Martedì, 07 Aprile 2020

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Cultura. Recensioni: Andrea Camilleri

Sulle tracce di un cantastorie

img360Confesso, con Neruda, che ho vissuto». Inizia con queste parole la speciale a tobiografia (Segmenti di fumo) scritta a 88 anni suonati. Quando il successo di pubblico (oltre18 milioni di copie di libri venduti, oltre cento titoli tradotti in 120 lingue, oltre un miliardo di spettatori delle traduzioni televisive dei suoi romanzi) è certificato, ma il suo nome è assente dalle storie letterarie del Novecento come da quelle del primo ventennio del Duemila.

Camilleri è un caso letterario che merita una speciale attenzione. Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, morto a Roma il 17 luglio 2019, è stato regista e attore, ha percorso un’ap- prezzabile carriera in RAI, per 20 anni ha insegnato regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica, ha realizzato notevoli produzioni per la televisione pubblica (cfr. Le inchieste del Commissario Maigret), ha collaborato con riviste italiane e straniere. La trasposizione televisiva delle in- chieste di Montalbano ha superato il miliardo e mezzo di spettatori, è stata trasmessa in 63 paesi e tradotta in 40 lingue. Come attore, è stato protagonista di speciali performances, fino alla straordinaria Conversazione su Tiresia messa in scena l’11 giugno 2018 al Teatro greco di Siracusa.

L’intellettuale siciliano nella sua vita ha testimoniato una straordinaria coerenza morale e politica (cfr. Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, Bompiani, 2018 e Camilleri sono, “Micromega”, 5/2018). Giovanissimo si è collocato in un’area specifica di condanna del fascismo; nei 70 anni della storia repubblicana italiana ha conservato, con orgoglio, rigore e autonomia di giudizio su eventi politici e culturali. Nell’attività di scrittore e di uomo di spettacolo è stato fedele al rigore morale degli anni giovanili.

L’inventore di Vigata è un singolare moralista. Pensa all’esistenza come al «tentativo quasi mai riuscito di trovare un difficilissimo equilibrio tra ragione e sentimento»; è lucidissimo nell’affermare che la cultura «è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione»; pensa che scrivere sia una scelta morale innanzitutto e che ogni romanzo parli comunque dell’uomo; è consapevole che inventare una lingua diversa dalla lingua nazionale e dal dialetto sia una scelta di campo, culturale e politica, a difesa delle lingue (e dei popoli) più deboli, in contrapposizione alle lingue e ai poteri sovranazionali più forti. È artista per vocazione e per cultura, scrittore civile per antonomasia. Scrive poesie fin da giovane, attraversa il teatro e il cinema, approda alla narrativa alla fine degli anni Sessanta, diventa autore di successo negli anni Novanta, intraprende un singolare cammino di impegno morale e politico, che fa della letteratura la spazio privilegiato in cui affermare la propria concezione del mondo e della narrativa l’impegno sociale della sua vita. Prima sceglie il romanzo poliziesco (La mossa del cavallo, 1999), poi si dedica alle Favole al tramonto (2000), ai romanzi storici (Il re di Gir- genti, 2001) e ai romanzi-biografie (Il colore del sale del 2007 e La vucciria del 2008). Fino al racconto, del 2019, che registra lo smantellamento del Commissariato di Vigàta e l’apparizione della misteriosa goletta Alcyon: Il cuoco dell’Alcyon.

Come arriva al romanzo giallo lo scrittore «italiano» nato in Sicilia? Attraverso l’«innamoramento» per i polizieschi, europei e no. Certo, non è assente la tradizione letteraria siciliana (da Pirandello a Sciascia e oltre), ma la scelta del Commissario Montalbano (1994, pubblicazione de La forma dell’acqua) da un lato è un significativo omaggio alla narrativa di Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003), creatore della serie di gialli che hanno come protagonista Pepe Carvalho, dall’altra è la consapevole scelta di una via italiana al “giallo civile e sociale”.

Andrea Camilleri dal 1994 al 2019 (L’altro capo del filo) dà alle stampe oltre 100 opere, non solo narrative. Un successo senza precedenti raggiungono i romanzi che hanno come protagonista il commissario Salvo Montalbano: sono scritti con la tecnica ispirata all’ordine della geometria classica (e all’esempio di George Simenon - 1903-1989) e nella neo-lingua vigatese (“una lingua inventata”, una creazione geniale, con radici nella cultura classica dell’autore), costruita prevalentemente con il ricorso alla lingua

Matteo Martelli


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