Martedì, 31 Marzo 2020

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Destra padrona

Redazione l'Altrapagina

Tutto tace. Tutto è immobile. Eppure qualcosa di grosso è successo nelle ultime elezioni regionali. Se ne sono accorti i “capi” del centro-sinistra di Città di Castello? Non sembrerebbe…

img117Ancora non sono riusciti nemmeno a sistemare le tre caselle dell’organigramma amministrativo determinate dall’elezione di Michele Bettarelli nel Consiglio regionale. I castellani aspettano di sape- re chi sarà il vice-sindaco (anche se si dà per certo Luca Secondi) e soprattutto chi dovrà prendere in mano due assessorati “di peso”: bilancio e cultura. A oggi (9 dicembre), il sindaco Bacchetta non ha dato alcuna delega. Non solo: non ha nemmeno spiegato perché ci voglia così tanto per nominare i due assessori, considerato che si dà per certo un rimescolamento delle deleghe tra gli attuali. Che ci siano contrasti politici? Oppure rivalità personali? Non si sa…

Si sa invece che di eventuali contrasti o beghe ai castellani non frega proprio niente. Si sa che sono in gran maggioranza stufi di quest’andazzo e che hanno mandato un messaggio chiarissimo con le ultime elezioni. E, purtroppo, si sa che gli attuali amministratori questo messaggio non l’hanno ancora capito. Danno proprio l’impressione di gio- cherellare – o peggio, di litigare – sul ponte della nave mentre essa sta già affondando. Come dire: ancora per qualche mese ci siamo noi, al potere; godiamocelo fino in fondo!

Fino alla primavera del 2021. Poi la resa dei conti. Eppure il centro-sinistra lo avrebbe il tempo per tentare una difesa estrema. Basterebbe avviare un dibattito serio e senza pregiudiziali tra le varie anime del centro-sinistra; basterebbe cominciare a mettere insieme progetti amministrativi innovativi; basterebbe aprirsi ai giovani e a energie nuove, radicalmente nuove. Ci sarebbe una Città di Castello alternativa alla destra. Ma, in questo centro-sinistra ormai drammaticamente minoritario, ci sono leader pronti a far partire il confronto e il rilancio politico? Se ci sono, in tutta serenità e onestà, noi non li vediamo.

Intanto la destra gode. Come il centro-sinistra, non fa niente. Ma a lei basta aspettare e predare. Cosa ben diversa è avvenuta in Regione, dove la neo Governatrice Donatella Tesei in soli dieci gior- ni ha messo in piedi la nuova Giunta. Salvini aveva chiesto subito un cambio di passo, affermando addirittura che seguirà da vicino gli sviluppi del nuovo governo regionale. Un tutoraggio significativo, perché da come andranno le cose nella Regione conquistata da poco, dipenderà anche l’immagine che la Lega vuole accreditarsi come capacità di governo in vista dello scontro finale in Emilia e Romagna e per il governo del Paese.

Non a caso ha piazzato alla Sanità un uomo di sua fiducia, Luca Coletto, un pretoriano non di primo pelo, con l’incarico di presidiare l’assessorato più ambito della Giunta Tesi: quello dove passa l’80 per cento del bilancio regionale e, come si è visto in passato, il traffico prevalente delle influenze elettorali. «Sono felice per l’amico Coletto, per la gente umbra e per il significato che ha la sua nomina per la storia della sanità veneta» ha affer- mato Luca Zaia dal Veneto. Si tratta dunque di un fatto rilevante, e la Lega intende seguire dal centro, anzi dal nord, gli sviluppi di una operazione delicata, ovvero il primo passaggio di gestione di una Regione rossa nelle mani della Lega. Un vero test in prospettiva dello scontro sull’Emilia e Ro- magna .

Il curriculum del neo assessore parla chiaro: la condanna in via definitiva per un episodio di raz- zismo avvenuto nei prima anni duemila, quando il geometra era assessore al Comune di Verona, è stato fatto pesare dal Pd. Ma le armi dei piddini sono spuntate e non avranno efficacia se il partito non riuscirà a recuperare una identità e un orizzonte politico credibili.

 

 


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