Sabato, 26 Settembre 2020

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In memoria di Yashwant Ghadge e degli altri caduti

Personaggi. Furono 5773 i soldati delle truppe volontarie del sub-continente indiano caduti per la liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo

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Nei cruenti scontri a fuoco che ebbero luogo il 10 luglio 1944 sulle alture al confine tra i territori di Montone, Pietralunga e Città di Castello persero la vita 13 soldati indiani e un numero imprecisato di tedeschi. I luoghi dove all’epoca si combatté sono oggigiorno quasi sconosciuti: Morlupo, Monte Marucchino, Castricciano, Colle dei Sorci. Un territorio montuoso ormai disabitato, che però allora assumeva rilevanza militare, perché permetteva ai tedeschi di arroccarsi a difesa delle loro posizioni e resistere all’avanzata degli Alleati.

All’alba di quel 10 luglio, dopo che le mitragliatici tedesche avevano seminato la morte tra gli uomini del suo plotone, invece di ritirarsi il soldato indiano Yashwant Ghadge si lanciò da solo contro una postazione nemica e ne uccise i componenti lottando all’arma bianca. Alla fine fu abbattuto dai cecchini tedeschi. Tale fu il suo coraggio che ebbe, postuma, una Victoria Cross, la massima onorificenza al valor militare britannica e del Commonwealth.

Ghadge aveva 23 anni. Veniva da Palasgaon, una località dello stato indiano del Maharastra, e lasciava la moglie Laxmibai, sposata prima di partire per fare la guerra in zone del mondo che sicuramente non conosceva.

Fino al settembre dell’anno scorso Ghadge, insieme ad altri caduti del suo reparto, era considerato disperso: “missing with no known grave” (“disperso senza tomba conosciuta”), così risulta nel War Memorial di Cassino e nei documenti ufficiali. Un suo commilitone e amico inglese, Albert Goodwin, venne più volte nella nostra valle per tentare di ritrovare la tomba di Ghadge. Ma inutilmente.

L’estate scorsa abbiamo ripreso le ricerche di eventuali sepolture di caduti dell’ultima guerra nell’aspro territorio tra i tre comuni altotiberini. Un lavoro appassionato che ha iniziato a setacciare la zona. Intanto procedeva lo studio storico, che ci permetteva di acquisire documentazione d’archivio britannica inedita sui combattimenti avvenuti lassù. Fino alla imprevedibile scoperta: grazie all’insistenza di un nostro collaboratore australiano – Roger Freeman – la Commonwealth War Graves Commission ha scovato il documento che attesta la riesumazione della salma di Ghadge e di altri suoi compagni da parte delle autorità britanniche il 25 ottobre 1945 presso Colle dei Sorci. I corpi furono subito portati al cimitero di guerra di Arezzo e cremati; poi, secondo i dettami della religione hindu, le ceneri, raccolte in un unico contenitore, vennero versate in un fiume.

L’enigma della tomba di Ghadge è dunque risolto. Tuttavia, per quanto ne sappiamo, su quelle colline possono essere ancora sepolti corpi di soldati indiani e tedeschi, dei quali non risultano ancora riesumazioni. La ricerca dunque procede, sia sul terreno, sia a livello di archivio, sotto l’egida dell’Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti”. Si sta così ramificando una straordinaria rete di collaborazione internazionale, coinvolgendo ad alto livello istituzioni indiane e britanniche (tra queste il National Army Museum, l’Imperial War Museum e i National Archives di Londra, la Commonwealth War Graves Commission, e il Gurkha Museum di Winchester).

Ghadge aveva 23 anni. Veniva da Palasgaon, una località dello stato indiano del Maharastra,
e lasciava la moglie Laxmibai, sposata prima di partire per fare la guerra in zone del mondo che sicuramente non conosceva

A tal fine sto perfezionando nei dettagli la storia della guerra nella valle, acquisendo i diari giornalieri di tutti i reparti schierati nel territorio. L’insieme dei dati di archivio permette anche di individuare i caduti alleati giorno per giorno, nei luoghi dove combatterono. Il quadro che si viene a delineare è impressionante. Tra luglio e agosto trovarono la morte nell’Alta Valle del Tevere oltre 600 soldati anglo-indiani. Ben più arduo, per mancanza di documentazione d’archivio, risulta al momento il censimento dei caduti tedeschi, che comunque è avviato.

francobolloGiova ricordare che qui gli Alleati schierarono due divisioni indiane, la 4a e la 10a. Mentre le truppe corazzate e l’artiglieria erano formate soprattutto da militari britannici, componevano il grosso della fanteria soldati provenienti dalle colonie britanniche dell’Estremo Oriente: gurkha del Nepal, pakistani del Belucistan, indiani dell’Uttarakhand (i garhwali), del Maharastra (i maratha, come Ghadge) e del Punjab, una terra alla frontiera tra India e Pakistan con una estesa comunità religiosa sikh. Queste truppe volontarie del sub-continente indiano, combattive e particolarmente adatte alla guerra in montagna, pagarono il prezzo di 5.773 caduti per la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.

È nel corso di questa ricerca che è emersa l’idea – raccolta dall’Istituto “V. Gabriotti” – di proporre ai Comuni di Montone, Pietralunga e Città di Castello l’erezione di un cippo al confine tra i loro territori. Un piccolo monumento che ricordi l’eroismo di Yashwant Ghadge e l’apporto decisivo dato dalle truppe anglo-indiane alla liberazione dell’Alta Valle del Tevere dal nazi-fascismo; nel contempo, caratterizzandosi anche come auspicio di Pace, ricordi tutti i caduti, anche tedeschi, nella speranza – come si legge in un monumento del genere ad Ortona – che “il ritrovato spirito di fratellanza guidi sempre il cammino dei popoli nei secoli futuri”.

Non si tratta di espressioni della Memoria inutili o retoriche. Né servono solo a ricordare agli altotiberini – ce ne sarebbe comunque bisogno! – la sanguinosa guerra di 75 anni fa. Infatti questi monumenti sono tenuti in grande considerazione dalle autorità civili e militari degli Stati che allora si combatterono, vengono visitati in maniera crescente e contribuiscono a consolidare i valori sui quali si fondano le democrazie e la pacifica convivenza internazionale.

TRA LUGLIO E AGOSTO (1945) TROVARONO LA MORTE NELL’ALTA VALLE DEL TEVERE 600 SOLDATI ANGLO-INDIANI


di Alvaro Tacchini


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