Lunedì, 02 Agosto 2021

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1931: c'è anche il cinema Sant'Egidio

Cronache d’epoca
96 annii altrapagina aprile 2021

Dopo l’esperienza del 1907 del cinematografo Galvani, la prima sala a Città di Castello dedicata a proiezioni cinematografiche, il 25 agosto 1912, in Corso Vittorio Emanuele, poco distante da Porta S. Maria, viene aperta un’altra sala, chiamata Cinematografo Moderno Iris, del quale abbiamo parlato il mese scorso. “Ora facciamo un passo indietro”, come piaceva scrivere a Carolina Invernizio, per ritrovarci nel 1913, quando, ormai da tanti anni, il consesso comunale è impegnato nell’allargare Corso XI Settembre, almeno quel tratto che va da Piazza di Sopra a Piazza Fucci, oggi Magherini. Già si è parlato di questo. Furono abbattute case, casupole, perfino una torre. Tale sorte adesso (1913) tocca a un fatiscente palazzo del secolo XV, forse della famiglia Giustini, amica di quella dei Fucci, tra le più antiche della città, tanto che i Fucci definivano i Vitelli “rustica progenie venuta dalla zappa”. E loro, i Vitelli, si vendicarono con la strage del venerdì santo del 1468, quando trucidarono molti Fucci e abbastanza Giustini. Ma stiamo uscendo dal solco. Dunque occorre abbattere questo palazzo tra Via Pompeo e Piazza Fucci, dove la larghezza della strada non raggiunge i quattro metri. Abbattuto il Palazzone Castori, così chiamato dai tifernati, rimane un vasto spazio che il Municipio ha intenzione di adattare a mercato del pesce e della verdura, ma la penuria di denaro nelle casse comunali ha sempre costretto al rinvio dei lavori. C’è anche chi insinua che su questo terreno un pezzo grosso del Comune non nasconda l’intenzione di costruirci, lui, una casetta. Forse solo una voce ma basta a dare la stura a qualcuno per imbastirci sopra queste rime in vernacolo «Menco vann’a vede giò a le murète / n’du che c’era la Torre de Babele e tutte quele chèse afumichète / ch’era proprio ‘nu scandalo a vedèlle / adeso n’vece de quele porchète vedarè Menco mio che cose bele!/ Ci sarà ‘n palazo che senza buscarète / n’antro compagno. To n’eltrovi n’ vele. /M’hanno dètto che ‘l comune e ‘l farà fè/ per mandaci quello del comune a stè». Detto questo, i giornali scrivono anche altro: «È veramente indecoroso lo stato in cui versa questo spazio…». Spazio che finalmente è disposto a utilizzare un gruppo di tifernati. Sono abbastanza giovani e benestanti (non tutti), con alla testa il non dimenticato Sor Amedeo Corsi, che chiedono e ottengono di costruire su quel terreno un cinema. Ecco i nomi di questi signori. In primis Amedeo Corsi, distanziati tutti gli altri: Carlo Corsi, Dario DeRsi, Publio De Rosi, Germano Giornelli, Luigi Masetti, Gino Patrizi, Vezio Villoresi, Gaetano Pirazzoli, Vittorio Vincenti, Umberto Vincenzi, Carlo Bartolucci, contabile. Questo gruppo forma una società anonima per azioni, con capitale sociale di 11.000 lire, diviso in 11 azioni da mille lire, una per socio. «Con mille lire a quei tempi ci compravi un podere», commentava il Sor Amedeo nelle veglie a villa Pirazzoli. E in questi giorni di marzo di cento anni fa il cinema Eden è una realtà.

cinema altrapagina aprile 2021 2Con l’avvento dell’Eden è terminata l’era pionieristica del cinema a Città di Castello, iniziata nel 1907 con il Galvani, proseguita con l’Iris, che di fatto passa la mano all’Eden, perché l’Eden è sempre luogo di delizie…di paradiso. «Non è solo sala cinematografica, ma anche luogo di conferenze e spettacoli vari…», si scrive nei giornali. Ancora il cinema è muto ed è il “maestrino” Roberto Arcaleni, accompagnandosi al piano o sostenuto dalla sua orchestrina, ad assicurare alle pellicole proiettate all’Eden la colonna sonora. E l’Eden va sulle ali del successo.

È il 2 agosto 1924 quando giunge a Castello la pellicola di “Messalina”, l’attesa è tanta e così «allo scopocinema altrapagina aprile 2021 3 di evitare agglomeramenti eccessivi della folla che provocano malumori e disordini, la vendita dei biglietti inizierà un’ora prima». Nella pubblicità di questo film non può mancare la Sora Laura, nella veste (poca) di Messalina dei tifernati. Adesso lasciamo per un po’ il Vittoria e l’Eden, per interessarci di un altro cinema che fa la sua comparsa a Città di Castello dieci anni dopo l’Eden. Si chiama Sant’Egidio, ricavato da una chiesa sconsacrata dedicata a questo santo. Scrive don Angelo Ascani in “Toponomastica Castellana”: «Nella chiesa di Sant’Egidio vi ho servito più volte la messa, poi fu trasformata in sala parrocchiale e infine in cinema…». Ora la parola al gestore di questo cinema di via Guelfucci, don Rolando Magnani, prete di raffinata cultura: «Nel 1931 il vescovo Monsignor Carlo Liviero incaricò me di rendere funzionante un cinema nella sconsacrata chiesa di S. Egidio. Vi si davano due spettacoli nei giorni festivi e uno il lunedì, nel pomeriggio, come premio ai bambini che nella settimana avevano frequentato l’insegnamento di catechismo. Questo cinema ebbe vita felice fin verso il 1937. Nel 1939 si dovette chiudere, ma non per mancanza di pubblico. In seguito fu riaperto, ma furono anni difficili. Fu chiuso definitivamente negli anni '70 del secolo scorso, in seguito all’espandersi della televisione».

Scusate se ora accenniamo a un fatto personale. In questa sala vedemmo il cinema per la prima volta, era un cartone animato, il suo titolo “Mio Mao alle corse”. E chi se lo scorda? Altro che la Corazzata Potëmkin! ◘

Di Dino Marinelli


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