Mercoledì, 28 Ottobre 2020

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COMMEDIA. Atto I°. L'accusa

Città di Castello. Il Lascito Mariani rimette in discussione il progetto "Cittadella della Salute" e il recupero dell'ex ospedale

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Trama. La Commissione Programmazione economica del Comune in data 6 maggio discute del Lascito Mariani. Ambiente: sala consiliare. Introduce il Sindaco Luciano Bacchetta vestito da Sindaco, ricordando che la riunione è stata convocata per dare conto del parere pro veritate richiesto dal Comune medesimo all’eccellentissimo principe del foro Avv. Gianfranco Palermo. Il quale, consulente dell’Azienda ospedaliera, ovvero concorrente nell’attribuzione del Lascito, ha difeso l’Asl contro il Comune stesso per chiedere che nella sentenza pronunciata avverso parenti, cugini, cognati dalla prima alla quinta generazione che volevano papparsi il Lascito, venisse incluso il “vincolo di destinazione a favore dell'Asl medesima”. Il Tribunale di Roma sentenziò nel 2004 contro gli uni, stabilendo che titolare della eredità era solo il Comune e in Corte di Appello contro la Asl, affermando che titolare unico del Lascito era il Comune. Sentenze definitivamente confermate in Cassazione in data 9.10.2013. La quota più consistente del Lascito, 3.706.857,50 euro, sono andati al Comune e ci si serabbe aspettato che si esultasse in un tripudio di bollicine, botti e cuccurucù per tale vincita milionaria, e che all’Avv. difensore del Comune, Avv. Emilio Mattei, venisse eretto un monumento ai giardini pubblici (non più di moda) o, in alternativa, gli venisse intestata una sala consiliare. Niente di tutto ciò. Qualcosa è andata storta, perché si pone subito il problema di spendere questa montagna di soldi e non si sa come. E già nel 2013, ante sentenza definitiva, il Sindaco aveva cominciato a far circolare la novella sull’utilizzo del Lascito per costruire una “Cittadella della salute” nell’ex ospedale, cosa encomiabile ma con una piccola contro indicazione: è l’unico edificio in Umbria divenuto un rudere dopo la dismissione, e per il suo recupero occorrono tanti e tanti sghei. La pensata è geniale: il Lascito servirà anche per questo. Il resto lo metteranno Regione e Asl: in fondo si tratta di soli 11milioni di euro e i 3milioni dell’eredità fanno comodo. Ma c’è il vincolo voluto dalle donatrici, quelle che, non conoscendo la legge come è necessario conoscere quando si fanno le donazioni, avrebbero, dice il parere, dovuto “appoggiare” le loro intenzioni su solide basi normative, diamine! Una lacuna imperdonabile non conoscere la legge. In aggiunta hanno sbagliato anche i tempi, avendo fatto il testamento, olografo, nel 1984, a tempo scaduto, perché gli enti ospedalieri erano stati sciolti nel 1978 e i loro patrimoni vennero trasferiti ai Comuni, senza aver avvertito le sorelle Mariani, che, ovviamente non ne sapevano nulla. E così hanno finito per donare i loro beni a un soggetto inesistente. Per questo è iniziata una lunga tornata tribunalizia durata 30anni con risultato vincente ma non convincente. Sarebbe stato tutto più semplice se le sorelle Mariani avessero scritto il testamento prima del 1978 o, in alternativa, avessero deciso di passare a miglior vita dopo il 1992, cioè dopo le ulteriori trasformazioni normative intervenutte nella sanità, con le quali le Usl hanno riacquistato personalità giuridica e successivamente le Asl sono diventate aziende ospedaliere, riacquisendo i beni passati ai Comuni: una gran confusione. Per questo si è reso necessario il parere pro veritate, per sciogliere l’enigma sull’utilizzo del Lascito Mattei, che l’avv. Mariani ha difeso per conto della Asl, mentre l’avv. Palermo consulente del Comune... Pardon... ho anch'io ho fatto confusione, ma come dice Totò è la somma che fa il totale. In altre parole, all'Avv. Palermo, difensore della Asl contro il Comune, viene chiesto il parere per spiegare al Comune cosa fare del Lascito. Come dire: tu hai fatto la causa contro di me e siccome hai perso ti chiedo di spiegarmi come posso farti vincere. Ma l'Avv. commedia atto1 3Palermo, persona competente e integerrima, ha rimesso un parere in punta di diritto ineccepibile. Quindi checché se ne dica e checché se ne pensi, sempre Totò insegna, bisogna studiare, interpretare, ragionare, gli avvocati stanno lì per questo, diamine!, direbbe il principe della risata. Sono loro, gli avvocati, che spiegano come va il mondo, non come noi pensiamo, ma come dicono le leggi. Altrimenti può capitare che due povere persone anziane prima di addormentarsi decidano di dare i soldi, così, per curare chi sta male e mettano in difficoltà Ospedale, Comune e chissà quanti altri! Quindi, imbracciato il parere come un bazooka, convinto che il l'Avv. Palermo abbia dato ragione alla sua veritate, il primo cittadino ha sparato a zero, inanellando una serie di perle con cornice: «Sono stato troppo buono» e ora basta! Richiamerà all’ordine il difensore civico regionale Marcello Pecorari che si è permesso di dire che bisogna rispettare la volontà delle benefattrici senza averlo interpellato; si rivolgerà all’Ordine degli Avvocati per fare il contropelo a quel Mattei, peste lo colga, per averlo scoperto in flagranza di reato mentre esprimeva una opinione difforme dalla sua, sostenendo la stessa tesi di Pecorari. “Questa è invasine di campo” a gamba tesa; “avevo ragione io, modestamente. Scusate l’atto di arroganza…”, tanto per gradire. “Questi ineffabili principi del foro” sono stati sbugiardati dal professor Palermo, il quale sostiene che l’eredità Mariani può essere impiegata per la Cittadella della Salute, quindi per il recupero dell’ex ospedale. E poi il botto finale: il primario (Avv. Palermo) ha preso pochi spiccioli, solo 30mila euro per aver vinto la causa del Comune, mentre il comprimario, l’Avv. Mattei, ha preso una somma esosissima con tanto cheque. Come abbia fatto il Comune a pagare il professor Palermo se è stato difeso dall’Avv. Mattei, il Sindaco non è riuscito a spiegarlo.

