Sabato, 31 Luglio 2021

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Sara Borsi introduce all'arte tifernate

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Di guide al patrimonio artistico di Città di Castello ne esistono già diverse, dall’Istruzione storico-pittorica (1832) di Giacomo Mancini e L’arte a Città di Castello (1897) di Giovanni Magherini Graziani sino a volumi più recenti, tra cui quelli di Paolo Bà del 1995 e di Francesca Chieli del 2005 (autrice poi di una pregevole guida a Sansepolcro, edita da poco). Eppure in una città così vibrante e carica di fermenti culturali come Città di Castello i mutamenti, le nuove acquisizioni e le scoperte scientifiche spianano la via alla realizzazione di nuove guide aggiornate sulle ultime novità.

Per fare il punto sull’attuale situazione non è facile immaginare una persona più qualificata di Sara Borsi, nota esperta di Luca Signorelli e della pittura dell’Alta Valtiberina. Portata a termine una snella ma informativa guida al complesso di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio, redatta a quattro mani insieme a Francesca Mavilla (responsabile scientifica: Laura Teza), ora si cimenta in un lavoro di maggiore respiro nel quale la preparazione di studiosa di arte rinascimentale e le capacità di sintesi espresse in una prosa esatta e cristallina garantiscono una visione documentariamente valida e ben leggibile dei monumenti e delle opere d’arte conservati a Città di Castello e nella zona immediatamente circostante.

La guida in questione, edita dalla Nuova Prhomos anche in un’edizione in lingua inglese, per la sempre più folta Biblioteca del Centro Studi “Mario Pancrazi”, si articola in tre itinerari: da piazza Garibaldi a piazza Gabriotti, dalla Cattedrale alla Chiesa di Santa Maria Maggiore e da Porta Santa Maria Maggiore al Rione San Giacomo. Mentre i palazzi, le chiese e le opere d’arte principali ottengono l’attenzione dovuta, lo sguardo migra di continuo su luoghi e realtà meno appariscenti. All’occhio acuto dell’osservatrice, edotta di simbologia pittorica e di fonti letterarie, non sfugge infatti il minimo particolare: in una maestosa interpretazione dell’Oratorio di San Crescentino a Morra, allorché indugia sulla Crocifissione di Signorelli e bottega, si accorge di una donna che sente il polso della Vergine svenuta. Altrove, in un panorama della storia del Teatro degli Illuminati, autentico gioiello dell’Alta Valtiberina, mostra di saper riunire i dati essenziali con mirabile concisione.

Indubbiamente la guida storico-artistica allestita da Borsi si imporrà alla comunità internazionale di studiosi di storia dell’arte italiana. Ma anche a un profano, abituato a percorrere le vie e i vicoli di Città di Castello e ad ammirare con occhio magari troppo distratto i monumenti e i tesori conservati nelle varie strutture museali, essa offre il destro di penetrare più in fondo nel tessuto urbano, consentendo di gustare la sedimentazione degli strati secolari che uniscono il tardo medioevo al presente, spaziando dalla costruzione della Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio e del Palazzo dei Priori, quest’ultimo a opera di Angelo da Orvieto, all’attività edilizia degli ordini mendicanti dei francescani, domenicani, agostiniani e serviti, dai palazzi rinascimentali fatti erigere dai Vitelli e dai capolavori coevi di Raffaello, Rosso Fiorentino, Raffaellino del Colle e il Pomarancio, fino al devastante terremoto del 1789, alle requisizioni di età napoleonica (la ferita tuttora aperta dello Sposalizio della Vergine raffaellesco, originariamente custodito nella Chiesa di San Francesco), all’istituzione della Tipografia Grifani-Donati, alle tracce della sovranità pontificia e risorgimentali e al Laboratorio della Tela Umbra e, ancora, ai quadri materici di Alberto Burri, trattati dall’autrice con ammirevole sensibilità.

Forse nessun’altra città italiana si presenta all’occhio dell’autista con tanto impatto visivo quanto Città di Castello a coloro che viaggiano verso Perugia sulla superstrada E45 Orte-Ravenna. Il campanile cilindrico e la Torre Civica che si stagliano sull’orizzonte appenninico di tramonto lasciano intuire le gemme incastonate nella rete urbana. Merito della nuova pubblicazione è anche un corredo grafico, realizzato in larga parte da Milanesi Photostudio, tale da illustrare la bellezza compatta del luogo. Accanto a scorci di tetti rionali oppressi da cielo invernale (pp. 190-191) e di una luna sorgente su campanili e torri di una Città di Castello resa spettrale dalla nebbia (p. 240: foto di Marco Bani), è così data l’opportunità di scoprire un commovente Tobia e l’Angelo di Bernardino Gagliardi conservato nel Duomo (p. 101: foto dell’Archivio della Diocesi di Città di Castello).

Completano la guida alcuni incisi di approfondimento su aspetti di particolare rilevanza, quali l’umanesimo tifernate di Antonella Lignani, il Museo del Duomo di Silvia Palazzi, la famiglia dei Vitelli di Teresa Gambuli, un indice analitico e una carta mostrante i tre itinerari descritti. ◘

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