Domenica, 12 Luglio 2020

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Giornalisti con licenza di screditare

INFORMAZIONE: intervista al Giudice Dott. Siomone Salcerini
Il Giudice Simone Salcerini è al centro di una vicenda giudiziaria in qualità di indagato. L’altrapagina non entra nel merito delle indagini avviate dalla Procura di Firenze a cui è affidata la valutazione del caso. Abbiamo sottoposto al Giudice Salcerini alcune domande che riguardano il ruolo dell’informazione nel rapporto tra giornalisti e organi politici e la stessa Magistratura, ambiti particolarmente sensibili per lal oro collocazione sociale, a partire dalla vicenda che lo vede coinvolto.
Chiunque riterrà di esprimere la sua opinione in merito e di intervenire in questo dibattito sarà con piacere ospitato dal nostro giornale.

mani occhiNelle settimane scorse abbiamo letto sui giornali, in realtà su un giornale innanzitutto, i resoconti e i commenti all’indagine aperta dalla Procura di Firenze sulla vicenda delle vendite immobiliari sulla quale è entrato anche il suo nome. Come è cominciata la vicenda?

Lunedì 16 dicembre arriva la polizia giudiziaria che mi comunica che c’è un ordine di sequestro. È in quel momento che vengo a sapere che il collega Sdogati è indagato e due avvocati (Bertoldi e Pompei) sono agli arresti domiciliari. E io da quel momento, tecnicamente, sono “persona informata sui fatti”. In quella veste non ho accesso agli atti, ma al tempo stesso (il giorno dopo?) leggo nei giornali notizie che mi riguardano, e che personalmente non conosco perché, come detto, non avevo accesso agli atti. Ma evidentemente i giornalisti hanno avuto notizie su elementi a me inaccessibili.

Al di là del caso specifico, il tema del rapporto improprio e personale tra singoli magistrati e singoli giornalisti ha sempre fatto parte di un dibattito aspro e ancora irrisolto. Come quello tra singoli giornalisti e singoli politici. Una prassi che lede l’autonomia e l’indipendenza di ciascun attore e che non fa bene all’etica professionale di nessuno, né dei magistrati, né dei giornalisti, né dei politici. Rispetto alle sue vicende, quale è stato il comportamento dei giornalisti che hanno seguito il caso?

Il giornale ha pubblicato “virgolettati” brani di intercettazioni telefoniche che erano riportate nelle ordinanze del Gip e prima ancora nella richiesta di misure cautelari emesse dal PM. Prima anomalia. In data 18 dicembre si dice testualmente, come riportato dai giornali, che la Procura di Firenze “sentirà” il dott. Salcerini. La notifica, che dovrò essere sentito dal PM, io la ricevo il giorno dopo, il 19 dicembre. Questo significa che i giornali, e certamente Erika Pontini de La Nazione, il giorno precedente, ha ricevuto le informazioni che a me non erano ancora state comunicate. La citazione del procuratore aggiunto è del 17 dicembre. E dato che il giornale esce con l’articolo il giorno dopo, il 18, vuol dire che la notizia è arrivata o è stata data alla giornalista immediatamente dopo la citazione. Da quel momento subisco un attacco mediatico continuato, con brani di intercettazioni pubblicate che parlano di me con frasi virgolettate e di fatti ai quali io non ho accesso.

Prima la sua posizione nell’indagine è solo quella di persona informata dei fatti, poi cambia.

Il 27 dicembre è il giorno in cui la mia posizione cambia e vengo iscritto nel registro degli indagati. Non per concussione o per corruzione, ma per abuso d’ufficio, riferito alla nomina di un solo delegato alle vendite. Consideri che io ho dato circa 900 deleghe in 4 anni nella mia funzione di delegato fallimentare del Tribunale di Spoleto. E consideri anche che non sono io che formo l’elenco degli aventi diritto, che mi viene consegnato dal presidente del Tribunale, che lo redige con il contributo dei competenti consigli degli ordini.

Come si è sviluppato nelle settimane successive il rapporto dei media con le vicende giudiziarie in questione?

