Martedì, 03 Agosto 2021

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L'economia di Francesco

malato terminale

Stefano Zamagni è stato nominato da Papa Francesco nuovo presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, un incarico prestigioso che lo pone direttamente a contatto col Papa. Gli rivolgiamo alcune domande sulle ultime vicende che hanno interessato la finanza vaticana.

La gestione economica delle finanze vaticane è uno dei nodi problematici che papa Francesco sta tentando di risolvere. Ma la vicenda del cardinale Angelo Becciu dimostra che la foresta è ancora molto fitta da sfoltire.

«Il problema nasce dal fatto che la finanza è una attività intrinsecamente manipolatoria, nel senso che di tutte le attività economiche è quella che veicola le maggiori tossine per chi è credente, l’ambito in cui per una specie di influenza negativa è più facile modificare i comportamenti delle persone».

Perché molti prelati rimangono impigliati in questa rete?

zamagni«Perché la Chiesa deve finanziare le missioni, attività caritative, gli istituti religiosi ecc. Ha quindi bisogno di reperire risorse per fare tutto questo, e in tale processo si inserisce sempre qualche finanziere speculatore che offre i propri servizi e garantisce, inizialmente, che le risorse, sottoforma di interessi o di profitti, sono, tra virgolette, puliti. Ed è così. Poi strada facendo il rapporto si deteriora. E qualche volta coloro i quali sono tenuti al controllo, non resistono alla tentazione, perché si insinua una forma di neomachiavellismo secondo cui il fine giustifica i mezzi. In altre parole si dice: «queste risorse arrivano a noi in maniera non del tutto pulita, però con esse riusciremo a fare del bene». E quindi evidentemente si chiude un occhio, a volte anche entrambi, a seconda dei casi».

Si tratta di una trappola da cui alti prelati dovrebbero essere vaccinati.

«È necessario fissare tre punti. Primo. Alla funzione di controllo delle finanze occorrono persone competenti, perché gli speculatori sono persone esperte, molto esperte. Come si può pensare che un vescovo o un cardinale, che non ha mai studiato in vita sua un testo di economia, possa far fronte a un esperto finanziere? Secondo. Queste persone oltre a essere molto competenti dovranno essere resilienti al principio machiavellico secondo cui il fine giustifica i mezzi. Un cristiano sa che per raggiungere un fine buono non può seguire un metodo che produce male, perché contraddice l’etica cristiana. Terzo. È necessario riscrivere le regole del gioco, e questo non riguarda soltanto il Vaticano, ma tutte le istituzioni finanziarie. Quello che oggi viene denunciato è conseguenza delle regole finanziarie fissate a Bretton Woods nel 1944, dove si scrissero anche le regole del commercio, dell’organizzazione mondiale della sanità ecc.: da allora non sono state cambiate».

Dunque neanche il Vaticano ha gli anticorpi contro le degenerazioni della finanza?

«Ecco il punto: la dottrina sociale della Chiesa chiama le “regole del gioco” “strutture di peccato”, termine introdotto da papa Wojtyla, definizione prima non contemplata nella dottrina sociale. Cosa sono le strutture di peccato? Le regole della finanza che costringono i buoni a comportarsi da cattivi. E questa è una grande tragedia, perché i primi due punti citati riguardano i comportamenti dei singoli, che non devono lasciarsi abbacinare né manipolare, ma il terzo punto è il più importante, perché noi sappiamo che persone integerrime entrate in quel meccanismo sono state costrette a comportarsi in un certo modo».

Come funziona questo meccanismo?

«Tecnicamente si chiama “diluizione delle responsabilità”. Si tratta di un meccanismo più grande della singola persona, all’interno del quale non si riesce a percepire né a scoprire i modi per poter controllare tutto, ma solo una piccola tessera di un mosaico complesso. Nel caso del palazzo di Londra questo è stato evidente. Nessuno ha fatto tutto, ma ognuno ha fatto un pezzo, però il risultato è stato quello che abbiamo visto. In ambito finanziario ognuno fa un pezzettino: io ad esempio faccio l’acquisto, un altro pensa alla vendita, un altro ancora negozia il prezzo, e quindi il risultato finale è la congiunzione di questi singoli tasselli che formano il mosaico. Papa Francesco si sta dando molto da fare per trovare le persone adatte a svolgere questo compito, ma non è facile perché i competenti si fanno pagare molto e il Vaticano non se lo può permettere».

