Martedì, 13 Aprile 2021

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Globalizzati e contenti

L'Economia di Francesco. Contributo di Cristina Morra, geografa-economista

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Da anni, ormai, esperti di varie discipline discutono sul “modello economico” imperante, senza però addivenire ad effettive correzioni, pur individuando i problemi ed additandone le soluzioni.

Questa economia uccide è il titolo di un libro di Papa Bergoglio, scritto nel 2015, ma poco conosciuto rispetto all’Enciclica Laudato si’ , dello stesso anno. Il motivo va ricercato sia nella minore presa sul pubblico degli argomenti economico-sociali rispetto a quelli ambientali, sia nell’ostilità dei “padroni del mondo” (ancorati al modello capitalista) e persino dei cattolici tradizionalisti pronti a definire “marxista” Papa Francesco. 

Ma l’arrivo della pandemia da Covid 19 ha dato un forte scossone alle nostre certezze ed abitudini e invita a ridefinire i nostri comportamenti individuali e sociali nel rapporto uomo/ambiente.

Ed ecco dunque l’attualità del meeting internazionale “ The Economy of Francesco”, la E.d.c.= Economia di comunione, svoltosi ad Assisi nel novembre 2020, con la partecipazione, in happening digitale, di duemila giovani “under 30”, collegati da tutto il mondo.

La cosiddetta “nuova globalizzazione”

Ha preso piede a partire dall’ultimo decennio del XX secolo, in seguito a un avvenimento tecnologico e ad uno politico-economico.

Il primo riguarda la “terza rivoluzione industriale “, con la diffusione dell’informatica e l’affermarsi di forti poteri concentrati di tipo tecnico-finanziario-economico nei Paesi avanzati ed emergenti, di fronte invece al decentramento industriale nei Paesi in via di sviluppo e al peggioramento delle condizioni dei Paesi più poveri.

Il secondo presupposto va cercato, tra il 1989 e il 1991, nella “caduta del sistema marxista sovietico”, che faceva da contraltare al liberismo occidentale, il quale si è così trovato vincente e libero di spadroneggiare nel mondo, facendo credere di essere l’unico modello economico. Le forze di centrodestra enfatizzano gli aspetti positivi della globalizzazione che hanno portato innegabili vantaggi. Invece il centrosinistra evidenzia le ombre e gli aspetti negativi.

Negli USA, dice Ikenberry, la globalizzazione è gradita, rappresenta il grande ideale liberale. Essa ha favorito i Paesi emergenti, come la Cina, l’India, il Messico, il Brasile, mentre i Paesi meno avanzati stanno sprofondando sempre più. 

Il divario economico tra i vari Paesi e all’interno di essi va aumentando, anche nel mondo avanzato.

Riguardo al problema sviluppo/sottosviluppo, entriamo in un campo difficile, con terminologia specifica e una complessa evoluzione: oggi non si può più parlare di un mondo sviluppato unitario e di uno sottosviluppato, altrettanto uniforme. Ci troviamo invece in una situazione di “sviluppo a macchia di leopardo”, perche’ ci sono aree di ombra all’interno dei Paesi avanzati ed aree di luce e inizio di sviluppo in quelli sottosviluppati. Inoltre, va chiarito il significato dei termini: sviluppo non significa essere semplicemente ricchi e sottosviluppo essere poveri. Infatti il sottosviluppo non è la povertà del passato, ma una situazione nuova, con una serie di circoli viziosi di carattere sociale, politico ed economico, da cui non si riesce ad uscire. 

E l’indice che può realmente misurare il livello di sviluppo non è dato dalla quantità di beni disponibili (Pil pro capite), ma dall’ ISU= Indice di Sviluppo Umano, dove contano l’istruzione e la speranza di vita, legata alle condizioni sanitarie.

Vi è poi il grave problema del debito dei Paesi poveri.

Conseguenze ambientali della nuova globalizzazione

Sono presto dette: esaurimento delle risorse non rinnovabili, alterazione degli ecosistemi locali e dell'ecosistema generale, inquinamento di aria, acqua e suolo, effetto serra e cambiamenti climatici, ormai sotto gli occhi di tutti. Per fortuna però la globalizzazione dà pure la possibilità di prendere coscienza di ciò, attraverso l’informazione. 

Per queste azioni negative hanno responsabilità enormi le multinazionali: si pensi al caso dell’Amazzonia. Fin dal 1990 fu denunciata la sua “hamburgerizzazione”, ossia la deforestazione per creare i pascoli alle mucche della McDonald’s.

Non parliamo poi degli incendi amazzonici degli ultimi anni, che hanno interessato però anche il Sud Est asiatico per fare spazio alle piantagioni di olio di palma e i danni causati dalle multinazionali per l’estrazione mineraria o quelli legati  all’agricoltura industrializzata.

