Martedì, 24 Novembre 2020

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Affreschi urbani

Arte. Intervista a Pietro Folena sulla mostra organizzata a Sansepolcro su Banksy

silvia romano2

Deputato in più legislature alla Camera dei deputati del Parlamento italiano, Pietro Folena, nel 2006, viene nominato alla Camera Presidente della Commissione culturale. Attualmente è Presidente dell’Associazione “MetaMorfosi”. L’associazione organizza eventi e mostre sull’arte classica e contemporanea in tutto il mondo. Folena ha organizzato, con il Comune di Sansepolcro, la mostra “Affreschi urbani” su Banksy: un avvenimento. Gli abbiamo posto alcune domande.

Durante la visita alla esposizione “Affreschi urbani” a Sansepolcro, ha illustrato in modo ammirevole le ragioni del perché si possa affermare che “Piero della Francesca incontra un artista chiamato Banksy”. Come spiega questo tentativo di mettere insieme la street art contemporanea con il Rinascimento ?

«Non possiamo interpretare le opere del passato, a partire da quelle classiche, solo come un prezioso patrimonio antico. Occorre cercare di entrare nel tempo in cui sono state realizzate. Ecco che Piero e Banksy, artisti così assolutamente distanti, diacronici, non comunicanti, appaiono protagonisti di un’arte politica, e cioè di un uso dei muri pubblici o visibili dal “popolo” come luoghi in cui manifestare i propri valori, le proprie idealità. Il Cristo risorto di Piero è un proclama alla cittadinanza di Sansepolcro, un vero e proprio manifesto lanciatore fiorisulla sovranità – Gesù risorto è il simbolo del potere – e sull’umanità, in primo piano. Le opere di Banksy sui muri, con la tecnica dello stencil, sono tutte analogamente cariche di significati politici, con una tecnica spiazzante, col detournement».

Happy Chopers (Elicotteri contenti) – CND Soldiers (Sulla guerra all’Irak) –, Golf Sale (Materiale da Golf in svendita). Per “la pace, la giustizia e la libertà”. “Sono coloro che rispettano le regole, non quelli che le infrangono, che commettono nel mondo i crimini più terribili”. Banksy è solo un sovversivo, un anarchico o un autentico antimilitarista e pacifista?

«Banksy è l’espressione di un’arte assolutamente politica che, com’è successo anche per molte tendenze musicali – a partire dal rap – ha preso il posto di una sinistra che non c’è più, o che si è accomodata nei salotti buoni. Esito a etichettarlo con le terminologie classiche della sinistra o dell’estrema sinistra – come anarchico o sovversivo. È un artista libero contro il Potere, che interpreta le più grandi contraddizioni del tempo presente – le guerre e i genocidi, la devastazione ambientale, i diritti civili – in forma radicale e, appunto, spiazzante. Da un lato è sempre “elementare”: chiarissimo nei contenuti. Dall’altro ognuna delle sue opere fa riflettere, e spesso lascia spazio a interpretazioni plurali. Se vogliamo usare una semplificazione, Banksy è unaffreschi ballonrivoluzionario gentile, che usa come arma il pennello e il rifiuto della violenza. Le armi della critica artistica, non la critica delle armi».

Girl with Balloon (La bambina con palloncino) – Jack & Jill –. Banksy usa un modo per relazionarsi al mondo dell’infanzia perché è semplicemente un poeta, oppure intuisce, nel comportamento dei bambini, un’indicazione per uscire dagli orrori dei comportamenti umani?

«I bambini sono la rappresentazione di uno spirito ancora libero e non costretto dalla società e dai genitori. Loro sono i poeti, spesso inconsapevoli. Vale, per la bambina col palloncino e per le altre rappresentazioni dell’infanzia di Banksy, una convinzione speculare rispetto a quella che Pablo Picasso aveva espresso, quando affermava “a quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. Il tratto infantile delle opere di Banksy è in realtà una delle sue più mature acquisizioni».

Scimmie e topi. Sovente vengono rappresentati da Banksy come metafore potenti. Violente sono state, a volte, le critiche di chi detiene il potere sul fatto che queste immagini deturperebbero i luoghi pubblici. «Le persone che deturpano i nostri quartieri sono le società che scarabocchiano slogan giganti attraverso edifici e autobus. (...). Vogliono che si acquisti la loro merce».

«I topi e le scimmie – e poi altri animali – sono i protagonisti del grande rovesciamento banksyano. Una sorta di fattoria degli uomini, anziché degli animali, in cui gli esseri che noi consideriamo inferiori salveranno il pianeta dagli errori fatti dagli umani. L’artista di strada è topo per antonomasia, la scimmia riprende la guida del Regno Unito e del mondo. Viene in mente la metafora dell’Arca di Noè. In qualche modo il vivente non umano ci salverà».

Flower Thrower (Il lanciatore di fiori). Abbiamo visitato diverse volte la Palestina storica, ora Israele. Sul “muro della vergogna e dell’apartheid” di Gerusalemme abbiamo visto il pencil della “Bambina che perquisisce il militare israeliano”. E “La colomba della pace” con il suo giubbotto antiproiettile. Possenti metafore sull’interminabile occupazione israeliana. Banksy afferma, a ragione, che: «(...) essenzialmente la Palestina è stata trasformata nella prigione all’aperto più grande del mondo».

«Il lanciatore di fiori – opera su cui si è espressa anche la magistratura, negando che i suoi diritti possano appartenere a un artista anonimo – è il più forte inno alla libertà e ai diritti che mai sia stato realizzato per il popolo palestinese, e per chiunque si batta per la propria autodeterminazione. Banksy è artista militante. Ha un suo albergo a Betlemme, il Walled Off Hotel, con cui sostiene la causa palestinese. Ha trasformato il muro in un luogo di protesta artistica. E così ha fatto comprando la motovedetta che salva i migranti nel Mediterraneo, e intitolandola a Louise Michel, insegnante anarchica francese che partecipò alla Comune di Parigi. L’arte non solo denuncia, ma i suoi proventi aiutano la lotta per i diritti delle donne e degli uomini». ◘

Antonio Rolle


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