Mercoledì, 20 Ottobre 2021

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SOGEPU, un convento che ha perso la scatola nera

Città di Castello. Inchiesta: la partecipata che continua a far discutere

silvia romano2

“Il convento è povero, ma i frati sono ricchi” disse all’epoca Bettino Craxi in risposta a domanda di un giornalista. Intendeva dire che le casse del Psi, che sotto la sua guida aveva acquisito un valore enorme, non è che fossero molto floride, ma i frati che lo frequentava ne avevano tratto enormi vantaggi personali. Questa metafora si può applicare a Sogepu, la partecipata del Comune? In parte sì, nel senso che il convento, ovvero Sogepu, produce ricchezza, ma dove essa vada a finire, non si sa, o, quanto meno, non è del tutto chiaro. E chi sono i frati? Lo vedremo in seguito.

La sua storia l’abbiamo descritta più volte. Ci limiteremo a visitare l’ultimo tratto di strada, quella che va dal 2012 al 2020, praticamente le ultime stanze conventuali costruite e i frati che le abitano.

Nel 2012 Sogepu è ancora piccola cosa: gestisce la raccolta dei rifiuti, smaltisce in discarica di proprietà comunale, e svolge alcuni altri servizi come la pulizia delle strade, le sfalciature, fosse biologiche e poco altro per i diversi soci che ne fanno parte: Comune di Città di Castello e altri Comuni del territorio. Le attività che svolge non sono redditizie per loro natura, così nel 2012 la Società accumula una perdita superiore al capitale sociale versato dai soci. Una situazione che, ai sensi del codice civile, dovrebbe indurla a portare i libri contabili in Tribunale e dichiarare fallimento, oppure ricostituire il capitale: ma i soldi non ci sono. Con una mossa da prestigiatore si dà il via all'operazione rilancio. Come? Con un piano di cessione patrimoniale così concepito: «Il patrimonio di Sogepu aumenterà da 220mila euro a 2.300.000 euro attraverso il conferimento in concessione del diritto d’uso trentennale dell’area impiantistica di Belladanza e il conferimento della proprietà dell’area operativa di via Mascagni…(il tutto gratuitamente, senza alcun corrispettivo a favore del Comune) realizzazione di tutti gli impianti previsti dal Piano di Ambito dell’Ati 1 dell’Umbria, … Verranno realizzati l’impianto di trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, sarà attuato il potenziamento della discarica e la predisposizione di un’area per l’ottimizzazione della gestione dei prodotti provenienti dalla raccolta differenziata, che servirà a rendere carta e cartone, plastica, vetro, verde e ramaglie pronti per il trasporto e per le operazioni di recupero…».

Dopo questa cura ricostituente, la partecipata risorge dalle sue ceneri più bella e più forte che pria. Questo passaggio (2013) segna anche l’arrivo sulla scena del nuovo Ad, Amministratore delegato, Cristian Goracci. Il rilancio prevede anche un nuovo progetto industriale e finanziario con investimenti programmati dell’ordine di circa 12/13 milioni di euro. E poiché i rifiuti non cessano di essere prodotti, si prevede di portare la capienza della discarica a oltre 403 mila tonnellate con successivi stralci di lavori, che verrà costruita a fianco della vecchia discarica, estinta per raggiunti limiti di conferimento. All’inizio sembra che la Regione possa coprire l’intero investimento; nella realtà essa mette sul piatto circa 2,5 milioni di euro, mentre la differenza viene reperita attraverso gli ordinari canali creditizi: le banche. Alle quali bisogna corrispondere annualmente le quote di mutuo come previste nel piano di ammortamento.

Il progetto, al momento della entrata in funzione della discarica, avrà una durata di 15 anni, successivamente ridotta a dieci e definitivamente fissata al 2030, ma che il Direttore Spazzoli indica nel 2027, una contrazione temporale dovuta in parte anche alla crisi delle discariche regionali, alla vicenda Gesenu, che ha obbligato Belladanza a ricevere rifiuti anche da altri ambiti regionali per un certo periodo. Sulla carta dunque viene indicata con precisione la road map dell’intero progetto. Ma oltre ai costi, nel piano finanziario figurano anche le voci attive che derivano non solo dalla applicazione delle tariffe per il conferimento dei rifiuti, ma anche dal metano prodotto con cui si dovrebbe generare e vendere energia elettrica, teleriscaldamento, compost di qualità commercializzabile.

I lavori si concludono nel 2016/2017 e il conferimento nella discarica, rinnovata in capienza e servizi, inizia nel 2017. Da allora il bilancio della partecipata aumenta ogni anno di volume. Il 29 gennaio del 2018 l’Ad Cristian Goracci in una conferenza stampa annuncia (fonte TuttOggi info) trionfalmente: «Tra due mesi Sogepu presenterà all’assemblea dei soci il bilancio con il fatturato più alto della sua storia, con ricavi di circa 17 milioni di euro contro i 13 milioni del 2013…». Per un’azienda che maneggia rifiuti e non diamanti, l’annuncio lascia qualche margine di dubbio: come si può in soli 4 anni aumentare di un terzo il volume complessivo del fatturato? In parte ciò è dovuto al conferimento emergenziale da altri ambiti regionali. Ma è una spiegazione che non convince del tutto, mentre si sospetta che tale aumento dipenda anche da rifiuti incamerati da altre regioni e che, tra di essi, vi siano anche rifiuti speciali. Ma intanto la marcia trionfale della partecipata continua senza ostacoli fino ad arrivare nel 2020 oltre i 20 milioni (si attende il dato preciso tra qualche mese).