Nuove considerazioni emergono dall’analisi di Maurizio Ferrera, il quale afferma la non veridicità delle aspettative ottimistiche dei liberisti in merito al fatto che gli scambi di mercato producano esiti distributivi della ricchezza. Anzi, l’apertura del mercato è divenuta strumento di divisione, di conflitto, di instabilità. Negli ultimi decenni, le disuguaglianze non solo sono aumentate tra le aree geografiche, ma si sono fortemente manifestate anche nelle regioni del primo sviluppo.

Sono interessanti le considerazioni di Branko Milanovic sulla metafora della “curva dell’elefante”: la “coda“, rivolta verso il basso, sta a indicare la stagnazione dei redditi nei Paesi sottosviluppati, specie in Africa; il “dorso” a gobba si riferisce al forte incremento del reddito dei Paesi emergenti; la “base della proboscide”, rivolta verso il basso, segnala la caduta dei redditi delle classi medio-basse dei Paesi sviluppati, mentre la “punta della proboscide”, rivolta verso l’alto, rappresenta la piccola minoranza della parte più ricca della popolazione.

Nelle società avanzate è in corso una disarticolazione della struttura sociale tradizionale. Il nuovo “quinto Stato” è quello degli “esclusi”, privi di reddito, e dei “precari”, la classe debole creata dalla liberalizzazione del mercato del lavoro, dalle delocalizzazioni, dei tagli apportati ai servizi pubblici. Inoltre, i poveri dei Paesi sottosviluppati sono costretti ad emigrare per poter sopravvivere (“migranti economici”). Questi ultimi sono in aumento anche per i gravi danni ambientali causati dell’irrazionale sfruttamento delle risorse planetarie e dai cambiamenti climatici innescati dal perverso sistema economico in vigore.

Correttivi per il sistema-mondo

Questi, per la salvaguardia dell’ambiente, possono anche essere messi in atto con comportamenti virtuosi dei cittadini. Ma comportamenti virtuosi e valorizzazione dei territori non sono sufficienti: la salvaguardia degli ecosistemi e la tutela sociale non si realizzeranno se le multinazionali non smetteranno i loro comportamenti deleteri.

globalizzati e contenti altrapagina mese febbraio 2021 1Per arrivare a una soluzione positiva definitiva ci vogliono accordi internazionali capaci di attuare lo “sviluppo sostenibile” proposto nella Conferenza ONU di Rio de Janeiro del 1992, cioè uno sviluppo economico e sociale che sia compatibile con la salvaguardia dell’ecologia e con la tutela dei diritti delle generazioni future a conservare le risorse. La cosa più importante è cambiare le regole dell’ONU. Bisogna che le decisioni dei congressi mondiali diventino obbligatorie per tutti i Paesi membri. Senza una governance internazionale non potremo mai procedere a una effettiva ristrutturazione delle regole del sistema. 

In occasione del Giubileo 2000, il Vaticano coniò l’espressione globalizzazione della solidarietà, oggi rilanciata da Papa Francesco. Egli, con l’Enciclica Laudato si’ del 2015, ha spiegato chiaramente che i problemi ecologici e sociali sono due facce dello stesso problema. La scelta di fondo del sistema vigente è quella di porre il profitto al primo posto, con un'economia consumistica responsabile dei danni, da correggere presto.

Per Raimon Panikkar, filosofo e teologo di cultura indiana ed europea, l’attuale sistema politico ed economico non è in grado di sopportare una trasformazione spontanea che parta dal suo interno: dobbiamo fare scelte consapevoli, cambiare gli stili di vita. E, per Ernesto Balducci, a naufragare è il paradigma antropologico occidentale che ha fatto coincidere l’identità umana con un processo di dominio della Terra.

La “visione profetica” di Papa Francesco sulla “ecologia integrale” della Laudato si’ e sull’economia circolare di comunione del recente meeting di Assisi. 

Nella Laudato si’ il Papa sostiene che «la semplice proclamazione della libertà economica, quando però le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l’accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio». E nel messaggio di annuncio dell’evento “Economy of Francesco”: «Parole come libertà, democrazia, fraternità si svuotano di senso”, perché, in realtà, “finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale». 

Quest’ultimo è il tema della recente enciclica Fratelli tutti, emanata pure ad Assisi il 3 ottobre 2020. E, il 21 novembre 2020, nel videomessaggio diffuso al termine del meeting di Assisi sulla E.d.C., Papa Bergoglio aggiunge: «L’attuale sistema-mondo è insostenibile, colpisce nostra sorella Terra e gli esclusi. Le due cose vanno insieme. I poveri sono i primi danneggiati».

Il pensiero del Papa focalizza un aspetto fondamentale: «quando al centro del sistema non c’è più l’uomo, ma il denaro, uomini e donne non sono più persone, ma strumenti di una logica dello scarto che genera profondi squilibri. I mercati e la speculazione finanziaria non possono più godere di autonomia assoluta».

PER PAPA FRANCESCO C’È UN NUOVO MODO DI FAR POLITICA, OSSIA AL SERVIZIO DEL BENE COMUNE. ◘

di Cristina Morra


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