Giovedì, 26 Novembre 2020

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Balestre e droni

Lettere da Babele

silvia romano2

Una testimonianza del 1096 parla di “un arco barbaro assolutamente sconosciuto ai greci”. Era la balestra, uno strumento che permetteva di uccidere a grande distanza, capace di colpire a grande velocità e permettendo al balestriere di rimanere immune dall’attacco anche degli arcieri - la cui distanza di tiro era molto minore. Nel 1123 troviamo questa descrizione di un terreno: “ampio di sopra e di sotto sin dove un buon balestriere potrà tirare fortemente con la balestra”. Venne percepito come una tecnologia asimmetrica, quasi un assassinio a sangue freddo, non un atto di guerra. Il Concilio Lateranense del 1139 (papa Innocenzo II) ne proibì l’utilizzo (tra cristiani) sotto pena di anatema.

All’inizio del XXI secolo la balestra è diventata un drone. La balestra si differenzia dall’arco perché la spinta non è generata direttamente dal muscolo umano, ma da un sistema meccanico – che può accumulare la forza umana e concentrarla. Il drone si differenzia da una pallottola o un missile balistico perché guidato da un soldato che opera in remoto. In questi venti anni la guerra dei droni ha fatto, almeno secondo i dati ufficiali, circa ventimila vittime. Nelle varie guerre sparse per il globo ci sono stati molti più morti. Eppure questi morti “da remoto” provocano un orrore ancora più grande, anche se sono “da remoto” anche i morti per i bombardamenti, spesso su civili.

Ne sa qualcosa Brandon Brian. Non so se il nome dice qualcosa. È un giovane soldato americano. Lo hanno addestrato per fare la guerra con i droni. Una guerra molto particolare. Ha ucciso in tutto il mondo, ma non si è mai mosso dal Nevada. Aveva una stanza con l’aria climatizzata, una probabilità di avere incidenti sul lavoro inferiore a quella del vicino di casa che lavorava alla Motorizzazione civile (quest’ultimo a volte riceveva automobilisti arrabbiati per un documento in ritardo. Lui non riceveva nessuno).

Brandon a un certo punto è quasi impazzito: ha fatto un calcolo e ha realizzato che dal suo computer ha ucciso 1.626 persone. L’ultima volta ha continuato a sparare dal suo drone a un uomo, in Afghanistan, che aveva già perso una gamba e si trascinava a terra spostandosi su rivoli di sangue. Brandon è il primo obiettore di coscienza nella guerra dei droni. Vedi https://youtu.be/gt6T7ximplY

Ci sono forti pressioni per rendere i droni (e in generali i robot militari) capaci di prendere decisioni in autonomia. Cioè per togliere di mezzo anche tutti i Brandon e i loro scrupoli morali. Potrebbe essere direttamente il software a decidere di uccidere. L’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII dichiarò nel 1963 la guerra atomica “del tutto irrazionale”, intrinsecamente ingiusta. Abbiamo davvero bisogno di una maggiore attenzione su cosa sta avvenendo in questi anni. 

Di Anselmo Grotti


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