Domenica, 05 Aprile 2020

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Speciale: Antisionismo e antisemitismo

antisemitismo1Zochrot”, in ebraico, significa “loro (al femminile !) si ricordano”.
Erano imbarazzati i giovani pacifisti israeliani ebrei nello scegliere il nome della loro nuova Ong che doveva ricor­dare la Nakba, la “pulizia etnica” dei palestinesi dalla loro terra tra il 1940 e il 1948 (catastrofe in arabo). Dovevano dare un nome che signifi­casse “ricordarsi”, “vi ricorderete”, senza inter­ferire con l’ebraico lizkor o yizkor, troppo vicini alle cerimonie del ricordo della Shoah o ai sol­dati ebrei caduti in combattimento. E dunque, i pacifisti ebrei israeliani, hanno optato per “Zochrot”, nome al femminile che non disturba la grande simbologia del vissuto ebraico rap­presentato dalla Shoah e dai caduti di Tsahal, (esercito israeliano). In Israele, oggi, “Zochrot” è diventata una associazione di pacifisti isra­eliani che sfidano coraggiosamente «l’entità coloniale israeliana» senza fare sconti e senza adagiarsi (democraticamente!) nell’atteggia­mento politically correct. Sfidano l’apparato violentemente repressivo dello Stato d’Israele che rifiuta come la peste di ammettere che la nazione israeliana è nata sulle ceneri della “pu­lizia etnica” del popolo palestinese. I fondatori di “Zochrot” sono gli ebrei israeliani Éléonore Merza Bronstein e Eitan Bronstein Aparicio. Sono stati accusati (naturalmente!) di essere ferocemente antisionisti.

Antisionismo è uguale ad antisemitismo?
1) Exil et souveraineté titola così il libro (in francese, non tradotto in italiano) dello stori­co ebreo israeliano Amnon Raz-Krakotzkin. Parla di “esilio”; della inseparabilità di quello ebraico da quello palestinese. Discute di come è stata creata la nozione di “popolo ebraico” e di come il Sionismo si fondi sostanzialmente su una certa teologia e sul messianismo. Raz- Krakotzkin è un irriducibile antisionista. 2) Yitzhak Laor è, per molti, il maggiore poeta ebreo israeliano vivente. Nella sua produzio­ne letteraria mette in luce “il nuovo filosemiti­smo” europeo e israeliano e che cosa significa appartenere al “campo della pace” in Medio Oriente. Cita, senza complessi e criticandolo implacabilmente, “Lo Stato ebraico”, l’opera fondamentale di Theodor Herzl (il fondatore del sionismo): «Per l’Europa, noi saremo come un muro contro l’Asia, saremo i difensori del­la cultura contro i selvaggi (Scriveva Herzl). Ogni nostra relazione con le nazioni europee garantirà la nostra esistenza in quanto Stato indipendente». In Israele se si nomina Y. Laor si viene immediatamente tacciati di essere an­tisionisti esaltati. 3) Ilan Pappe, Norman G. Finkelstein, Shlomo Sand, Amira Hass, Jeff Halper, Michel Warschawski, Ella Shoat, Do­minique Vidal, Shashana Madmoni-Gerber, Ivan Segre, Bettina Muller, Cindy Levit, Oren Yiftachel, Moni Ovadia, Pierre Stambul, Ri­chard Falk, Mico Peled, Bertrand Heilbronn, Eva Illouz, i rabbini di Neturei Karta e quelli “Per i diritti umani”, solo per citarne alcuni tra le migliaia e migliaia di ebrei che variamente criticano l’ideologia sionista. Tutti storici, let­terati, studiosi, artisti, religiosi, ebrei arabi ed ebrei occidentali. Tutti antisionisti senza se e senza ma. Tutti che sposano, senza incertezze, la frase famosa “Not In My Name !”.

