Lunedì, 02 Agosto 2021

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La poesia come forma di conoscenza

Arte
96 annii altrapagina aprile 2021

L’ultimo saggio di Daniele Piccini è dedicato alla lettura critica dell’opera poetica, teatrale, saggistica di un grande intellettuale fiorentino del XX secolo: Mario Luzi. Il volume non è soltanto ricco di analisi dei testi poetici inseriti nelle raccolte edite dal 1935 (La barca) al 2004 (Dottrina dell’estremo principiante): è un’ampia e ben articolata monografia, ricca di riferimenti all’intera attività intellettuale del poeta fiorentino, collocata nell’ambito della storia culturale del Novecento. Lo studioso ricostruisce innanzitutto le vicende della poesia in Italia dagli anni Trenta al primo decennio del Duemila; si sofferma sulla generazione dei poeti nati negli anni Dieci e colloca in tale quadro la formazione e l’attività del poeta di Firenze, seguendolo anno dopo anno dal tempo della scuola e dell’università alla conclusione della sua vicenda umana e letteraria. Se le prime due parti del saggio sono dedicate alla ricostruzione della vita e dello svolgimento letterario del poeta dall’età del fascismo all’epoca del berlusconismo, il resto del volume (Parti III, IV, V, VI) accoglie l’esame dettagliato dell’intera produzione poetica, teatrale e saggistica.

Piccini, docente di Filologia della letteratura italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia, ha conosciuto e frequentato Mario Luzi. Ha amato fin da giovanissimo la poesia luziana, ne ha seguito il percorso con cura e passione. Ora ci consegna un prezioso volume, organico e ricco di informazioni, dati, riferimenti bibliografici e, soprattutto, scrupoloso nella lettura e interpretazione dei testi.

La «ricognizione rigorosamente storica» inizia con l’esame della prima raccolta di poesie, La barca (1935, e poi 1942) e procede con la lettura dei componimenti del secondo libro del poeta, Avvento notturno (1940), oggetto di un giudizio tranchant da parte di Franco Fortini, ma esaminato attentamente dallo studioso di Sansepolcro, che ne sottolinea gli «artifizi» e l’ «indecifrabilità», da collegare alla stagione ermetica della ricerca luziana. Al 1946 rinvia la pubblicazione della raccolta Un brindisi, inserita poi (1960) nel volume Il giusto della vita, in sèguito sottoposto a significative varianti e modifiche. Gli anni successivi registrano un rinnovato impegno morale, civile e intellettuale insieme al passaggio da forme ermetizzanti (Quaderno gotico, 1945/47) a scelte in direzione di una poesia sempre più discorsiva (Primizie nel deserto, 1952; Onore del vero, 1957), fino alle successive raccolte, Dal fondo delle campagne, edizione del 1965, Nel magma (1963), Su fondamenti invisibili (1971), Al fuoco della controversia (1978), che nel volume dei Meridiani (Tutte le poesie, 1998) costituiscono la Terza Parte, dopo Il giusto della vita e Nell’opera del mondo.

Nel magma (1963) è «un’opera molteplice» che segna il movimento verso la prosa «opaca, sorda», l’affermazione di una poesia «nuova, di rottura» e la conferma di un’idea tutta luziana secondo cui «il processo conoscitivo si attua attraverso la poesia». Nel 1971 esce Sui fondamenti invisibili, tre poemi «in forma contaminata», dove c’è traccia – come sempre – della memoria dantesca. E se la poesia-conoscenza domina ancora in Al fuoco della controversia (1978), anche la «lingua mobile» qui esibita avrà una lunga presenza nel cammino stilistico del poeta.

Piccini sottolinea come la raccolta Per il battesimo dei nostri frammenti (1985) segni la svolta del poeta verso l’«esondante», mentre il volume Frasi e incisi di un canto salubre (1990) conferma l’adesione ad un «cristianesimo non solo agonico, ma propriamente cosmico» e il Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994) registra «una sorta di ritorno alle origini», testamento poetico e «meditazione sul linguaggio artistico», dove si recupera Petrarca come «l’altro polo della tradizione poetica italiana», a conferma «di un sentimento dell’arte come viaggio di conoscenza», «scoperta ininterrotta». Nella raccolta poetica di fine secolo, Sotto specie umana  (1999), alla figura fittizia di Lorenzo Malagugini, che gli fa da schermo, Mario Luzi affida una sorta di testamento di impronta leopardiana. E, nell’ultimo libro, Dottrina dell’estremo principiante (2004), sviluppa una riflessione sui «limiti del dicibile» attraverso la percezione dell’ «inesauribile linguaggio della vita». Ma, sono i versi degli ultimi giorni di vita del poeta a testimoniare che il suo laboratorio non ha chiuso: sarà il volume postumo (Lasciami, non trattenermi - pubblicato nel 2009) a documentare l’estremo saluto del poeta, che si sente parte della vita universale.

Il lavoro di Daniele Piccini non trascura la produzione teatrale di Luzi, né la prosa creativa e saggistica dell’intellettuale fiorentino. Al teatro dedica l’intero IV capitolo, che racconta come risalga al 1947 il primo esperimento teatrale del poeta fiorentino; poi, dagli anni Settanta scrittura poetica e scrittura teatrale convivono intrecciate, come nel Libro di Ipazia  (1978), la filosofa di Alessandria d’Egitto (fine IV – inizio V secolo d.C.) vittima sacrificale del fanatismo cristiano, e nei drammi successivi,  in particolare ne Il fiore del dolore (2003), ispirato all’uccisione di Don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia palermitana, una delle figurae Christi di cui è ricco il teatro luziano.

Gli ultimi due capitoli (V-VI) di questa suggestiva monografia sono dedicati rispettivamente alla prosa creativa e alla prosa saggistica: nel V sono presi in considerazione i testi interconnessi alla ricerca poetica luziana, come testimonia l’evocazione di una delle figure pierfrancescane dell’aretina Leggenda della Croce; nel VI i saggi e gli studi  la cui fondamentale caratteristica – osserva correttamente Piccini – è quella dell’indagine critica di uno scrittore «che non dimentica mai di essere tale»: la scrittura saggistica luziana non è il risultato di un’indagine accademica, bensì «un’attività collaterale alla poesia», che spazia «dai testi classici e dalle scritture sacre … fino alla contemporaneità letteraria». Senza dimenticare le arti figurative, come documenta una giovanile Guida all’interpretazione di Raffaello, che è «penetrato abissalmente profondo nel meccanismo del creato». Di questa produzione saggistica manca – purtroppo – un «volume complessivo ed esaustivo». ◘

di Matteo Martelli


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