Mercoledì, 23 Settembre 2020

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Il gioco dello struzzo

Satira ... ai tempi del coronavirus

cammino

“Il gioco dello struzzo” è diventato virale tra i potenti della terra. Diversamente dal Risiko non si basa sulla strategia ma sulla pandemia. Si chiedono risarcimenti ai nemici e vince chi ottiene di più. La prima mossa l’ha fatta Trump chiedendo il risarcimento danni alla Cina per procurata pandemia, seguito a ruota da Salvini. Ma non sono i soli. Anche Macron ha fatto la stessa mossa, rimanendo però obbligato a fermarsi per un turno a causa della Spagnola e deve risarcire gli altri giocatori per la procurata influenza che di Spagna porta solo il nome, ma il primo focolaio scoppiò in una caserma francese. Poi si passa alla casella Asiatica che ci porta a Hong Kong, nel 1957 già colonia inglese, e quindi è il Commonwealth che deve risarcire gli altri giocatori. La casella successiva è l’Africa con l’Aids-Hiv, la malattia del bacio, come fu definita in un primo momento, trasmessa da una scimmia africana che non voleva farsi i fatti suoi, e per causa di un primate della savana fummo privati di un così umano bisogno di affetto e vicinanza, anche sessuale. Per punizione, quindi si torna alla casella delle scimmie che, notoriamente, non dispongono di grandi liquidità, e si resta fermi per due turni sulla casella Sahel a contare i cammelli del deserto. Ma, a titolo di risarcimento, si prendono diamanti, petrolio e uranio direttamente dal suo sottosuolo senza chiedere il permesso. Alla casella della Russia ci si ferma perché ha sigillato i suoi confini e chiede di essere risarcita dall’amica-nemica vi-Cina. Ma anch’essa paga pegno per la grande peste del 1300, che falcidiò metà popolazione europea, partita proprio dalle coste del Mar Nero, portando la petreusella pestis, la pulce infettante dei topi, a bordo delle navi piene di grano destinato ai mercati europei, nonostante lo stuolo di gatti assoldati come equipaggio nel difficile compito di sterminarli. Dalla Russia si torna indietro in Italia, alla peste di Giustiniano al tempo dell’Impero romano e trattandosi di un risarcimento a ritroso, i compensi verranno dati in denario, la moneta struzzo4degli imperatori: un denario pari a 10 assi, libbra più libbra meno. Rimanendo fermi all’antichità per un solo turno si va in Grecia dove si trova la peste di Pericle che infettò tutta la classicità. Qui la peste produsse la filosofia, poi la tecnologia, poi l’economia trasformata in Austerità, nuova pestilenza diffusa dalla Trilaterale che impone l’obbligo di risarcire le banche tedesche e francesi che hanno ciucciato circa 200 miliardi di dracme, pardon di euro, ai discendenti di Pericle. La Germania, la più esposta in questo esercizio di pompare soldi a tutti, nonostante abbia i forzieri pieni, dovrebbe pagare il prezzo più alto per aver provocato la pandemia più grave del XX secolo: il nazismo. Il risarcimento è dovuto in questo caso agli Ebrei per l’Olocausto. Chi arriva a questa casella è fuori gioco, per l’impossibilità di risarcire. Ma poi la regola è stata modificata. Perché lasciare fuori i Tedeschi?, si sono chiesti: con gli alti-forni ci si può fare il pane, le fabbriche di panzer possono essere riconvertite per le auto… Così si ritorna al punto di partenza azzerandole tutti i debiti di guerra e il gioco ricomincia da capo. I discendenti dell’Olocausto dovrebbero, da parte loro, risarcire i Palestinesi per procurato esproprio territoriale e vilipendio della dignità: quindi con la casella Israele si ritorna al 1948, restituzione dei territori, abbattimento dei muri, delle colonie, oppure formazione dei due Stati: prendere o lasciare. Nello stesso errore del nazismo sono incorsi il comunismo del gulag e il fascismo del manganello e dell’olio di ricino. A proposito di quest’ultimo, la ex Jugoslavia avrebbe ben diritto di chiedere il risarcimento danni all’Italia e soprattutto la Grecia, comprese le protesi per rimettere in sesto le reni che Mussolini voleva spezzare a tutti gli abitanti dell’Attica. Nella casella Italia sono compresi anche Etiopia ed Eritrea-Somalia ex Abissinia, passando per la Libia dell’ex dittatore Gheddafi beneficiato da Berlusconi e macellato dai Libici. Anche loro hanno diritto al risarcimento per danni di guerra, e noi glielo abbiamo dato ponendo precise condizioni: il petrolio a noi e iprite agli etiopi. Fu allora che i Francesi dissero: les italiens. Così rien ne va plus!

Poi il gioco si sposta in America, come nella formula uno, e si arriva alla casella “Conquista delle Americhe”, avvenuta con le famose tre M: Mercanti, Missionari, Militari. Ma qui bisogna aggiungerne una quarta: M come malattie di vaiolo, sifilide, morbillo e altre pandemie di cui morirono milioni di indi perché non possedevano anticorpi resistenti alle infezioni portate dai conquistadores. Cristoforo Colombo arrivò nell’isola di Hispaniola non in Ferrari, ma con tre caravelle. Al suo fianco aveva un frate, un militare e un mercante: nelle mani una bolla papale che lo autorizzava a esportare battesimi in cambio di oro e argento. Il risarcimento consiste nella elezione di un nuovo presidente, Bolsonaro, e si paga il nostro debito con l’eliminazione della foresta amazzonica: et voilà l’America non è stata solo scoperta, ma anche scoperchiata. Per vincere la partita bisogna arrivare alla casella America (di Trump), che oggi chiede risarcimenti alla Cina assieme a tutto il cucuzzaro delle altre potenze coloniali europee, le quali sterminarono e resero schiavi milioni di esseri umani dal ‘500 fino ai giorni nostri, rapinando le loro risorse primarie. Così si ottiene in dote tutta l’Africa, tutto il Medio Oriente, gran parte dell’Asia e l’America latina. Come premio per aver partecipato alle guerre dell’Impero (l’America first) contro Siriani, Curdi, Iraniani, Afgani, Iracheni, i giocatori potranno partecipare all’acquisto obbligatorio degli F-35, vendere armi sempre più potenti, ospitare 90 bombe atomiche e 54 basi militari statunitensi sul proprio territorio per l’attuazione del programma sovranista internazionalista. Ma è tutta finzione. È il gioco dello struzzo, per precisione: si mette la testa sotto la sabbia e non si capisce più chi deve risarcire chi.

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Di Federico Sbarra


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