Mercoledì, 23 Settembre 2020

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La scuola capovolta

Istruzione. Il virus cambia non solo l'organizzazione ma anche la didattica

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Rifondare la Scuola. Ma come? È da giorni che nelle case, nelle conversazioni online, nei giornali, in TV, nei social, tra addetti ai lavori si parla di scuola, della necessità e dell’urgenza di ripensarla al tempo del coronavirus. Com’era la scuola, com’è, come potrebbe essere l’anno prossimo? Le scuole di ogni ordine e grado in Italia non riapriranno le porte agli studenti e ai docenti prima di settembre. Bypassiamo per un momento le conclusioni dell’a.s. 2019-2020: ammissione per tutti gli allievi alla classe successiva a quella frequentata; percorso di rinforzo didattico tra l’estate e l’ottobre per i bisognosi di recupero e di lezioni; esami di stato speciali a luglio 2020.

Come si presenterà la scuola italiana all’avvio dell’a.s. 2020-2021? Si propongono cantieri in estate; si prevede un finanziamento straordinario (tre miliardi); si auspica un contratto specifico per gli insegnanti a partire dal prossimo anno scolastico; si progetta l’insegnamento al tempo del coronavirus. Gli esperti prevedono il prolungamento della didattica online (DAD-didattica a distanza) alternata a un riprogettato insegnamento in presenza. Si sa che oltre un milione di studenti non dispongono di mezzi tecnici (pc, tablet, internet), nonostante la consegna a domicilio - nell’ultimo mese - di un significativo numero di notebook e tablet in comodato gratuito. Senza dire della cura che richiederebbero gli alunni più fragili (disabili e no) nella difficile interazione didattica da remoto.

È unanime l’elogio per i docenti impegnati da casa negli ultimi tre mesi dell’a.s. 2019-2020. Ma, i problemi del coinvolgimento didattico degli allievi sono più acuti che mai e non possono essere trascurati, soprattutto in vista del prossimo anno scolastico, che darà vita a modalità di insegnamento/apprendimento del tutto inedite. Si può progettare, come in parte si sta facendo, un calendario scolastico sperimentale con specifica durata di ogni lezione in presenza e online; con articolazione settimanale rivoluzionata; con doppi e tripli turni nel corso della settimana cosiddetta lunga. Bisogna non dimenticare che una scuola così disegnata rischia di essere insopportabile non solo per gli allievi e i docenti, bensì anche per le famiglie.

È impensabile sostituire la scuola in presenza con quella online. Per diverse, fondate ragioni. Qualcuno ha ricordato che «il sapere si costruisce solo nella relazione» (Alberto Melloni), altri hanno giustamente osservato che la didattica online non è democratica. Aggrava le differenze. Penalizza i più deboli, culturalmente e socialmente. È noto che l’insegnamento-apprendimento a distanza stanca insegnanti e ragazzi, e gli allievi, che incontrano maggiori difficoltà nell’apprendimento, durante la lezione online si distraggono più facilmente, non riescono a fruire dell’aiuto necessario, non riescono a fare a meno del sostegno pedagogico del docente. Particolarmente delicato è l’insegnamento telematico che coinvolge i piccini dell’infanzia e della primaria. Senza dire del delicato problema della valutazione degli allievi, soprattutto nella secondaria di primo e di secondo grado.

Sono molti i suggerimenti indirizzati ai docenti in questa fase del loro lavoro. Non solo relativamente al processo di insegnamento, bensì anche per quanto concerne quello della valutazione. Innanzitutto si afferma: è opportuno concordare tra i docenti del consiglio di classe e nell’ambito dell’area disciplinare principi e modalità, distinguendo tra valutazione formativa e valutazione sommativa. Ma alcuni strumenti sono utilizzabili in tutt’e due gli ambiti. Si può utilizzare la tradizionale interrogazione facendo ricorso alla video-conferenza, che può essere arricchita con l’uso della lavagna virtuale. Il docente può valutare gli apprendimenti utilizzando domande relative agli argomenti disciplinari affrontati e sollecitando la partecipazione e il protagonismo degli allievi anche con il ricorso a veri e propri quiz. Tuttavia, non si può ritenere che la valutazione a distanza possa sostituire la valutazione in presenza oltre il periodo eccezionale della chiusura delle scuole. L’alternarsi del lavoro in classe e del lavoro da remoto a partire da settembre potrà venire incontro all’esigenza di verifiche puntuali e convincenti in presenza, e alla promozione di un processo di insegnamento/apprendimento caratterizzato da un significativo processo di interattività fra tutti i partecipanti.

La necessità della DAD (didattica a distanza) può diventare un’opportunità per il rinnovamento della valutazione? La VAD (valutazione a distanza) può mettere in campo strumenti per rinnovare le modalità della valutazione tout court? Alcuni studiosi lo ritengono possibile. In questo caso la valutazione deve privilegiare il carattere formativo, non deve costituire la finalità del sistema scolastico, bensì deve svolgere il ruolo di promozione dell’apprendimento, non subordinando il riconoscimento delle abilità e delle competenze messe in evidenza dall’allievo alla rilevazione delle conoscenze. Ci troveremo di fronte ad una scuola capovolta? 

di Matteo Martelli


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