La risposta, anzi le risposte le fornisce lo stesso Avv. Mattei che entra in scena con una lettera inviata al Sindaco e a tutti i capigruppo consiliari e destinata a rimanere negli annali dell’ente, nella quale sbugiarda a sua volta a suon di “non è vero che…”, è falso che…”, “non risponde a verità…” l’interpretazione del parere pro veritate data dal Sindaco, dimostrando in punta di diritto che il dott. Palermo non sostiene affatto che il Lascito Mariani possa essere utilizzato per il recupero dell’ex ospedale, perché la struttura oggi appartiene alla Regione e tale utilizzo andrebbe a incrementare un patrimonio di un altro ente, cosa del tutto illegittima. La veritate dell'Avv. Mattei dunque è chiara: il Sindaco non ha capito ciò che ha letto: quindi “ho ragione Io”. Il copione va riscritto. Fine del primo atto.

Di Antonio Guerrini

Il parere pro veritate richiesto dal Comune il 20.01.2020 all'avvocato Gianfranco Palermo

Le domande

1.         Allo stato degli atti, chi è il titolare del lascito, cioè, colui che ne può legittimamente disporre sia pure in conformità alle finalità testamentarie: a) Il Comune di Città di Castello; b) l’Azienda Sanitaria U.S.L. Umbria 1, sul cui territorio insiste l’Ospedale di Città di Castello; c) ambedue gli Enti in concorso?

2.         Qual è la natura - modus o altro – e la portata dell’espressione ‘ alleviare e soccorrere quanti si trovano nel bisogno di cure e vivono nel dolore’ … contenuta nel testamento?

3.         Le ipotesi di utilizzo del lascito, sopra descritte, sono da ritenere legittime, sulla base del tenore del testamento?

Le risposte

1.         Allo stato degli atti, chi è il titolare del lascito, cioè, colui che ne può legittimamente disporre sia pure in conformità alle finalità testamentarie: a) Il Comune di Città di Castello; b) l’Azienda Sanitaria U.S.L. Umbria 1, sul cui territorio insiste l’Ospedale di Città di Castello; c) ambedue gli Enti in concorso?