I dubbi sollevati da tali entusiastici annunci si addensano sulla discarica e sulla sua direzione. La cosa viene alla luce del sole pochi giorni fa (il 27 gennaio) nel corso della audizione della Commissione regionale di Controllo, nel corso della quale i tecnici della Regione annunciano che la capienza residua della discarica di Belladanza alla fine del 2020 è valutata in 70 mila tonnellate; nel 2021 si prevede un conferimento di circa 48 mila tonnellate. Pertanto nel 2022, con sole 22 mila tonnellate residue disponibili, non si potrà assicurare lo smaltimento degli ordinari. Ciò significa che bisognerà portarli altrove? Sostenere costi aggiuntivi, trasporti aggiuntivi, inquinamento aggiuntivo?

Anche il 2027, anno di saturazione, viene polverizzato con un anticipo di 5 anni e nel 2021 si dovrà rifare il piano industriale per le future necessità.

Gli interrogativi si affollano e chiedono risposte urgenti e chiare. Come è possibile che la durata della discarica prevista in dieci anni si concluda dopo quattro? Visto che dai ricavi si ottenevano i soldi per pagare le rate di mutuo in ammortamento, adesso come si pagheranno le quote residue dei mutui? Considerato che negli ultimi anni sono stati annunciati ricavi crescenti, chi ha beneficiato di questo volume di denaro entrato nelle casse di Sogepu? La gara di ambito, in dirittura di arrivo, prevedeva l’utilizzo dei nuovi impianti e della discarica fino al 2027/2030. La discarica saturata anzi tempo contrasta con il progetto e la relativa assegnazione della Gara?

Per Statuto una quota dei ricavi realizzati dalla società devono essere ridistribuiti in dividendi ai soci sottoscrittori. Ebbene, da quando è iniziata l’operazione rilancio della partecipata, i dividendi erogati al Comune di Città di Castello negli anni 2013, 2014, 2015 e 2018 sono stati pari a zero euro, e nei restanti tre anni sono stati attribuiti 626.053,25 euro complessivamente. Meno di quanto abbiano versato alle casse del Comune le tre farmacie comunali in un solo anno. Senza considerare che il Comune versa a Sogepu circa 8 milioni di euro all’anno per l’igiene urbana del proprio territorio. Tutto ciò è normale? È possibile che una partecipata del Comune, ossia dei cittadini, non dia una risposta esaustiva e chiarificatrice su temi così delicati? Sarà una coincidenza, ma la durata, ovvero il riempimento della discarica coinciderà con la fine di questa legislatura. La next generation di amministratori dovrà provvedere alle lacune odierne.

Per capire quali siano le implicazioni del rapporto tra Comune e la sua partecipata, bisogna mettere sulla bilancia un altro fatto. Nel 2018 il Comune ha accusato un passivo di oltre 600 mila euro; per poter chiudere in parità, come prescrive la legge, ha dovuto alzare l’Irpef comunale, ossia gravare sui cittadini, perché da Sogepu non è arrivato nemmeno un euro. La domanda dunque è: ma se la partecipata in questi anni ha realizzato così tanti ricavi, dove sono andati a finire? Come sono stati impiegati? Facciamo notare che nel 2018, 2019, consulenze e contributi ad associazioni sono costati a Sogepu quasi 800 mila euro (ne parleremo in seguito). E nel momento in cui si ricorreva all’approvazione dell’innalzamento delle tariffe Irpef ai cittadini, Sogepu procedeva alla asfaltatura delle strade, servizio non contemplato nel proprio Statuto. Ma oltre ad asfaltare strade, Sogepu riscuote tariffe, gestisce cultura, teatro, igiene urbana, sport, contributi ecc.. Praticamente è un Comune di riserva, con procedure molto più flessibili di quanto sia possibile usare nella casa madre. Con la differenza che l’amministratore non è stato eletto, ma nominato.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gara per la gestione dei rifiuti del valore di 300 milioni di euro in 15 anni. Le vicende sono note: assegnazione dell’appalto a Sogepu, annullamento della gara da parte del Tar, sentenza del Consiglio di Stato che ha riaperto la gara con la verifica dei punti critici sollevati dal Tar. In attesa dell’esito della procedura, bisogna ricordare che nel 2019 il Comune di Città di Castello ha accettato che Sogepu ed Eco Cave, unitesi in raggruppamento d'impresa per partecipare alla gara, dettero vita a una nuova società, Sog.Eco, a capitale privato. Nella nuova società Eco Cave avrà il 51% del capitale sociale e Sogepu il 49%. Quali sono state le ragioni che hanno convinto il Consiglio comunale ad approvare questa privatizzazione tenuto conto che Eco Cave rispetto a Sogepu è una piccola impresa? Tanto è vero che, non avendo i requisiti di solvibilità richiesti per partecipare alla gara, Sogepu ha dovuto garantire per lei? Tutto è possibile, ovviamente, purché siano chiari ed evidenti le motivazioni di tale accordo. La legittimità dell’atto non si discute, ma appare singolare che la decisione «consegue ad autonome scelte degli organi gestionali delle due società che in tal senso si sono determinate in sede di accordo preliminare di partecipazione alla gara». Praticamente il Consiglio comunale ha ratificato le autonome scelte prese da Sogepu con Eco Cave di creare una società privata i cui contenuti sono tutti indicati nel capitolato.

Quanto può essere autonoma una partecipata per fare una simile operazione rispetto a una privata? Qual è la natura dell’accordo preso tra le due aziende in sede preliminare di gara? È tutto noto? Il convento dunque è divenuto un labirinto in cui è nascosta una scatola nera che non si riesce a trovare. ◘

sogepu un convento che ha perso la scatola nera altrapagina mese febbraio 2021 1

di Antonio Guerrini


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