Il 27 dicembre eleggo domicilio e nomino un difensore. Domenica 4 dicembre il mio avvocato, che vive ed esercita a Torino, riceve due telefonate sul suo cellulare personale, una dal Tg3 regionale dell’Umbria, e una dalla Nazione dell’Umbria con le quali si chiedono informazioni sull’iscrizione del suo assistito. Cioè del sottoscritto. Il verbale di identificazione e di elezione di domicilio è un atto strettamente riservato, contiene dati personali, in questo caso miei e del mio avvocato. Quindi non solo i giornalisti hanno preso visione di un atto riservato, non so come e dato da chi, ma hanno persino utilizzato dati contenuti nell’atto, compreso il mio numero di telefono personale e quello del mio avvocato.

Agli inizi di gennaio entra pesantemente in gioco sulla vicenda anche il Tg3 regionale.

manifDomenica 4 gennaio il Tg3 dell’Umbria apre come prima notizia sul fatto che io sono iscritto nel registro degli indagati, pubblicando addirittura una mia foto presa dal mio profilo personale di facebook. Non solo, riporta alcuni dati delle intercettazioni riferendoli al sottoscritto quando in realtà erano altri che parlavano di me. È del tutto evidente che una cosa è che venga riportata una mia dichiarazione, un’altra che mi vengano attribuite dichiarazioni fatte da altri. Che modo di fare giornalismo è questo?

Perché di fronte a tutto ciò non avete pensato di parlare pubblicamente con la stampa o di fare una dichiarazione per smentire o per precisare ?

Io sono stato sentito in Procura il 14 gennaio, e nuovamente il mio avvocato viene ricontattato dai giornalisti. È a quel punto che il mio avvocato decide di rilasciare dichiarazioni riguardanti l’interrogatorio. Da quel momento, guarda caso, non ci sono più articoli sui giornali che riguardino la mia posizione.

Nella nostra categoria sono spesso citate tante Carte del Giornalista a sostegno della deontologia professionale che poi viene violata nella realtà. Peraltro i giornali non sono in crisi solo per effetto dell’online, lo sono anche per responsabilità personale e collettiva di testate e giornalisti che invece di fare il proprio mestiere si trasformano in camerieri del proprietario o del politico di turno. Non crede che anche questi atteggiamenti contribuiscano ad alterare la normale dialettica che dovrebbe sussistere tra i politici e chi ha il compito di esercitare un controllo trasparente dell’esercizio pubblico del potere?

Di fronte a questi fatti, la costatazione che faccio, non da magistrato ma da semplice cittadino sono: 1) È accettabile che “alcuni” giornalisti abbiano accesso ad atti riservati con il paradosso che tu vieni a sapere dai giornali notizie che ti riguardano e che dovrebbero essere riservatissime nella fase di indagine? 2) A quale norma giuridica o serietà professionale corrisponde l’assoluta convinzione di impunità anche quando vengono utilizzati atti riservati ? 3) È stata data una copertura mediatica inconcepibile, addirittura con pubblicazione di foto, montando un caso su fatti scarsamente rilevanti dal punto di vista della rilevanza penale. Sono cose che fanno male a chi sa di avere sempre agito e di agire con assoluta correttezza, dedizione e onestà professionale. Stravolgono la vita delle persone e di chi ti sta accanto. Io sono assolutamente sereno, ho gli strumenti culturali, professionali ed esistenziali per affrontare vicende di questo genere. Ma se tutto questo coinvolge, come spesso è accaduto e troppo spesso continua ad accadere, persone semplici, normali cittadini, che vengono illegittimamente sbattuti in prima pagina compromettendone il diritto a una serenità esistenziale garantito dalle nostre leggi e dalla morale comune, come ne esce? Certamente la legge deve fare il suo corso e le istituzioni adempiere ai loro obblighi, ma tutti quanti, magistrati, giornalisti, rappresentanti istituzionali o semplici cittadini, abbiamo il dovere di rispettare le leggi, le persone e i rispettivi codici deontologici.

Redazione l'Altrapagina.it


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