Boicottare Israele è un segno di antisemiti­smo?
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Il 17 maggio del 2019 il Parlamento tedesco (Bundestag) ha definito “l’argomentazione e i metodi del movimento BDS” (Boicottaggio-Di­sinvestimento-Sanzioni) come pratiche antise­mite. David Kaye, responsabile della protezione della libertà di espressione, Clemente Nyaletsos­si Voule, responsabile del diritto di riunione, Michel Forst, responsabile degli attivisti per i diritti umani, Michael Lynk, relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Ahmed Shaheed, responsabile della libertà religiosa, tutti funzio­nari responsabili all’interno delle Nazioni Unite, hanno dichiarato: «La risoluzione interferisce, in modo sproporzionato, con il diritto di espri­mere il proprio sostegno al movimento BDS». L’Assemblea Nazionale francese ha votato, nel dicembre del 2019, una risoluzione in cui defini­sce l’antisemitismo come «Una certa percezione degli ebrei che può manifestare un certo odio verso di loro... L’antisemitismo come manifesta­zione retorica e fisica...» (Sembra di essere in­terrogati, sotto tortura, da una sorta di tribunale inquisitorio come ai tempi di Torquemada !). A nulla è valso l’appello, lanciato da 127 intellet­tuali, scienziati e accademici ebrei del mondo intero, a non votare alcuna risoluzione perché l’equiparazione dell’antisemitismo con l’antisio­nismo diventa fortemente problematica e, «per numerosi ebrei che si considerano antisionisti, questo amalgama è profondamente ingiurioso». Il nuovo governo conservatore britannico si è impegnato a «Vietare agli enti pubblici di impor­re boicottaggi diretti o indiretti, campagne di di­sinvestimento o sanzioni contro paesi stranieri». Contemporaneamente Eric Pickles, inviato spe­ciale del governo britannico per le questioni post Olocausto, ha subito dichiarato: «Il BDS è an­tisemita e dovrebbe essere trattato come tale».

Voci lontane, critiche del Sionismo e filose­mite.
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Il 4 dicembre del 1948 lo scienziato Albert Ein­stein e la filosofa Hannah Arendt, con altri uo­mini di cultura americani, fanno pubblicare, sul New York Times, una lettera nella quale si de­scrive, crudamente, il loro pensiero sul fonda­tore del “Partito della Libertà” (Tnuat Haherut) Menachem Begin: «... ha apertamente predica­to la dottrina dello Stato Fascista...all’interno della comunità ebraica hanno predicato un mi­sto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale... Ciò è, senza ombra di errore, il marchio di un partito Fascista per il quale il terrorismo (contro ebrei, arabi e ingle­si), con le false dichiarazioni, sono i mezzi (di propaganda)...». Menachem Begin è stato un Sionista intransigente, insignito del Nobel, nel 1978, per aver fatto la pace con l’Egitto. Ahad Ha’am era un ebreo di origine russa. Visse tra il 1856 ed il 1927. Era considerato il più grande studioso, filosofo e umanista del suo tempo. Si dichiarava un “Sionista spirituale” a differenza dei sionisti politici. Era indignato che (siamo ancora agli inizi del secolo scorso): «I nostri fratelli in Palestina trattano gli arabi con osti­lità e crudeltà, li privano dei loro diritti, li of­fendono senza motivo e perfino si vantano di questi atti...». Uri Avnery non ha bisogno di pre­sentazione, abbiamo più volte fatto tesoro del suo aiuto, citandolo ripetutamente. Nel 1968 è stata data alle stampe una sua pubblicazione dal titolo originale “Israel Without Zionists”. Scriveva Avnery: «Per Israele l’adesione a una grande Confederazione semitica (arabi, ebrei, quelli che parlano l’amarico, ma anche quelli di cultura semitica: turchi, kurdi e persiani) si­gnificherebbe chiudere il capitolo sionista... un Israele come Stato integrato nella sua Regione, che partecipa alla lotta della sua Regione per il proprio progresso e la sua unità » (Quale splen­dida utopia messianica !). Si può essere criti­ci del Sionismo e amici degli ebrei e di tutti i popoli semiti presenti in quell’area geografica, senza essere tacciati di antisemitismo? Grazie, Liliana Segre, di diffidare del razzista Matteo Salvini.


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