Giovedì, 26 Novembre 2020

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Mali antichi e mali nuovi

Città di Castello. Parlano i commercianti del centro storico

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Le attività commerciali che hanno subito un arresto dovuto alla pandemia cominciano lentamente a riaprire seguendo le disposizioni che il governo ha emanato. Abbiamo raccolto le impressioni e lo stato d’animo di alcuni commercianti dando ampio spazio a coloro che operano nel centro storico della città, dove negli ultimi decenni la situazione già si era fatta complessa causa un progressivo svuotamento con conseguente spostamento delle attività commerciali prevalentemente nella nuova zona commerciale. Nonostante la riduzione del numero degli esercizi, resta comunque variegata la platea delle attività svolte, che vanno dalla ristorazione, all’abbigliamento, a orafi e orefici, bar, profumerie, fiorerie, librerie, ferramenta, ortofrutta e tanto altro; motivo per cui i punti di vista e le reazioni sono risultate eterogenee. Su questo influisce certamente anche il modo individuale che ogni persona ha di affrontare le situazioni di difficoltà. C’è poi da fare distinzione fra coloro che gestiscono attività con carichi di affitto o mutui o prestiti e chi invece non avendone, ha potuto affrontare in maniera più “leggera” lo stop imposto dal governo. Altra cosa da tener presente è la differenza fra quelle attività che non hanno dipendenti, e quelle invece, come nel caso di bar e ristoranti, che hanno nel loro organico persone stipendiate. Persone che, a quanto ci è stato detto, da marzo a ora, in molti casi non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione.

Il primo punto in comune invece riguarda la convinzione che la pandemia abbia soltanto evidenziato problemi con una radice più profonda e che andrebbe ricercata altrove. La maggior parte di loro, svolgendo attività a contatto diretto col pubblico, hanno chiuso i battenti alcuni giorni prima che vi fosse lo stop ufficiale. Invece in comune hanno le sostanziose perdite di fatturato rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti e l’incertezza del futuro. Per quanto riguarda i ristoratori (la categoria più numerosa dentro le mura) ad esempio, entra in ballo anche il discorso delle cerimonie che sono state annullate per tutto il 2020. Utilizzo questa situazione per far comprendere quale sia la ricaduta economica nel suo complesso. Non avendo cerimonie in programma, i ristoratori non daranno lavoro ai fornitori, i quali a loro volta subiranno una perdita che influirà sull’economia di qualcun altro e così via. In tempo di cerimonie poi non si va solo al ristorante, ci si compra un vestito, si va dal parrucchiere, si fanno regali, insomma un circuito complessivo che tiene insieme economia ed esercizi commerciali. Tralasciando le cerimonie, la riapertura sarà regolata da limiti di afflusso e quindi, in certi casi, verrà ridotto il personale, le attività non faranno investimenti né, in certi casi, alcuni riusciranno a pagare l’affitto o le tasse. Nelle loro parole si coglie un senso di smarrimento insieme alla tenacia e alla volontà di ripartire e provare con tutte le forze a superare questa impasse. Alcuni, nonostante la cifra simbolica di 600 euro, sostengono come questo gesto abbia fatto percepire di non essere del tutto dimenticati, altri invece lamentano la scarsezza degli aiuti (compresa la parziale bufala dei 25000 euro da richiedere in banca e garantiti dallo Stato che servirebbero sostanzialmente solo a produrre un aumento del debito), la totale mancanza di programmazione e sostegno per il futuro e la palese mancanza di coesione fra le associazioni di categoria. A proposito di interventi e programmi abbiamo chiesto all’amministrazione comunale quale sono le previsioni di assistenza. Ci è stato detto che fino all’approvazione del bilancio comunale, che dovrebbe avvenire verso i primi di giugno, non è possibile fare alcun tipo di previsione. Ci sono però sul tavolo diverse iniziative tra le quali la riduzione della Tari, l’utilizzo gratuito del suolo pubblico per tutte quelle attività che ne potranno disporre e la probabile riduzione degli affitti per quelle che risiedono in stabili di proprietà del Comune stesso.

Quello degli affitti esorbitanti è un altro problema annoso per i commercianti del centro storico, sul quale il Comune ha fatto sempre difficoltà ad intervenire. Devo però sottolineare come molti commercianti abbiano dichiarato di aver avuto riduzioni temporanee da parte dei locatori e addirittura in alcuni casi la sospensione.

Per concludere, ci auguriamo vivamente che il centro storico nel suo complesso possa godere di una cura e un’attenzione maggiori, considerato anche il fatto che chi viene a visitarci non viene certo per andare in un centro commerciale fotocopia di migliaia di altri. Viene qui per respirare un’aria unica fatta di arte, di cultura, buon cibo, bellezze architettoniche e naturali, di persone accoglienti. Il centro storico, attualmente rimasto orfano del suo cuore pulsante, non è certo nelle condizioni di poter aiutare i commercianti, che hanno deciso di mantenervi le proprie attività, a risollevarsi da questa situazione davvero difficile.

Di Andrea Cardellini


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