È apparso particolarmente odioso il fatto che sia stato usato l’Obolo di San Pietro per compiere operazioni finanziarie.

«Sì, ma questo rientra nei primi due punti che ho già detto. Non è che Becciu o gli altri si siano appropriati di questi soldi. Loro pensavano di far bene. Il problema dipende dagli studi che hanno fatto. So per certo che nei seminari si insegna una teoria morale che non è corretta, perché finisce sempre con l’andare a braccetto col machiavellismo. Se invece si insegnasse di più la teologia di San Tommaso d’Aquino, non sarebbe così. Il fatto è che oggi i preti non studiano più, non sanno niente. E quindi si lasciano prendere dal buon senso e dalla pratica. Occorre quindi una forte opera di acculturazione».

È a questo che sta pensando papa Francesco?

«Io proporrò al Papa di obbligare tutti i a seguire dei corsi di formazione come fanno le imprese private con i propri dirigenti: 15 giorni all’anno di studio e di formazione obbligatori. Questo si deve fare! Anzi: si deve imporre un esame sostenuto davanti a una giuria al di sopra delle parti per dimostrare che si ha conoscenza, con l’obbligo, poi, di continuare a studiare. Il problema, posso affermare con una certa dose di sicurezza, è questo, perché conosco molti presuli che non hanno lavorato per il proprio interesse».

Le strutture di peccato sono dunque interne a questo sistema economico che, ha detto il Papa, uccide le persone.

«La critica del Papa non è rivolta alla economia in quanto tale, ma alla particolare interpretazione dell’economia di mercato che ha preso piede a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. E dice la verità, perché oggi ci sono circa 800 milioni le persone al di sotto della linea di sopravvivenza, e si muore di fame non perché manchino le scorte, o perché manchi il cibo, ma perché ce n’è troppo, per cui si preferisce buttarlo via per mantenere adeguati i prezzi del mercato piuttosto che garantirlo alla gente che muore. Ci troviamo paradossalmente in una situazione in cui ci sono cose, beni, alimenti, però per ragioni legate alla speculazione dei prezzi si distruggono, questa è una forma di uccisione. Il Papa ha sempre salvato l’economia civile, quella che produce posti di lavoro, quella che migliora il benessere di vita delle persone».

Qual è lezione che si può trarre dalle critiche del Papa a questa economia?

economia fran«Per il Papa il modello liberista è il nemico principale. Con la Evangelii Gaudium ha spiegato che la teoria di Adam Smth secondo cui c’è sempre una mano invisibile che mette a posto le cose e che quando si alza la marea tutte le navi grandi o piccole si sollevano non è vera. Chi sostiene le posizioni neoliberiste lo fa per incompetenza o è in cattiva fede. La pandemia di questi giorni somiglia tanto  alla “distruzione creatrice” di cui parlava Joseph Schumpeter  nel 1912, secondo il quale una componente nel capitalismo agisce il principio darwiniano  del far morire per ricreare, e non si può fare nulla per evitarlo. Il problema è che questa tensione distruttrice si è spostata dalla economia alla società. E i più poveri, i più fragili, sono quelli che pagano. Questo meccanismo va domato: la dimensione del creare deve prevalere su quella distruttiva, in modo che la prima possa compensare gli effetti della seconda. Per raggiungere questo obiettivo dovremmo cambiare anche l’insegnamento universitario, che ha trasmesso questo principio. Poi naturalmente occorre continuare a lavorare anche sull’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, che del resto è già entrata in crisi da tempo...

Il progetto per un’altra economia voluto da papa Francesco che si terrà il prossimo anno va in questa direzione. Già migliaia di studiosi e imprenditori nel mondo hanno aderito e avanzato delle proposte. E queste sono tutte persone competenti. Per la prima volta in duemila anni la Chiesa organizza un raduno che ha per tema specifico l’economia. E l’economia di Francesco è l’economia di San Francesco». ◘

...nel capitalismo agisce il principio darwiniano del far morire per ricreare, e non si può fare nulla per evitarlo. Il problema è che questa tensione distruttrice si è spostata dalla economia alla società

 

di Antonio Guerrini


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