2.         Qual è la natura - modus o altro – e la portata dell’espressione ‘ alleviare e soccorrere quanti si trovano nel bisogno di cure e vivono nel dolore’ … contenuta nel testamento?

3.         Le ipotesi di utilizzo del lascito, sopra descritte, sono da ritenere legittime, sulla base del tenore del testamento?

Risposta al quesito N. 1.

Il 18/8/1984 veniva pubblicato il testamento olografo Mariani con l’indicazione del Lascito più cospicuo all’Ospedale della Città. Ma tale destinazione era impropria perché gli enti ospedalieri erano stati soppressi con legge antecedente (803/78) e i loro beni erano stati attribuiti ai comuni. Da qui il contenzioso per stabilire a chi spettasse la titolarità e l’uso del Lascito, materia ulteriormente divenuta complessa per ulteriori cambiamenti normativi intervenuti nel 1992 che hanno ridato prima personalità giuridica alle Usl e successivamente le hanno trasformate in Aziende ospedaliere dotate di patrimonio proprio. In ogni caso, il Tribunale di Roma con sentenza nel 2004, che veniva confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione in data 9.10.2013, attribuiva al Comune di Città di Castello la titolarità del Lascito Mariani perché venisse destinato all’Ospedale della città per le finalità espresse dalle testatrici. Quindi titolare del Lascito è il Comune, mentre l’utilizzatore finale è l’Ospedale in quanto ente preposto alla cura delle persone.

Risposta n. 2

Il Lascito Mariani non può essere distolto dalle finalità per le quali le sorelle lo hanno destinato, perché fa parte del patrimonio indisponibile dell’Azienda ospedaliera. Tuttavia in quale modo si può attuare tale disposizione? Le donazioni liberali non possono costituire dei “vincoli” o “condizionalità” per il beneficiario se la donazione non è sorretta da particolari riferimenti legislativi che obblighino a precise modalità operative. In altre parole si può donare, ma come impiegare i beni donati spetta al destinatario in base alla sua organizzazione  finalità: in questo caso sarà l’Azienda ospedaliera a decidere quale sia il modo più proficuo d’impiego dei beni donati.

Risposta n. 3

Per quanto detto sopra il Lascito, rientrando tra i beni indisponibili dell’Azienda ospedaliera, non può essere usato per operazioni che possano incrementare il patrimonio di un altro ente (in questo caso si intende la ristrutturazione dell’ex Ospedale di proprietà della regione). ◘

COMMEDIA. Atto II°. La ritirata

Consiglio comunale del 15 giugno. Aula consiliare. Clima disteso. Introduzione del Sindaco che annuncia la riscrittura del testo, un Ordine del Giorno che i consiglieri devono imparare a memoria e approvare. Cari signori, declama prendendo la parola il primo cittadino, ma cosa avete capito!? Era tutto uno scherzo! Sono stato frainteso. Il Lascito va alla Asl perché il Comune non ha competenze in materia sanitaria: abbiamo dei soldi, ma non abbiamo lo strumento per spenderli. Lo abbiamo messo nero su bianco in questo O.d.G per convincervi che non c'è trucco: è così! Lo giuro! Guardare per credere: tutto scritto e sottoscritto, dal sottoscritto e dal non iscritto (alla maggioranza) consigliere Zucchini.

È arrivato il momento di spendere questi soldi e io sento tutto il peso e la responsabilità di spenderli bene. Sono sei anni che discutiamo di questo problema e confesso di essere stanco e non capito. Io credo che il Lascito debba rimanere in Città, a beneficio dei concittadini e allo stesso tempo che si debba fare la Casa della Salute, migliorare l’oncologia e fare un altro Centro Alzheimer, perché la popolazione è anziana, i bimbi crescono, mamme invecchiano. E credo sia giusto farla nell’ex ospedale, e se questo non sarà possibile la si farà da qualche altra parte sempre con l’aiuto di Asl e Regione. Certo l’ex ospedale è un rudere e capisco la Regione che ce l’ha sulle spalle, ma incombe su di lei l’onere del recupero.

Senza strumentalizzare questa vicenda, qui lo dico e qui lo nego, la Regione per 20anni non ha fatto una mazza. Ricordo che qualche consigliere regionale, allora membro della maggioranza (Dottorini), occupò (iperbole per dire visitò) l’ex ospedale e poi scrisse che il Comune non aveva fatto niente. Non sapeva il tapino che il bene era della Regione e che non sta al Comune il suo recupero? Lo so che parlare di chi no c’è più (in politica) non è bene, ma io non prendo schiaffoni. Anzi li restituisco anche due o tre volte.

