Mercoledì, 28 Luglio 2021

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Monna Filippa

Libri. Rileggere il Decamerone con Mario Lavagetto, scomparso di recente

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Al libro Oltre le usate leggi (Einaudi editore ! 28) chiediamo di regalarci il piacere di rileggere il Decamerone di Giovanni Boccaccio. È Mario Lavagetto (14 luglio 1939 - 29 novembre 2020), che ha insegnato Teoria della Letteratura all’Università di Bologna, a sottolineare il valore antropologico e storico della peste che nel 1348 ha colpito Firenze. Il «rinnovellamento di tempo e di secolo», lo chiamerà il cronista Matteo Villani, «... investe non solo il quotidiano vivere associato e i rapporti tra i singoli individui, ma anche le istituzioni, i costumi, le forme religiose, la visione di una realtà che si avverte precaria e caduca». Si esprime il linguaggio della paura e contemporaneamente l’insensibilità nei confronti della morte stessa. Da un lato si coglie la fragilità della bellezza, della gloria, della vita; dall’altra l’abolizione delle regole e dei comandamenti apre la strada a una società di piaceri e bagordi che appare ai sopravvissuti l’unica possibile transizione. Alcuni vivono modestamente e isolati, altri esaltano il godere e i piaceri, altri ancora, più crudeli, non si curano di niente.

Con il Decamerone il 1348 è di freschissima memoria. Si sono spostati i confini tra il dicibile e l’indicibile. Tra ciò che può essere ascoltato o ciò che può essere detto da una donna. La peste porta il terrore della morte, ma è anche l’occasione per una profonda riforma dei costumi. Proprio sul diffondersi a catena conta Boccaccio per rivendicare un nuovo diritto per le donne di ascoltare e dire. La prosa del Decamerone è nitida e asciutta: scuote il riposo dei sensi, libera l’inconscio, mette a nudo le menzogne.

Incontriamo donna Filippa nella settima storia della sesta giornata. Filostrato comincia col raccontare della città di Prato, dove una legge sentenziava che ogni donna sorpresa dal marito col suo amante o trovata a fare meretricio dovesse essere bruciata viva. Accadde in quel periodo che una dama bellissima, Filippa appunto, una notte fu sorpresa dal marito Rinaldo dei Pugliesi tra le braccia di Lazzarino de’ Guazzagliotri, giovane e bello, di cui la donna si era innamorata. Colti sul fatto, il marito pensò che la legge di Prato l’avrebbe ben servito con la morte della moglie. Scatta la denuncia e tutti sono convocati in Tribunale. Lo stesso giudice colpito dalla bellezza e la classe della signora si raccomanda di fare molta attenzione a come risponderà:« È vero o no quello di cui è accusata dal marito?» chiede il giudice che non può certo condannarla a morte, se la donna non confessa la colpa. Senza incertezza e con voce “piacevole” Filippa risponde che non negherà mai di essere innamorata del giovane con cui l’ha sorpresa il marito Rinaldo. Filippa fa anche notare che le leggi dovrebbero essere uguali per tutti e che dovrebbero essere messe in vigore con il consenso dei diretti interessati. La legge in questione però colpisce solo le donne “tapinelle”, le uniche capaci di soddisfare più di un uomo. È raro che la cosa avvenga al contrario. Questa legge è fatta senza il consenso di nessuna donna. Ma se la legge è legge, si decida pure. Prima della condanna Filippa chiede al giudice di domandare al marito se lei in quanto moglie ha mai detto di no alle sue richieste o si è sempre concessa tutta intera alle sue voglie. Senza neppure aspettare la domanda del giudice, Rinaldo risponde subito che lui è stato sempre pienamente soddisfatto. E allora così Filippa replica «… se egli ha sempre di me preso quello che gli è bisognato e piaciuto, io che doveva fare o debbo di quel che gli avanza? Debbolo io gittare ai cani?».

Tirando le conclusioni Filippa commenta «… che è meglio offrire a un uomo che l’ama il bene che al marito avanza e che lei sarebbe costretta lasciare appassire». I pratesi discussero sul fatto che Monna Filippa aveva ragione tra le risa e subito si modificò il “crudele Statuto”. Salvata dal fuoco, la donna poté tornare a casa libera e trionfante.

Sono dieci i giovani che per sfuggire alla peste nella città di Firenze si isolano in campagna e raccontano, per godersi le giornate, le cento storie del Decamerone. Filostrato lo abbiamo già conosciuto con la novella di Filippa. Ecco gli altri: Dioneo , Panfilo e le ragazze: Elissa, Emilia, Fiammetta, Filomena, Lauretta, Neifile e Pampinea. Buona lettura. ◘

di Giorgio Filippi


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