Martedì, 27 Luglio 2021

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Un nuovo lievito

Editoriale

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Mentre Matteo Renzi tornava gaudente dalla sua tournée in Arabia Saudita e si accingeva a sfasciare il governo, in Miammar c’è stato un colpo di Stato, in Russia la gente è scesa in piazza contro Putin e a favore di Navalny, il Covid segnava quota 500 vittime, sulla rotta balcanica veniva oscurata la vergogna europea di una nuova Shoà degli immigrati. Di tutto questo non si è avuta notizia perché il mainstream nazionale era impegnato a seguire le funamboliche giravolte dell'infido rignanese.

Tra le altre, è stata oscurata anche la notizia della sospensione, da parte del governo Conte, del contratto di fornitura all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi di 12.700 bombe destinate ad alimentare la guerra contro il povero popolo yemenita. Dunque, mentre Renzi si esibiva di fronte a un compiaciuto Bin Salman, noto studioso di Rinascimento e finanziatore di terroristi, il governo Conte stracciava i contratti che il suo rivale aveva firmato quando era premier.

Dello stesso tenore è l’altra notizia, anche questa 'innominata', dell'entrata in vigore a gennaio 2021 del Trattato di non Proliferazione Nucleare (TNPW), che dichiara illegale il possesso di armamenti atomici. Si tratta di un accordo vincolante per i Paesi sottoscrittori. È la prima volta che accade. Il Trattato è stato sottoscritto all'Onu nel 2017 da 122 Stati membri e successivamente ratificato da altri 50 Stati. L'accordo obbliga i Paesi a non possedere, né svolgere ricerche, né sviluppare tecnologie per costruire armamenti atomici, nemmeno a ospitarne nel proprio territorio. L’Italia non ha firmato il Trattato perché nelle basi di Ghedi ed Aviano sono stoccate dalle 40 alle 50 testate nucleari statunitensi.

un nuovo lievito altrapagina mese febbraio 2021 1Ambedue i risultati sono stati raggiunti grazie alla mobilitazione della società civile organizzata che è riuscita a sensibilizzare le proprie opinioni pubbliche, i rispettivi uomini politici e i governi. Chi riteneva impossibile poter incidere sui grandi cambiamenti epocali è stato sconfessato. Il senso d’impotenza che spesso schiaccia singoli e gruppi di fronte ai disastri dell’umanità non costituisce più un ostacolo assoluto.

Si tratta di “segnali” importanti che indicano lo spostamento del barometro della politica dai governi, dalle cancellerie, dalle diplomazie, dai partiti per riposizionarsi sulla gente e sulle comunità che si organizzano e cercano un altro modo di rappresentare le proprie istanze e i propri interessi nei luoghi che contano. Queste vicende, come quelle sul vaccino gratuito per tutti attorno a cui c’è già una forte mobilitazione, dimostrano che bisogna volere che le cose accadano. Si tratta di una iniezione di fiducia e di anticorpi nel tessuto malato delle democrazie liberali.

Non tutto è perduto. C’è una resilienza nelle cose e nelle persone che sta venendo in superficie. È una risalita dal basso, dalla terra, dalle comunità come dimostrano i movimenti indigenisti in Bolivia, che hanno ribaltato un golpe imposto dall’esterno, che rivendicano il beun vivir in America Latina; ma anche i movimenti dei contadini per ottenere la sovranità alimentare in India, le esperienze sempre più diffuse in Europa e in Italia di sperimentazione di una nuova forma di produzione biologica, e nel cuore stesso dell’impero, negli Stati Uniti, la reazione popolare alla prepotenza dei suprematisti e dei fascisti.

C’è un’insopprimibile voglia di libertà che riprende il suo corso. È una novità assoluta. La next generation, per riprendere le redini della società, della economia e della democrazia, ha bisogno prima di tutto di idee, di contenuti, di legami, cose che circolano già ovunque. La politica sta riprendendo il suo posto in forme non tradizionali e non ancora definite, ma con nuovi nuovi strumenti, nuove parole, nuovi orizzonti. È un lievito destinato a crescere. ◘

Redazione l'Altrapagina


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