Domenica, 16 Maggio 2021

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La next generation e la sfida del futuro

Intervista a Massimiliano Mariani, responsabile dell’Azione Cattolica Studenti ambrosiana: ha 23 anni, è di Lentate sul Seveso (Monza e Brianza) e frequenta l’ultimo anno della laurea specialistica in Economia alla Bocconi

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Sarebbe ingeneroso non dirlo: c’è un mix emozionante di idealismo, candore, entusiasmo, speranza, voglia di esserci e di fare, in questi giovani fedelissimi della EoF, che suscita un sentimento di profonda simpatia e solidarietà. Tanta energia di vita e di pensiero… ed è un grande piacere incontrarli, ascoltare le loro storie, le esperienze che li hanno portati qui. E parimenti i loro sogni, i loro legittimi sogni di “cambiare il mondo”.

Abbiamo dialogato con Massimiliano Mariani, uno fra i tantissimi giovani coinvolti in questa grande iniziativa. Massimiliano è responsabile dell’Azione Cattolica Studenti ambrosiana, ha 23 anni, è di Lentate sul Seveso (Monza e Brianza) e frequenta l’ultimo anno della laurea specialistica in Economia all’Università Bocconi:

Che cosa ti ha chiamato a essere presente sia pure virtualmente al convegno di Assisi?

Il mio percorso di avvicinamento a Economy of Francesco è stato inaspettato, direi: mi è stato suggerito da alcuni amici in Azione Cattolica di partecipare e mi sono iscritto senza tante aspettative. Poi, con un po’ di sorpresa, è arrivata la convocazione per Marzo. Penso di poter dire che è un po’ tutta la mia esperienza di vita che mi ha chiamato a essere presente: gli studi che ho intrapreso, le scelte che ho compiuto, come essere responsabile in Azione Cattolica. Questa sorta di invito a una partecipazione “sentita” si collega bene a quello che diceva Papa Francesco in chiusura del convegno dell’evento online, indicando il processo di EoF come una vera vocazione.

Una nuova economia ha tante parole chiave: Disuguaglianze, Ambiente, Parità di genere, Diritti umani... E non ultimo questa dei Giovani. Come vedi il ruolo dei giovani?

Penso che il ruolo dei giovani sia proprio quello di guardare al lungo termine. Papa Francesco ha chiamato i giovani per questo, perché erediteranno il pianeta. Dovere dei giovani è prendere parte attiva per il futuro, già da adesso, subito: i giovani possono lavorare nella politica guardando lontano pur stando radicati nell’oggi. Dico politica pensando non solo al “palazzo”, ma in un senso molto più ampio e comprensivo, di attenzione e cura della società: dal fare l’allenatore delle squadre giovanili all’essere educatore per ragazzi e adolescenti, dal volontariato in Croce Rossa ai ruoli di rappresentanti degli studenti in tutti i livelli della scuola. Credo che i giovani abbiano un ruolo fondamentale e insostituibile in questi ambiti. D’altra parte sono convinto che i giovani debbano avere spazio anche nella politica “istituzionale”; nel momento in cui questo di fatto non viene consentito, forse è giusto prenderselo, attivarsi e spendersi ancora di più per far sentire la propria voce, perché c’è in gioco la vita dei giovani stessi e di tutto il Paese.

Per vincere i potentati del neoliberismo, non si può prescindere da un consenso popolare, degli elettori innanzitutto, che indichi, quasi “costringa” i governi a favorire e promuovere tale cambiamento con nuove leggi e nuove politiche appunto.

gretaÈ sempre difficile parlare in generale delle persone, perché poi ci sono caratteristiche individuali e storie di vita che definiscono l’esperienza e le difficoltà di ciascuno. Quello che mi sento di dire è che i giovani di oggi vivono in una realtà piuttosto complicata per loro.

Certo ci sono cause e responsabilità: la Politica con la P maiuscola, la globalizzazione, la mancanza di educazione all’impegno per cui i giovani stessi sono meno disposti a fare determinati lavori. Tutti sappiamo che, soprattutto in Italia, la disoccupazione giovanile e il tasso dei cosiddetti NEET sono drammaticamente alti, ma in generale anche in altre regioni europee la situazione è simile o comunque non è rosea. Sono questi soggetti coloro che soffriranno di più i postumi della crisi finanziaria globale del 2008, della crisi del debito in Europa e infine della crisi post pandemia, che colpirà e ha già colpito soprattutto i giovani in termini di accesso al lavoro e di stabilità salariale e contrattuale. Ma sono convinto che fermarsi a “dare la colpa” sia poco utile quando c’è da ripartire e da impegnarsi per migliorare le cose.

Un ruolo fondamentale secondo me è assegnato alla scuola e all’istruzione: penso che ci voglia una grande spinta, soprattutto in Italia, per la formazione di individui come persone, una formazione che non sia solo nozionistica o orientata alle “competenze”, ovvero finalizzata puramente all’accesso al mondo del lavoro, ma che permetta alle persone di proseguire nella loro crescita personale; indipendentemente dal fatto che alcuni si iscrivano all’università o che altri comincino subito a lavorare dopo la scuola; uno studio che in primis appassioni allo studio per tutta la vita; imparare a mettersi in gioco sempre.

Alla vigilia del piano di rilancio economico sotteso alla Next Generation EU, come pensi che si possa mettere a frutto l’importante patrimonio di idee e di esperienze che è The Economy of Francesco? 

È forse prematuro dire in questo momento come questo bellissimo progetto influirà sulla società, perché è un processo che si è solo avviato con la tre giorni di novembre; avrà altre tappe, sperando che ci si possa incontrare in presenza. Al netto di futuri eventi c’è per noi tanto lavoro da fare, a livello locale, con gli hub regionali o cittadini (come quello milanese a cui partecipo) e a livello di tematiche (con i villaggi che riuniscono partecipanti da tutto il mondo). Spero che ci sarà una grande rete di condivisione di esperienze concrete, che potranno crescere e diffondersi sul territorio. Dovrà avere un ruolo grande anche la testimonianza dei partecipanti e la diffusione di buone pratiche e buone idee. E’ quello che ci ha chiesto anche il Papa: educare noi stessi e tutta la società a una maggiore attenzione sui temi di Economy of Francesco.

Sicuramente questo grande evento culturale è stato per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di partecipare una esperienza forte. Che cosa hai portato a casa?

 Mi sono portato a casa un bel viaggio nel mondo: ho avuto la possibilità di cogliere il seme di una grande comunità, fatta di persone che in tutto il mondo lavorano, anche solo nel loro Comune o in una piccola impresa, per portare i principi di Economy of Francesco nella loro realtà di vita. Mi porto a casa soprattutto una vocazione, come ho già detto.

Il Papa, nel suo messaggio finale, ci ha chiesto di crescere ed essere responsabili: di una famiglia, di un’impresa, di un’amministrazione…, capaci di costruire un’economia e quindi una società più attenta ai bisogni dei singoli in un’ottica di comunità umana; una crescita equa, una realtà in cui tutti insieme si cammina, a un passo accessibile a tutti. È un sogno? Solo inseguendo i sogni si va davvero lontano. ◘

di Daniela Mariotti


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