando esso – ancora allo stato grezzo – partiva da Castello e finiva poco oltre Piosina. Poi è stato fortunatamente ampliato, prolungato e ben ripulito. Peccato l’errore iniziale di aver posto il ponte sul torrente Riosecco praticamente.
Giro d’Italia. Troppi rischi e troppe difficoltà per i ciclisti! Nel secondo caso devi passare per l’assurdo incrocio in curva tra via Abetone e via della Tina, totalmente privo di visuale; quindi prosegui per via Ferrer tra due file di macchine in sosta, con il traffico che ti lambisce; arrivato all’incrocio con viale De Cesare, l’ultima asperità: il sovrappasso sulla ferrovia su una strada di gran traffico su entrambi i sensi di marcia; dulcis in fundo, unabella rotonda. Non proprio il massimo per chi va in bici. Cosa propone il PUMS? Dalle linee progettuali tracciate nelle sue carte mi pare che si preveda solo una ciclabile lungo viale Moncenisio; non si danno soluzioni alle altre vulnerabilità.

29 1Quartiere Montedoro-San Pio. La più diretta via di accesso al centro è via Martiri della Libertà. Un disastro… Dalla chiesa di San Pio alla Tiberina TreBis (mezzo km) devi prima superare un incrocio privo addirittura di passaggio pedonale; poi trovi il passaggio a livello che ti costringe a un pelo dal traffico; più in là c’è la strettoia a fianco della Rosticceria Mirco. Un percorso a ostacoli irto di difficoltà per i pedoni, figurati per i ciclisti. Il PUMS fatica a trovare delle soluzioni, in realtà difficili; propone un paio di zig-zag verso il centro. Vedremo, all’atto pratico…

Quartiere Graticole. Il ciclista avrebbe due opzioni. La prima sarebbe scendere in città lungo via Moncenisio: assolutamente sconsigliabile (vedi quanto detto per il quartiere La Tina-Salaiolo). Le seconda è via Pieve delle Rose: ma è una strada senza alcuna protezione per i ciclisti (e in alcuni punti nemmeno per i pedoni!). Anche lì bisogna superare un sottopasso ferroviari o abbastanza ripido, che sbuca nell’ultimo tratto della via, verso il semaforo: un pezzo di strada rischiosissimo per tutti, senza marciapiedi, senza niente… È bene che la gente non si azzardi ad andarci in bici! In questo caso il PUMS propone una interessante ciclabile trasversale dalle Graticole a porta San Giacomo.

Sobborgo di Riosecco. Venire da Riosecco in centro in bici è praticamente impossibile. Il tratto protetto per ciclisti lungo la Tiberina 3Bis finisce al centro commerciale “Castello”.

Peggio, molto peggio, pure per i pedoni, è avventurarsi in centro dal cosiddetto Quartiere Ecologico lungo Via Marinelli. La grande rotonda Rosalind Franklin (quella lungo la Tangenziale Apecchiese), che dirotta il traffico verso ospedale, Graticole e Riosecco, si erge di fatto come una diga insormontabile per ciclisti (e per pedoni!). Mi domando: chi l’ha progettata (e chi in Comune ha dato il via libera al progetto…) non si rendeva conto che quella rotonda è un punto strategico di comunicazione tra periferia-nord e centro? Non è venuto in mente a nessuno che bisognava salvaguardare anche il passaggio di ciclisti e pedoni? Il PUMS suggerisce di convogliare il traffico ciclistico in direzione di porta San Giacomo sia dal lato dello stadio (in collegamento con la ciclabile da Regnano), sia lungo la linea ferroviaria, fino alle Graticole.

Quartieri Casella e Pescidoro. Le uniche strade per raggiungere il centro sono, rispettivamente, la Tiberina TreBis e la Cortonese. Poche centinaia di metri da fare. Il pedone ha il suo31 1 marciapiede, ma mancano del tutto spazi protetti per le bici. Il PUMS trova una soluzione molto lineare solo per la Casella, passando per gli Zoccolanti e la Scuola Media di via Collodi, verso piazza Garibaldi.

Quali priorità

Le ciclabili non devono servire solo per chi ha voglia, o bisogno, di fare esercizio fisico; o per chi ama la mountain-bike. Lo sportivo in qualche modo sa come cavarsela. Esse dovrebbero soprattutto servire ad agevolare le comunicazioni in bicicletta all’interno dei centri abitati; anche per chi si muove su una modestissima bici da passeggio. È ovvio che si tratta di una scelta di carattere eminentemente ecologico e sociale, di stile di vita, di concezione del centro urbano. Dunque è auspicabile che si metta subito mano ai tratti di ciclabile che permetteranno una più agevole comunicazione “ciclistica” tra le periferie e il centro storico.

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