Giovedì, 02 Aprile 2020

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Il paradigma della forza

il paradigma della forza3Cosa accade nell’intricata questione mediorienta­le? Lo chiediamo a Giu­lietto Chiesa, studioso di problemi internazio­nali, che segue da vicino l’at­teggiamento dei grandi blocchi (Stati Uniti, Russia e Cina) che si fronteggiano nello scacchiere mondiale. «Tutti i giornali parlano del ri­scaldamento climatico, ma sap­piamo che il destino dei prossi­mi trent’anni è ancora legato ai combustibili fossili, perché l’in­tera struttura economica mon­diale è costruita su questa ener­gia».

Le sollecitazioni di Greta Thunberg spingeranno i po­tenti a cambiare idea?
«Penso proprio di no. In Medio­riente c’è la gran parte del petro­lio e del gas scoperta e utilizza­bile ed è chiaro che si concentri in quest’area l’attenzione e la volontà di controllo delle grandi potenze occidentali».

La situazione energetica po­trebbe peggiorare?
«Stiamo bruciando una quan­tità sterminata di idrocarburi e potrebbe verificarsi un collasso economico-finanziario impreve­dibile. Il controllo del petrolio è nelle mani dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti, e attraverso lo stretto di Hormuz transita il 22-25% del petrolio che viene utilizzato in Europa».

E se dovesse verificarsi un evento militare improvviso?
«In una settimana l’Europa sa­rebbe in ginocchio, il prezzo del petrolio andrebbe alle stelle, l’e­conomia mondiale crollerebbe. In quell’area ci sono interessi sufficienti a far scoppiare la ter­za guerra mondiale».

Cosa pensa del piano di pace elaborato da Trump per realiz­zare la convivenza tra israelia­ni e palestinesi? Quali sono le ripercussioni nel mondo ara­bo?
«La parola “convivenza” non è praticabile a queste condizio­ni. È un piano di espropriazio­ne definitiva, con la pretesa di diventare giuridicamente e in­ternazionalmente valido. È una decisione unilaterale presa dagli Stati Uniti e Israele, senza con­sultare la Palestina».

È solo un tentativo di creare un precedente?
«È una proposta impossibile da accettare da parte dei pale­stinesi. Sarebbe la decisione di vendere i loro diritti nazionali e umani, chiedendo ad Abu Ma­zen e Hamas la dichiarazione del Bantustan palestinese». Giulietto Chiesa osserva con attenzione la carta attuale del­la Palestina: «È un puzzle. Per passare da una città all’altra i palestinesi devono chiedere l’au­torizzazione agli israeliani. An­che la proposta oltraggiosa di creare un ponte alto trenta metri che colleghi alcune zone della Cisgiordania a Gaza è un’offer­ta mortale. Questo piano è una vera e propria provocazione. La questione è stata posta in questi termini da Israele, che spinge allo scontro con l’Iran».

La più grande potenza del mondo si è messa al servizio di Israele?
«Ne ha assecondato la politica e ciò costituisce un pericolo estre­mo. In Israele c’è un fanatismo nazionalista che richiede il rico­noscimento di uno stato ebrai­co, senza alcuna multiculturali­tà e senza alcuna democrazia. I palestinesi devono andarsene o assoggettarsi. Poiché questa so­luzione non è praticabile, non rimane che la guerra».

Nello scontro tra USA e Iran abbiamo sfiorato una guerra. Qual è a suo parere la politi­ca americana e quali obiettivi persegue?
«L’élite intellettuale americana e il suo gruppo dirigente sono impregnati di un’idea profon­damente sbagliata e pericolosa: quella di dominare il mondo. Lo affermano in ogni circostanza e non sono disposti a negozia­re con nessuno. Il tenore di vita americano non è negoziabile».

disuguaglianza planetaria1

Non le sembra che il gruppo dirigente americano contrad­dica questo assunto?
«Il mondo non può essere gover­nato dagli USA come è accaduto nell’ultimo mezzo secolo, è un percorso impraticabile. Come l’epidemia di Coronavirus, che travolge la Cina, dimostra che il mondo è un’altra cosa e biso­gna gestirlo insieme, altrimenti andiamo incontro a una grande involuzione».

Gli Stati Uniti pensano di po­ter decidere per tutti gli al­tri?
«L’ultimo documento strategico americano dice esplicitamente che la Cina e la Russia sono ne­mici da fronteggiare e la guerra sembra imminente. È una logi­ca demenziale che presume di piegare al loro volere il resto del mondo».

Ma questa forza non ce l’han­no più?
«Il monopolio del potere poli­tico non è in mano americana. L’unica soluzione ragionevole sarebbe quella di prenderne atto e di governarla, sedendosi a un tavolo e dividendosi le respon­sabilità. Ma né la componente trumpiana, né quella di Obama e Clinton sono in grado di farlo perché sono scivolate verso una deriva bellicista».

Insomma il vero pericolo è l’A­merica?
«La Cina e la Russia non hanno nessuna intenzione di provocare disastri nel quadro economico mondiale, anzi sono state mol­to prudenti, non esercitando il potere che in qualche misura hanno già. A prescindere dalle conseguenze del Coronavirus, l’ascesa del gigante cinese è inar­restabile e determina il livello di crescita e decrescita del mondo intero. Ormai la classe dirigen­te statunitense non può pensare di non negoziare con il resto del mondo».

A Davos si sono incontrati gli uomini più potenti del mondo per disegnare un nuovo ordi­ne mondiale. C’è posto per tutti e anche per il destino del pianeta?
«Dire che c’è posto per tutti è un’ovvietà, ma dipende dal rico­noscimento dell’interdipenden­za. Noi stiamo entrando in un mondo disuguale provocato da un capitalismo finanziario che non regge più e fa aumentare il debito di tutti, a cominciare da­gli Stati Uniti».

È stata la globalizzazione a creare dei processi di accele­razione che non riusciamo più a controllare?
«Non si può pensare di gestire gli interessi di sette miliardi di persone mentre solo una parte accresce il proprio potere ta­gliando fuori il resto del mon­do, 2351 individui possiedono più ricchezza di cinque miliardi. Perché ci sia posto per tutti e in condizione di uguaglianza biso­gna rompere questo paradigma, altrimenti quando cominceran­no a maturare problemi irrisol­vibili, i più potenti useranno la forza».

logia e l’informazione nel con­testo attuale in cui le persone sono sempre dipendenti dai media? È davvero la fine della democrazia?
«I quattro giganti che io chiamo G.A.F.A. (Google, Apple, Facebo­ok, Amazon) si sono impadroniti della vita di due miliardi e mez­zo di persone, controllando il tempo, modificando i consumi e orientando le scelte. La loro po­tenza è tale da influenzare per­sino la spiritualità, cancellando e violentando la democrazia: vi­viamo in un mondo sempre più autoritario e il potere è concen­trato nelle mani di coloro che detengono le ricchezze del pia­neta».

Anche le nostre convinzioni potrebbero essere sconvolte?
«Penso proprio di sì. Come euro­pei abbiamo l’illusione di essere al centro del mondo e di poter dominare altri Paesi. Avremo delle sorprese. Prepariamoci a un grande impegno intellettuale e morale per affrontarle».

Di Achille Rossi


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