Domenica, 27 Settembre 2020

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Il decalogo per Piazza Burri

Urbanistica: E' stata descritta la road map dell'opera

piazza burri1Le ultime notizie sulla saga (ormai si può chiamare così) di piazza Burri sono sta­te presentate alla gentile clientela in uno degli ultimi Consigli comunali. In quel­la seduta l’Amministrazione comunale ha annunciato, con soddisfazione, che Piazza Burri si farà. Era già stato detto nel 2016, ma anche prima nel 2011, ma anche prima nel 2008, 2007, 2006 e il conto alla rovescia va molto indietro fino a risalire al secolo scorso. E sarebbe stato poco carino lasciare orfano del lieto annuncio il 2020 appena inaugurato. Questa volta è stato stilato un vero decalogo, dieci punti per arrivare alla realizzazione del progetto. Primo: gli Emirati sono tornati a casa. Non fa­ranno parte del progetto. Per fortuna! Anche se non è stato reso noto il motivo del loro dietro front. Ma ormai la città è abituata a conoscere i fatti a cose avvenute.

La Fondazione, bisogna ricordare, è un soggetto privato e a caval priva­to non si guarda in bocca. Anche se fa gli affari pubblici. Secondo: la Piazza sarà fatta dalla Fondazione Burri nonché Collezione Albizzini , la quale si assumerà gli oneri e le spese di tutta l’opera. Il costo totale, come già preannunciato, sarà di 15 milioni, diconsi, 15milioni di euro, i quali verranno finanziati toto modo dalla Fondazio­ne medesima. Come fa la Fondazione ad avere tanti soldi? Semplice: vendendo le opere del Maestro, il quale le aveva donate alla città per il mantenimento della Fondazione e dei mu­sei. Che non vuol dire sine die, perché tutte le cose umane sono destinate a finire, e anche le opere di Burri; bisogna intedere, come è scritto nella Costiutuzione per i processi pe­nali, per “una ragionevole durata”.

piazza burri2Ma quanti quadri ha lasciato il Maestro per mantenere la Fondazione per una ragionevole durata? An­che questo è un dato sconosciuto. Mah! Miste­ro della Fondazione! Terzo: con i 15 milioni si farà tutto il progetto, incluso il Grande Nero (ovvero il palazzo che sorgerà al posto dell’ex scuola elementare Garibaldi), il Sestante e la piazza. E poiché il Sestante è stato valutato 5 milioni di euro, significa che la Fondazione metterà, per finanziare il resto, 10 milioni di euro. Quarto: l’opera, una volta realizzata, sarà do­nata al Comune che ne diverrà il legittimo proprietario (magnifico!). Quinto: chi farà la Piazza? La Fondazione medesima, deposita­ria del progetto e dei tecnici titolati per la sua realizzazione. Sesto: l’opera sarà realizzata sul terreno del Comune che lo metterà a disposizione della Fondazione, che la donerà al Comune. Con questo gioco le procedure di evidenza pubbli­ca, come si fa per gli appalti pubblici, verran­no automaticamente bypassate, e la progetta­zione resterà in capo alla Fondazione. Settimo: così i tecnici della Fondazione non rischieranno che il progetto gli venga scippa­to, assieme alle laute parcelle, in una procedu­ra concorsuale. Concorsi di idee o di progetta­zioni sono rinviati al prossimo secolo. Ottavo : bisogna considerare che tutto ciò è un cadeaux (un regalo) della Fondazione al Co­mune.

Palazzo Albizzini, per questa generosa elargizione, avrà in cambio la concessio­ne in comodato d’uso del Grande Nero per tot numero di anni. Nono: per la gestione del Palazzo Quinta scenica, o Grande Nero che dir si voglia, verrà costituita una società di cui sarà parte anche la Fon­dazione con funzioni ovviamente diretti­ve. Riassumendo: la Fondazione realizza il Palazzo, lo dona al Comune e poi lo riprende in conces­sione per 20/30 anni e lo gestirà.

Decimo: la cosa è studiata bene, non c’è che dire, ma alimenta tutti i sospetti di una commistione di pratiche e di interessi non proprio trasparenti e chiari. In altre parole siamo nell’ambito dell’alchimia, che è parente nobile della stregoneria di vetusta proge­nie. Quello che si contesta agli ap­prendisti della materia non è tan­to la difficoltà di realizzare grandi opere in tempi avari di risorse pubbliche, ma tutto il caravanser­raglio di mosse e contromosse, di annunci e smentite durati più lu­stri senza un minimo di spiegazio­ne data ai cittadini, che in questa, come in altre vicende, sono stati trattati come veri e propri sudditi.

E anche una gestione non proprio trasparente della Fondazione, dei rapporti da essa intrattenuti con la Pubblica Amministrazione e la Regione per interposte persone o personaggi di pubblica nomi­na. Il fatto che circolino voci, in vista delle prossime elezioni am­ministrative del 2021, di possibili candidature a sindaco di taluni di questi personaggi e quindi del ruolo che la Fondazione potreb­be giocarvi, non lascia certo tran­quillo chi segue le vicende della politica. Non c’è da temere che il popolo sovrano, come afferma il salvinate, si ribelli, perché è già stato ammansito con tanti piaceri, piccoli o grandi, bende e preben­de. Quanto basta per farlo tacere e avere le mani libere per fare i pro­pri giochi.


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