Martedì, 14 Luglio 2020

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Le idi di Bacchetta

COMUNE: La nomina del nuovo Presidente del Consiglio comunale ha portato la Giunta sull’orlo di una crisi

le idee di bacchetta internoTanto tuonò che piovve. Il temporale si è abbattuto sul Consiglio comunale cittadino per la nomina del nuovo Presidente dell’Assemblea, dopo che Vincenzo Tofanelli ha preso il posto di assessore lasciato vacante da Michele Bettarelli, diventato consigliere Regionale. Ci sono voluti quasi quattro mesi per la semplice sostituzione di un posto vacante. Un tempo infinito, se paragonato a prassi istituzionali di rango superiore: per formare il governo Conte I sono stati impiegati tre mesi, per il Conte II sono state necessarie poche settimane. Fatti i debiti raffronti, significa che gli equilibri di Giunta sono andati in frantumi.

I fatti sono questi. La maggioranza avanza legittimamente la propria candidatura alla Presidenza del Consiglio Comunale, Francesca Mencagli. Dopo la prima votazione, andata a vuoto, Filippo Schiattelli, eletto nelle file del Partito Socialista di Bacchetta, si autocandida, sparigliando le carte della maggioranza. E alla terza votazione, invece dei 19 voti previsti (19 sono i consiglieri di maggioranza, 7 quelli dell’opposizione), la Mencagli viene votata da 12 consiglieri. Anche Schiattelli ottiene 12 voti così suddivisi di: 3 socialisti, compreso il capogruppo Morani, uno del Pd, due di Castello Cambia, due di Tiferno insieme, uno di Fd’I, uno di FI, uno Lega, uno indipendente ex Lega. Passa Francesca Mencagli non per consenso, ma per ragioni anagrafiche: è più anziana. Il panorama che esce dal voto cambia totalmente volto alla maggioranza: transfughi della opposizione vanno in soccorso a Bacchetta (Gasperi), altri della maggioranza votano contro la maggioranza e le opposizioni di destra e di sinistra votano insieme. Nel motivare la sua candidatura a Presidente del Consiglio, Schiattelli fa un intervento di una durezza inaudita. Il consigliere, infatti, parla di mancanza di democrazia, di decisioni prese nelle segrete stanze, di politiche personalistiche, come se fosse stato sempre all’opposizione e non un consigliere comunale eletto nel Psi, che in questi anni aveva approvato alla lettera l’operato amministrativo. In altre parole si consumano, sotto gli occhi di tutti, consociazioni e tradimenti. Tutti i sostenitori di Schiattelli puntano al bersaglio grosso: colpire Bacchetta per la resa dei conti finale tutta interna alla maggioranza, in cui si inseriscono disordinatamente le opposizioni pur di portare a casa uno scalpo da esibire. L’imboscata induce il Sindaco a minacciare le dimissioni: minaccia esibita e subito rientrata.

Cosa dice tutto ciò? Che la situazione della città è allo stato comatoso, da molto tempo. La vicenda umilia sia le istituzioni sia la classe dirigente che ha governato e sgovernato la città, e una maggioranza scarsamente attenta ai richiami, spesso critici, che le venivano rivolti. Di fronte al rumore di fondo che stava montando dall’interno e dall’esterno si è chiusa in una proterva sicumera, barricandosi nella istituzione. E, come sempre accade quando si tira troppo la corda, il castello è venuto giù all’improvviso, travolgendo tutto il sistema. La responsabilità maggiore per aver portato la massima istituzione cittadina e la politica a un così basso livello pesa soprattutto sulle spalle del Pd, mostratosi incapace di porre un argine a una degenerazione che solo i ciechi o le Cecchini potevano non vedere. L’ex assessore regionale e Bacchetta sono stati gli interpreti di una stagione politica ormai superata nei voti, quella regionale, e nei fatti, quella comunale. Sono stati entrambi i collettori di un sistema di potere che non rispondeva a esigenze reali, ma a una rete di poteri e di aggregati portatori di interessi particolari, se non addirittura personali, in ogni caso sempre meno ancorati alle esigenze della comunità. Ma se in Regione il lavoro “sporco” è già stato fatto, in Comune c’è il rischio di continuare a vivacchiare, preparando le condizioni per servire il testimone del comando della città alla Destra alle prossime elezioni amministrative.

Questa è stata anche la sconfitta di chi ha continuato a sostenere Bacchetta, motivando che dietro di lui c’era il nulla, senza capire che quel nulla ha costituito una zona franca all’interno della quale si è potuto tessere una ragnatela fatta di furbizie, di promesse, di piccoli vantaggi personali che hanno trasformato una larga platea di cittadini in clienti e i diritti in favori. Insomma la politica dei furbetti è andata al potere a Città di Castello con la correità di un Pd irriconoscibile e la presunta intoccabilità del primo cittadino. Di questa politica Bacchetta è stato un interprete impareggiabile, osannato e circuito da signorsì e lacché. Ma le idi della vendetta, prima o poi arrivano quando la gestione del potere diventa un fatto personale, privato e autoreferenziale. La sua reazione è stata veemente, ma le minacce di dimissioni sono state un coup de théâtre non riuscito per manifesta impraticabilità: la decadenza da Sindaco, infatti, avrebbe automaticamente provocato anche la sua decadenza da Presidente della Provincia e, senza essere riuscito a mettere piede in Regione, sarebbe piombato dalle stelle alle stalle.

A questo punto, si aprono due focolai di crisi interni alla maggioranza: il primo tra Psi e Pd. Il partito di maggioranza relativa a questo punto potrebbe uscire allo scoperto e chiedere le dimissioni del Sindaco. Il secondo riguarda la fronda interna al Psi aperta da Schiattelli e dal Capogruppo Morani. Ciò significa che gli equilibri sono cambiati non solo in Giunta ma anche all’interno del Psi, dove Bacchetta appare improvvisamente fragile e la sua primazia contendibile. Un Sindaco sfiduciato dal suo stesso partito e salvato da un voto della opposizione (Gasperi) non ha più legittimità per ricoprire la carica di primo cittadino, secondo le leggi della politica e del maggioritario con apparentamento. Il cerino è così passato nelle mani del Pd, per il quale non sarà facile condurre a termine questo finale di partita, visto che anche un suo aspirante assessore (Domenichini) ha votato contro la maggioranza.

le idee di bacchetta 2Come potrà il Psi tollerare che Schiattelli rimanga nel Psi? Illazioni di corridoio dicono che il dissidente sia già proiettato verso Perugia alla sequela di Nilo Arcudi, personaggio salito agli onori della cronaca a seguito dell’indagine del Procuratore della Repubblica di Catanzaro Gratteri sulla presenza della ‘ndrangheta in Umbria, in cui compare anche il suo nome. Non possiamo entrare nel merito di illazioni – né, tantomeno, dell’indagine –, ma pare assai improbabile che la bomba esplosa nel Psi non produca effetti. In ogni caso, si fa ancora una volta un grande favore alla Destra, a cui basta, come s’è visto in Regione, rimanere alla finestra a godersi questo tramonto litigioso della Sinistra per aumentare i consensi. Tuttavia, quando si aprono stati di crisi, paradossalmente si liberano energie nuove, e sarebbe triste non saper cogliere questa opportunità per ridare alla città e al territorio quello che si merita: più partecipazione, più trasparenza, più società civile; meno cooptazione, meno propaganda, meno mandarini della politica. Occorre un protagonismo dal basso come uscita di sicurezza dalla palude.

Di Rariero La Valle


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