Venerdì, 16 Aprile 2021

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Speranze e paure

Editoriale. Segre, Bolivia, Cile, elezioni presidenziali Usa

silvia romano2

Nel suo ultimo incontro pubblico, a conclusione di una testimonianza durata trent’anni contro la barbarie nazista, Liliana Segre ha lanciato un appello di valore universale: “siate farfalle che volano sopra i fili spinati”. Uno dei richiami etici più forti, più carichi di pathos, di intensità emotiva e poetica che sia stato pronunciato dall’inizio del terzo millennio. E parla di lotta contro l’oppressione, contro l’ingiustizia, della vittoria immancabile sulla barbarie, di libertà. Unita alla sua voce c’è anche quella del Papa con l’ultima enciclica Fratelli tutti, che si muove sulla stessa lunghezza d’onda parlando ancora di sfruttamento e liberazione. Sfruttamento della natura, dell’uomo, del cosmo, e solidarietà, umanità, libertà. L’umanità è una e indivisibile ed è in stretta relazione con un cosmo che non si può continuare a dilapidare come se fosse infinito. Segni di speranza dunque in un mare di disperazione. E se fino a ieri il panorama era incline al pessimismo, oggi segni di cambiamento stanno nascendo come margherite in mezzo a un prato. Una per volta. A poco a poco. Una di esse è senz’altro il ritorno della democrazia in Bolivia. Il voto dei popoli indigeni ha sgomberato il campo da possibili interferenze o, peggio ancora, da un intervento militare interno sostenuto dall’esterno, che avrebbe portato a un bagno di sangue e a un inasprimento dei regimi fascisti in tutta l’America Latina. Le forze che si opponevano alla natura democratica e rappresentativa dell’esperimento boliviano sono state sconfitte. E questo messaggio ha trovato immediata conferma nel plebiscito cileno, con il quale è stata chiesta in modo inequivocabile la riforma della Costituzione pinochettiana ancora vigente. Il mainstream internazionale ha tenuto un profilo basso nel raccontare questi avvenimenti diversamente dal suono di trombe che aveva usato dopo il golpe e la defenestrazione di Evo Morales e ancora prima sul Venezuela in rivolta a sostegno di Guaidó. Il “Potere” che tifava per l’avvento di nuovi “Ponzio Pilato” da insediare nelle “province dell’Impero” è stato sconfitto. Questa è la buona novella annunciata: i popoli resistono. Non i singoli, non i gruppi, ma popoli interi stanno facendo argine alla prepotenza dell’Impero del denaro, vogliono riprendere la parola e marciare con le loro gambe. Un altro segno, forse il più importante in questo frangente storico, è la sconfitta di Trump. È la fine di un incubo: la fine del suprematismo; la fine del razzismo; la fine della politica basata sulla forza, sulla potenza delle armi e sulla prevaricazione del diritto. Con più precisione bisogna dire che si tratta di un inizio della fine, di un cambiamento degli assetti internazionali e delle logiche di potenza. Sarebbe stato veramente difficile pensare una svolta storica con Trump insediato al comando della più grande potenza mondiale. In questa direzione va segnalata anche la decisione della Comunità europea di rivedere il Trattato di Dublino da cui si attende un cambiamento generale della politica nei confronti dei migranti. Segnaliamo anche la traduzione in arabo della Lettera a una professoressa di don Milani, che dice una cosa molto importante: a Levante non c’è solo fondamentalismo, rancore e rifiuto della cultura occidentale, c’è anche chi guarda con interesse alle produzioni migliori di questa civiltà e mostra voglia di apprendere e confrontarsi. Bisogna saper guardare e vedere con attenzione, anche se i tagliatori di teste continueranno la loro danza macabra. Greta Thunberg è sempre sulla strada ridestando la coscienza di giovani e adulti rispetto ai cambiamenti climatici. E poi c’è il Covid-19, la pandemia dei tempi moderni, che pur nella sua terribilità ha mostrato a tutti quelli che stanno sul “ponte di comando” che non si può continuare a vivere alterando gli ecosistemi del pianeta; che la terra ci è data per il Buenvivir, ossia per quei valori e quei saperi elaborati da chi ci ha preceduti; che la sanità non è un altro modo per fare profitto, ma un servizio universale; che le malattie, come i virus, colpiscono di più i poveri e gli emarginati; che il mondo è infarcito di disuguaglianze non più tollerabili; che l’uomo è fragile così come fragile è la natura, indicando in modo inequivocabile la necessità di un cambio di rotta.

Si tratta di piccoli e grandi segni che portano la notizia di un vento che ha ripreso a soffiare. È vero, ci sono sempre le guerre, vecchie e nuove come quella del Caucaso, e nulla è svanito della barbarie seminata dai nazionalismi e dai populismi. Ma oggi si può guardare con più speranza al futuro perché un soffio lieve ha cominciato a far volare le farfalle sopra i fili spinati di tutti i muri costruiti in questi ultimi decenni. ◘

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