Giovedì, 21 Ottobre 2021

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Un Quartiere giovane

Quartiere 167. Colloquio con don Paolo Bruschi, parroco

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Assodato che il parroco gode di un punto di vista privilegiato sul territorio in cui vive, parliamo del quartiere Madonna del Latte con don Paolo Bruschi.

Quali sono le peculiarità di questa zona?

È un quartiere abbastanza nuovo, essendo stato costruito negli anni ’80, la chiesa è dell’ ‘83. Agli esordi vi erano tante famiglie giovani e tantissimi bambini, con la diminuzione della natalità ha cambiato fisionomia. Oggi gli appartamenti sono tutti pieni, ma i nuclei familiari sono più anziani e più piccoli. È un quartiere vivibile e la presenza dei servizi lo rende molto comodo.

Nel corso degli anni, oltre all’invecchiamento della popolazione, cosa ha osservato?

Il quartiere non si è ampliato molto, i giovani che hanno lasciato la famiglia si sono stabiliti altrove, infatti la zona nuova costruita recentemente, non lontano dall’ospedale, non è stata occupata appieno. L’effetto del calo della natalità lo abbiamo osservato nel numero di bambini che frequentano il catechismo: negli anni ’80 ne avevamo una quarantina, oggi non raggiungiamo la quindicina per classe e qualcuno proviene da altri quartieri.

Dal punto di vista socio-culturale come si esprime il quartiere?

Qui ci sono una Società Rionale e un Centro Sociale Culturale molto attivi, che sono stati, e sono, un grande collante per la gente. Oggi, benché le iniziative siano numerose e valide, si assiste ad un calo di interesse e partecipazione da parte dei cittadini. Anche la parrocchia è meno frequentata di un tempo, penso che ciò sia dovuto ai tanti impegni che le famiglie hanno, ma anche all’avvento della tecnologia che ha portato ad un certo isolamento. Facciamo numerosi inviti alle famiglie e le attività che organizziamo sono apprezzabili perché offriamo occasioni di aggregazione e di riflessione, ma le adesioni sono scarse, molti considerano la parrocchia un’attività come altre, il catechismo viene visto come un percorso da fare, non come un’occasione di crescita umana e spirituale. Sono numerose invece le persone che si impegnano volontariamente nelle nostre attività, penso ai gruppi di preghiera, alle “Domeniche in Famiglia”, ai due cori parrocchiali e ad altre iniziative. Da quattro anni abbiamo riavviato anche l’oratorio per i ragazzi delle medie, per dare un aiuto prezioso alle famiglie, ma sarebbe bello se fosse più frequentato. Le strutture ci sono e sono adeguate anche all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo dato che sono ampie. Don Franco aveva molto investito nel coinvolgimento delle persone e nella creazione di spazi adeguati alla popolazione della parrocchia che conta circa 2200 anime.

Quanto a infrastrutture e collegamenti come sta il quartiere?

casa ruraleIl quartiere è ben servito. Certamente alcuni condomini potevano essere esteticamente migliori ma il verde non manca e l’implementazione della viabilità verso la zona dell’ospedale e di Belvedere ha migliorato la situazione.

Da parte del Comune c’è attenzione?

Sento varie critiche da parte dei cittadini, ma a mio parere il quartiere è abbastanza curato. Poi, come detto, ci sono la società rionale e l’associazione socio- culturale, che contano un buon numero di aderenti e quest’ultima organizza gite, balli, attività di ginnastica e gioco delle carte ecc. Questo un po’ vitalizza il quartiere. Certamente la zona di Piazza Fonte del Coppo potrebbe essere più curata, è una zona verde e gradevole, ma sconta un po’ di degrado in alcuni spazi meno visibili. Mentre il parco di fronte alla chiesa è stato migliorato ed è più fruito dalle famiglie.

Ai margini del quartiere sono stati organizzati orti sociali, un’attività in rapida diffusione ovunque…

È una realtà che conosco meno, ma è stata un’iniziativa edificante. Sia perché le costruzioni degli anni ’80 non prevedevano giardini e orti, sia perché rappresenta un momento ricreativo per le persone che ne usufruiscono.

Se lei avesse la possibilità di intervenire sul quartiere, che cosa farebbe?

La zona sportiva, vicino ai Palazzetti dello Sport e piscina, è ben curata, fornita e organizzata, forse interverrei sull’accesso e sul parcheggio del centro commerciale perché il primo è collocato su una curva e il secondo è piccolo e si satura facilmente, creando disagi a chi deve recarsi al distretto sanitario. La strada di uscita dal quartiere che conduce verso l’ospedale era disastrata, ma è stata recentemente riasfaltata e questo è un aspetto molto positivo.

Ci sono feste rionali o ricorrenze particolari?

A livello parrocchiale si svolgeva nel nostro campino da calcio e pallavolo il famoso “Palio dei Quartieri”, che rappresentava un bel momento di aggregazione. Purtroppo da alcuni anni è caduto in disuso. A luglio si tiene la “sagra del mazzafegato e dei fiori di zucca” organizzata assieme al quartiere Salaiolo-La Tina, si tratta di tre belle serate di festa che si svolgono vicino al palazzetto. Un’altra ricorrenza cara al quartiere, organizzata dalla parrocchia, è il pellegrinaggio a piedi a Canoscio il 25 aprile, iniziativa in cui il Centro Culturale ci dà un prezioso supporto aiutandoci nella preparazione della colazione e del pranzo che segue la Messa al Santuario. È ormai una tradizione istituita da don Franco nel 2000 e che contribuisce a consolidare l’identità del rione. ◘

di Romina Tarducci


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