Dopo aver usato un sì aulico linguaggio e aver dato prova di una così alta considerazione della istituzione rappresentata, entra scena il coro (delle opposizioni) – sempre sullo sfondo come nelle tragedie greche –, che dice: l’ex ospedale non fu incluso nel Contratto di Quartiere II^ per scelta politica (c’eri anche tu); il recupero spetta alla Regione, ma essa non può decidere come ristrutturare se il Comune non fa alcuna proposta (il tapino Dottorini questo aveva detto), perché la Regione ha beni sparsi in tutto il territorio e il loro recupero dipende dalla convergenza degli interessi che solo i Comuni possono rappresentare (sono lì per questo); in venti anni la Giunta comunale, con Bacchetta vicesindaco per due legislature e Sindaco per altre due, non ha fatto proposte; tanto è vero che la Regione ha anche provato ad alienarlo con due aste pubbliche andate deserte; che l’unica proposta fu quella di Francesco Polidori (Cepu) nel 2011, per farci un Campus universitario e creare 2mila posti di lavoro, una panzana colossale durata un battito di ciglia. Ricorda, e non dire falsità, perché la Moira imcombe su tutti.

E poi ci su il deserto su cui, per ora, campeggia una cattedrale che non si sa se potrà diventare Cittadella della Salute.

Una menzione particolare spetta al consigliere Zucchini, il quale ha spiegato che l’equivoco del Lascito consiste nel non aver capito che la sanità in 40 anni è cambiata. Ma come abbiamo fatto a non accorgerci!? L’ospedale ha perso la sua centralità totalizzante e ora serve solo per gli acuti, mentre è progredita la medicina sul territorio, a cui compete fare da filtro per limitare gli accessi all’ospedale. La Città della Salute serve a questo scopo: non si tratta di muri, ma di servizi, di accoglienza, di strumenti, di personale ecc. ecc.

La spiegazione ha dunque spiegato che per sei anni maggioranza e opposizione si sono accapigliati sul nulla e non hanno capito una mazza di come stanno le cose: non muri, ma opere di bene. Cosa per cui la Giunta andrebbe commissariata per aver privato la comunità di risorse necessarie e i consiglieri dovrebbero essere radiati per incapacità mentale. E anche il prof. Palermo dovrebbe riscrivere la terza risposta del parere pro veritate alla luce della nuova veritate, perché non si tratta di incrementare patrimoni edilizi, ma patrimoni di servizi.

Per anni dunque si è parlato di strutture, di impalcature, di manovali, cazzeruole e intonaci – cose che competono alla Regione, come ha sottolineato il Consigliere Marchesani, con il quale una volta tanto ci troviamo d'accordo – ed era solo un diversivo. Delle due l'una: o Zucchini è un alieno piovuto nel posto sbagliato, o la Giunta è un covo di millantatori bugiardi. Ognuno può scegliere come vuole, ma il risultato è lo stesso: in questi anni del Lascito è stato detto tutto e il suo contrario, ossia una montagna di bugie. E ora la Giunta chiede il concorso di tutti i consiglieri, dicendo scurdammoce 'o passato e firmiamo tutti insieme l'Ordine del Giorno con cui si decide di donare il Lascito alla Asl per fare la Cittadella della Salute... il Centro Altzeimer... con il vincolo o senza vincolo... e tutte le garanzie che volete. Ma dove la trovate una democrazia più democratica di questa!?

Non contento, il Sindaco ha fatto la mossa del venditore ambulante: mi voglio rovinare: propongo di rinviare la firma dell'OdG, di convocare i capigruppo e di accogliere, se possibile, le proposte di tutti, Chi offre di più?

Così faremo un coro unico, il bene dei cittadini e delle sorelle Mariani, che tanto fecero per la città. Commozione, occhi umidi. Sono mancati gli abbracci a causa del distanziamento Covid. Ma si tratta di una distanza abissale da quel “decide la Giunta” di un mese prima.

Il dramma si è trasformato in commedia e la commedia in farsa, il cui copione verrà sottoscritto in altra data, salvo errori e omissioni.


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