Martedì, 24 Novembre 2020

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Petrelle. La fabbrica degli animali

Ambiente. A Petrelle è scoppiato il caso di un nuovo allevamento intensivo di 30mila polli. La popolazione chiede spiegazioni e sicurezza

silvia romano2

Il 22/9/2017 durante una riunione della II Commissione consiliare permanente “per l’assetto del territorio”, l’Assessore Massetti dà voce a una questione non inclusa nell’ordine del giorno: la realizzazione di un allevamento avicolo a Petrelle. Sorgerà in due capannoni precedentemente utilizzati per l’allevamento suino (costretto a chiudere perché inquinante).

Interessata alla realizzazione del progetto è la società Energala che richiede una Autorizzazione Unica Ambientale. L’Aua viene rilasciata dalla Regione e contiene al suo interno tutta una serie di autorizzazioni che, visto il numero di capi in allevamento (a pieno regime 30.000 polli), non necessitano del coinvolgimento di ARPA e Asl. L’Aua verrà concessa semplicemente sulla base delle dichiarazioni dei tecnici progettisti. La Commissione consiliare reputa però che il progetto, non ancora presentato formalmente, manchi di un’istruttoria riguardante le distanze da strade, abitazioni, garanzie di non impatto con le risorse idriche sotterranee, ecc. Si riserva perciò di valutare più approfonditamente gli aspetti del progetto e di richiedere tutti i chiarimenti ritenuti necessari. Successivamente il Comune interroga la Regione Umbria sul progetto, sollevando varie perplessità che lo inducono a sottoporre lo stesso a ulteriori approfondimenti, ma la Regione, rispondendo, decreta che esso non debba essere assoggettato al VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). È bene chiarire che, almeno in termini di legge, non si tratta di allevamento intensivo ma biologico, e che la suddetta società agricola allo stato attuale delle cose ha tutte le autorizzazioni necessarie per poter intraprendere tale attività. Tuttavia le petrelleperplessità restano e la possibilità di sottoporre il progetto a ulteriori controlli servirebbe a tutelare, oltreché i polli, anche i cittadini della località Petrelle e l’ambiente circostante, i quali potrebbero tutti risentire pesantemente di un impianto del genere. In una zona, tra l’altro, dove già sono esistenti altri due allevamenti avicoli per un ammontare complessivo di migliaia di polli. Le problematiche sono varie. In primis la legge stessa, che variando le regole da regione a regione, permette ad esempio in Umbria quello che in altre regioni non sarebbe possibile. È certamente un discorso aspro, ma riteniamo che una buona legge abbia un presupposto di buon senso che in questo caso pare assente. Riteniamo che il Comune debba poter usufruire di strumenti di controllo che non siano attivabili solo a posteriori, cioè a “cose fatte”, ma abbia il diritto, in virtù del mandato dei cittadini, di perorare in tutto e per tutto le cause da essi sollevate. Vogliamo inoltre ricordare, per la cronaca, che in Italia ogni 60 secondi vengono uccisi 958 polli ovvero 57.400 al giorno, ovvero circa 1.300.0000 all’anno. Ma forse non sono sufficienti.

Detto questo ci pare però necessario, per il nostro caso specifico, puntare l’attenzione sui rischi reali e dunque sulle ripercussioni in termini sociali e ambientali che l’allevamento avicolo di Petrelle potrebbe comportare. La FAO, col rapporto Poultry production and the environment, già nel 2008 avvertiva sui rischi di considerare sostenibile la filiera avicola, ritenendo in ogni caso inadeguata la qualità di vita degli animali e l’impatto inquinante che tali allevamenti hanno. Nel caso dell’allevamento di Petrelle questi rischi esistono tutti: inquinamento delle falde acquifere (il torrente Minima scorre proprio a ridosso del sito); produzione di letami con alte percentuali d’ammoniaca; rilascio, nonostante l’obbligo di smaltimento del letame, di polveri sottili intrise di pollina con conseguente impatto sulla salute dei cittadini che vivono in prossimità dell’impianto; attrazione di ratti e animali predatori; inquinamento odorigeno sempre ai danni della popolazione; deturpazione paesaggistica di un luogo quasi incontaminato della valle dove sorge la frazione, che tra l’altro conta, sì, pochi abitanti (un centinaio circa), ma per metà sono cittadini stranieri che lì hanno acquistato abitazioni proprio in virtù della bellezza e della tranquillità del luogo; l’adiacenza del sito al cimitero 1petrellelocale e alla chiesa, anche se per legge le distanze sono rispettate. Poi c’è il problema della viabilità. Il circuito stradale di Petrelle non è certamente indicato per supportare un via vai di tir e autotreni che dovranno circolare continuamente verso l’allevamento o in uscita da esso. Inoltre c’è da considerare che la frazione di Petrelle dovrebbe assumersi solamente gli oneri di questo allevamento, visto che non apporterà alla zona alcun beneficio economico, anzi, per una valle votata quasi esclusivamente ad agricoltura e turismo, un pollaio di tali dimensioni non può che risultare “fuori luogo”. Mi sento di aggiungere una considerazione del tutto attuale. Il Covid-19 ha decisamente evidenziato quale rapporto vi sia fra l’inquinamento e l’evolversi dei virus. In Italia, ad esempio, le zone più colpite dal virus sono, guarda caso, anche quelle con maggiore concentrazione di polveri sottili. Gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento da polveri sottili, cioè ne mettono in circolazione più dell’industria e dei mezzi circolanti. Non ci sembra una questione da prendere tanto alla leggera.

Chiediamo dunque, in linea con le perplessità espresse in Consiglio comunale e con quelle del comitato CAPEV, Comitato Ambiente Petrelle e Valminima, che nella eventualità che questo impianto industriale "biologico" si faccia, venga costantemente monitorato, sia nel suo iter attuale sia ad attività iniziata, con campionamenti costanti di acque, con rilevamenti che dichiarino nullo l’impatto di polveri sottili nell’aria e con tutti i mezzi possibili affinché i cittadini e l’ambiente possano essere tutelati e possa anche essere tutelato l’imprenditore che seriamente e responsabilmente eserciti il suo diritto di impresa. Chiediamo anche, se la società interessata lo volesse, di esprimere una propria opinione sulla questione che molti cittadini reputano preoccupante: attraverso pure le nostre pagine o in un incontro diretto con la popolazione. ◘

Di Andrea Cardellini


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