Lunedì, 26 Ottobre 2020

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Una comunità contro una multinazionale

AMBIENTE. La vicenda dell’acqua Rocchetta (di Rio Fergia): intervista a Sauro Vitali del Comitato Rio Fergia

mani occhiNello scorso mese di febbraio, nel breve volgere di due giorni, due sentenze, prima quella del Commissario agli Usi Civici poi quella del Tar dell’Umbria, hanno stabilito la piena legittimità del diritto, da parte della comunità dell’Appennino Gualdese, a tutelare il proprio patrimonio naturale: boschi, terreni e soprattutto quelle acque, superficiali e sotterranee, che da più di trent’anni sono nelle mire delle multinazionali delle acque minerali e che vengono attinte e commercialmente sfruttate con il beneplacito delle istituzioni comunali e regionali.
Attività che hanno conosciuto la più fiera opposizione da parte della comunità locale e del Comitato Rio Fergia che per decenni ne ha sostenuto le ragioni.
Tema, quello del libero accesso alle proprietà rurali pubbliche, che affonda le sue radici nello stesso fenomeno della Modernità come, con dovizia di riferimenti storici e filosofici, sostiene il filosofo Venanzio Nocchi nel suo recente saggio Lezioni sulla Modernità - Teoria e Critica.
Fu infatti Tommaso Moro, nell’Inghilterra dei primi decenni del ‘500, a denunciare quel processo di privatizzazione dei terreni agricoli, che ebbe conseguenze drammatiche per la vita delle masse contadine del tempo e che oggi si riverbera nella sua iniquità, a cinque secoli di distanza, su scala planetaria.
A Sauro Vitali, l’anima del Comitato Rio Fergia e a Oliviero Dottorini, che prima nei Verdi e poi nell’Italia dei Valori ha ricoperto il ruolo di consigliere regionale, abbiamo chiesto di commentare la cosa ricordando le ragioni di questa lotta.

difendiamo rio fergiaCosa rappresentano, Sauro Vitali, queste due sentenze?
I pronunciamenti rappresentano nient’altro che la conferma del Diritto della comunità nella gestione del patrimonio naturale, il ripristino della legalità e della piena legittimità per quel che concerne il pieno possesso di luoghi e di risorse, unici e preziosi, da custodire con cura e la cui disponibilità non può essere sottratta alla comunità.

Nella lotta pluridecennale della comunità gualdese per la difesa dell’acqua pubblica le due sentenze sono una novità?
I beni comuni sono stati oggetto di lotte, anzi, di vere e proprie guerre, da tempi lontani. Nel territorio tra Nocera e Gualdo così come in altre zone dell’Appennino e in altri territori italiani.
Voglio ricordare che le contese sull’acqua tra Gualdesi e Nocerini sono insorte già sul finire del 1300. Tra Nocera e Gualdo la rivalità non è mai sopita, ma noi ci siamo posti sempre l’obiettivo di aggregare tutta la popolazione, facendo leva proprio sul fatto che ci sono alcuni diritti, come il pascolo o il legnatico, il cui uso civico è gestito e amministrato dalla Comunanza Agraria. Cosa attestata da un trattato del 1480. È un filo che si dipana fino ai nostri giorni.
Oggi ci viene riconsegnato un bene prezioso, sottrattoci per anni e che non può essere depauperato.

Che ruolo ha avuto il Comitato Rio Fergia nella promozione dei ricorsi?
Abbiamo costantemente lavorato per promuovere e coordinare ogni iniziativa volta a difendere l’uso civico dell’acqua facendo valere i diritti di tutta la popolazione. Che fosse di Nocera o che fosse di Gualdo. E i nostri interlocutori sono sempre stati gli enti pubblici, le Università, le altre associazioni.

Cosa ricorda di quegli anni?
Il ricordo, sicuramente il più bello, degli anni di lotta è senz’altro quello di aver vissuto ogni momento in un’unica e grande famiglia comunicativa, in cui la coscienza collettiva dominava la sommatoria delle coscienze individuali. Da questo comune sentire scaturì quella mobilitazione permanente di tutte le famiglie, uomini, donne, bambini, abitanti della vallata del Rio Fergia, alla quale poi aderirono tutti gli altri soggetti istituzionali interessati ai ricorsi. In particolare ricordo l’adesione dei Comuni della Dorsale Appenninica e il Comune di Fabriano.

fontanaUna mobilitazione che concorse, nel clima di quegli anni, a portare al pronunciamento popolare a favore dell’ acqua come bene comune, sancito dalla vittoria nel referendum del 2011 sull’acqua pubblica.
Non c’è dubbio. E ricordo anche la legge 168/17 sulle norme in materia di domini collettivi. Ma voglio anche dire che i referendum italiani hanno sempre avuto difficoltà di applicazione. Quando l’oggetto del contendere riguarda un bene comune da cui si possono trarre profitti commerciali, è la lotta e la mobilitazione che devono essere mantenute attive, anche se in forme diverse, proprio per non disperdere quanto si è ottenuto sul piano della legge.

 

Allora ci fu chi propose, sull’onda del successo referendario, di convocare una sorta di Stati Generali dei Beni Comuni.
Voglio essere franco. Gli stati generali dei movimenti ambientalisti sono per lo più organizzazioni politicizzate e fini a se stesse. Per questo motivo sono destinati a non avere mai successo, a differenza di un comitato come il nostro che ha sempre rappresentato tutti i cittadini della cosiddetta società civile. L’aspetto decisivo è quello di mantenere viva la pressione popolare sugli organi di giustizia. Altrimenti i ricorsi alla magistratura diventano perdenti.

Quale prospettiva per i tempi a venire?
Posso soltanto dire che quando lo sfruttamento della fonte del Rio Fergia avrà definitivamente termine e le attività emungitive chiuderanno i battenti, Gualdo e la sua comunità avranno nuova vita.

di Maurizio Fratta


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