Martedì, 13 Aprile 2021

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La scuola e la DAD

Scuola

silvia romano2

L’istruzione è un bene pubblico e relazionale, per cui tutti hanno diritto all’accesso e alla sua fruizione. E il bene non si esaurisce nell’azione svolta dall’Istituzione, ma si produce e vive nella relazione tra i soggetti, tra i ragazzi, tra gli studenti e gli insegnanti, nella vita quotidiana scolastica in presenza. La scuola in Italia (soprattutto la scuola superiore), ha subìto drammaticamente le conseguenze della pandemia. Negli istituti superiori l’insegnamento è stato affidato alla Didattica a Distanza, che ha imperato, producendo effetti disastrosi nel tessuto scolastico e nella vita dei ragazzi. Poteva essere promossa la didattica mista. La DAD per gli studenti della secondaria superiore (3 milioni di allievi), nata come supplenza alle attività didattiche in presenza, si è trasformata in generatrice di disturbi psichici e del comportamento. Senza dire della condizione dei ragazzi disabili (ca 70 mila). Perché la didattica a distanza è comunicazione digitale, non è scuola, cioè spazio, luogo dove adulti e giovani costruiscono insieme relazioni, percorsi di formazione e occasioni di crescita morale, intellettuale e civile; ed è molto difficile trasformarla in luogo di scambio e di condivisione, come ci riferisce il Prof. Giuseppe Rossi, del Liceo “Plinio il Giovane” di Città di Castello.

Da 10 mesi il mio lavoro di insegnante di matematica e fisica avviene attraverso lo schermo di un computer: le lezioni avvengono su piattaforme Internet, nel mio caso la Google Suite for Education, anziché in presenza, con la breve eccezione dell’inizio dell’anno scolastico 2020/2021.

1. Il Digital Divide c’è ancora

Nonostante i 10 mesi trascorsi, molti problemi della prima ora mantengono il loro peso. Ogni studente vive un realtà familiare diversa: per molti, fortunatamente, non è un problema avere un computer, una buona connessione, un ambiente da dedicare alle lezioni della mattina, ma non è vero per tutti. La geografia e l’economia producono un potente digital divide: uno studente che abita lontano dai centri più popolosi, non riesce spesso ad avere una connessione stabile e allora ogni lezione viene ripetutamente interrotta perché cade la linea. Dal punto di vista dell’insegnante c’è ben poco da fare, se non ripetere la spiegazione più volte o produrre materiali utili allo studio off-line. Alla stessa maniera bisogna intervenire se lo stesso computer deve servire alle lezioni dello studente che frequenta la scuola superiore, ma anche alla sorella più grande che segue le lezioni dell’Università e magari anche a qualche altro fratello. Le scuole hanno messo a disposizione alcuni dispositivi, ma non sempre questo rimedio è sufficiente. C’è anche un problema di banda: quella messa a disposizione nel contratto Internet non basta se contemporaneamente devono collegarsi più membri della stessa famiglia. E di nuovo ci sono assenze dalle lezioni, o ritardi, o disconnessioni intermittenti.

2. Solo per lo studente preparato e motivato?

La lezione su Internet, anche se ben progettata e strutturata, dà frutto solo se chi la segue ha una eccellente motivazione. In caso di difficoltà di qualunque genere (rarefazione dell’interazione con il docente, impossibilità da parte del docente di intercettare i segnali del discente), ogni lezione rischia di diventare poco comprensibile, con il risultato di accrescere le difficoltà. Per questo motivo ho scelto di accompagnare la lezione con una serie di utili strumenti complementari: materiali consultabili off-line, riferimenti a contenuti giù presenti in rete, videoregistrazioni delle lezioni stesse, riferimenti puntuali e analitici al libro di testo. In verità, gli studenti con difficoltà di linguaggio, di calcolo, di specifici prerequisiti cadono in uno stato di disagio che produce come effetto una sorta di ammissione di incapacità ad apprendere, che spinge a collegarsi alla lezione per poi utilizzare quel tempo per una bella gara a Minecraft .

3. L’invalutabilità della DAD

Il punto più buio della DAD è sicuramente la valutazione. Come posso valutare con qualche parvenza d’oggettività uno studente che si trova al di là del monitor, a casa sua, a chilometri di distanza da me? Le mie materie privilegiavano in aula lo svolgimento di prove scritte. Ha senso riproporle a distanza? Confesso che io continuo a farne, articolando diversamente conoscenze, competenze e abilità, secondo uno schema valutativo predisposto all’inizio dell’anno scolastico. Ma non ho certezza delle risorse utilizzate dallo studente. Si argina questa impossibilità con le verifiche orali in diretta web, ma anche queste possono essere viziate da analoghe o altre interferenze. Per questo, assegno lavori a distanza che possono essere di simulazione su piattaforme virtuali o di ricerca da svolgere nell’immensa prateria del web. Ma anche in questo caso l’oggettività è davvero… virtuale! Credo che senza un nuovo protocollo valutativo la DAD esaurisca il suo contributo scolastico alla lezione, alla trasmissione di contenuti, al confronto fra docente e studenti.

4. Ritorno al passato.

La DAD è stato uno strumento prezioso nella primavera scorsa per mantenere il contatto fra docente e studenti e ha offerto un’utile piattaforma per una didattica d’emergenza. La video-lezione è un supporto allo studio, le attività sincrone e asincrone sono integrazioni eccezionali per l’insegnamento di tutte le discipline e l’uso delle tecnologie permette l’acquisizione delle cosiddette soft skills, oggi irrinunciabili. La scuola su Internet è, però, un vero ritorno al passato: si torna ad un sapere frammentato e trasmesso in quota significativa ex-cathedra, si perde gran parte dell’interdisciplinarità conquistata negli ultimi anni. A distanza non si può usare il laboratorio scientifico: lo studente non mette più le mani su pendoli, cilindri graduati, dinamometri, rotaie a cuscino d’aria…: abilità antiche, ma irrinunciabili. Gli interventi dei docenti risultano inevitabilmente frammentati, ciascuno rinchiuso nella propria gabbia disciplinare, privilegiando quei saperi “paradigmatici” che non bastano da soli. ◘

di Giuseppe Rossi


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